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Autostrade, Di Maio: "Ora giù i pedaggi"

POLITICA
Autostrade, Di Maio: Ora giù i pedaggi

Fotogramma /Ipa

“Sono molto soddisfatto per il risultato, sì. Fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile. Lo Stato ha fatto lo Stato, ha lavorato per difendere l'interesse comune. Dopo di che non bisogna lanciarsi in toni trionfalistici, la partita non è ancora chiusa del tutto, bisognerà vigilare affinché in futuro non tornino a prevalere le logiche del profitto a scapito della sicurezza degli italiani”. Lo dice intervistato dal Corriere della Sera, Luigi Di Maio, ministro degli Esteri a proposito dell'accordo raggiunto su Autostrade.


“E poi, mi lasci dire, che ora - sottolinea Di Maio - bisogna puntare al vero obiettivo”. “Intendo dire - precisa - che non dobbiamo fermarci adesso per nessun motivo. Ora bisogna abbassare le tariffe autostradali, far scendere i pedaggi, migliorare il nostro sistema infrastrutturale. Non è che uno può dire "entra lo Stato" e poi è lo Stato ad applicare le medesime logiche di business di un privato, altrimenti diventa una presa in giro e gli italiani non sono stupidi".

"Su questo - riferisce - mi sento rassicurato dal fatto che in Cassa depositi e prestiti c'è un manager come Fabrizio Palermo che ha una grande visione industriale e non finanziaria. Quindi la prima cosa da fare ora è abbassare i pedaggi, permettere agli autotrasportatori per lavoro, ma anche a chi si muove per ragioni turistiche, di pagare meno e in modo proporzionale ai servizi che vengono offerti".

"Sicuramente aver minacciato la revoca - aggiunge Di Maio - ha portato ad ottenere delle condizioni nel negoziato per arrivare al punto di arrivo, ovvero portare i Benetton fuori da Autostrade. Poi io le devo dire che vedo montare una polemica su tutto". "E se avessimo portato avanti la revoca allora per qualcuno - conclude - avremmo rischiato di creare scossoni, ora che abbiamo portato comunque i Benetton fuori da Autostrade c'è qualcuno che si lamenta lo stesso. Forse è il senso della politica, per carità, le opposizioni fanno le opposizioni, la stampa pratica il suo esercizio critico".



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