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Fecondazione: a 1 anno da sentenza Consulta eterologa coppie ancora all'estero

07 aprile 2015 | 12.39
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Il 9 aprile 2014 i giudici hanno deciso di abbattere il paletto contenuto nella legge 40/2004. Da allora alcuni Centri si sono attivati, ma restano ancora molti nodi da sciogliere. Dal registro donatori ai rimborsi, il decreto legge sulla fecondazione eterologa in 9 punti. Da 4 a 12 mila euro per eterologa fuori dall'Italia. Coppia ricorsa a Consulta: "Delusi perché nulla è cambiato"

di Barbara Di Chiara

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di Barbara Di Chiara

E' trascorso un anno da quando la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il divieto vigente in Italia di accedere alla fecondazione eterologa. Il 9 aprile 2014, infatti, i giudici hanno deciso di abbattere uno dei principali 'paletti' contenuti nella legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita: quello di ricorrere a gameti esterni alla coppia per avere un figlio. Da allora, la situazione nel nostro Paese non sembra aver fatto grandi passi in avanti, con "i centri che lamentano la scarsità di donazione di gameti soprattutto femminili e le coppie che in molti casi sono ancora costrette ad andare all'estero per esaudire il desiderio di un bebè", evidenzia all'Adnkronos Salute uno dei legali delle coppie che si erano rivolte alla Consulta, Maria Paola Costantini.

"La questione - ribadisce l'avvocato Costantini - è che mancano le donazioni di ovociti e manca anche chiarezza su quello che si può fare o non si può fare. La regolamentazione delle Regioni è frammentata. Il 27 marzo la Sicilia ha emanato un decreto per riconoscere un contributo economico anche per l'eterologa, ed è una delle poche. In Lazio, Campania, Calabria questo non è possibile. E ci sono Regioni in cui ancora non si è deciso niente ed è tutto bloccato, come il Piemonte. L'eterologa può essere fatta secondo la legge, ma in effetti è quasi impossibile. Le linee guida non sono ancora state aggiornate, non si sa se può essere dato un rimborso a chi dona i gameti e rimane l'incertezza se queste prestazioni saranno inserite nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) o meno, perché il procedimento allo stato attuale è bloccato. Chi paga questa situazione sono le coppie a basso reddito, che è proprio ciò che la Consulta aveva stigmatizzato".

"Capisco che ci siano delle priorità all'interno del Servizio sanitario nazionale, che è in una situazione drammatica - aggiunge il legale - ma Governo e ministero della Salute dovrebbero intervenire immediatamente con nuove linee guida chiarificatrici". Costantini al momento sta seguendo, ad esempio, "una coppia di Torino in cui la donna è in menopausa precoce: si sono rivolti a tre ospedali della città e si sono sentiti dire che ci sono lunghe liste d'attesa, ma alla richiesta di essere inseriti in queste liste e di avere una certificazione di tale inserimento, la risposta è stata che non era possibile. In un centro privato accreditato gli hanno chiesto 30 euro".

"In Toscana - prosegue - gli è stata prospettata un'attesa di tre anni. A questo punto andranno all'estero, facendo una richiesta di accesso a prestazioni sanitarie secondo la vecchia normativa: non è ancora applicabile la direttiva sull'assistenza transfrontaliera, perché la Pma non è ancora nei Lea. Ma quando lo sarà, si prospetterà un nuovo, più veloce modo di avere accesso alla fecondazione assistita per le coppie italiane che aspettano da anni. Quindi a loro per la fecondazione all'estero verrà data una risposta negativa, e appena arriverà andremo in tribunale". Intanto, il 14 aprile la Corte costituzionale si pronuncerà su un'altra tematica 'calda': il divieto ancora esistente di accesso alla diagnosi preimpianto per le coppie non sterili ma affette da malattie genetiche.

CAREGGI FIRENZE - Nel centro pubblico più attivo in Italia, quello dell'ospedale Careggi di Firenze, "più di 600 coppie sono già state visitate e in attesa di avere accesso alla fecondazione eterologa. Altre 2.000 sono in lista di attesa a ottobre 2016, quasi la metà delle quali provenienti da altre Regioni. E' stata ottenuta a oggi una gravidanza da eterologa attualmente alla 28esima settimana di gestazione, mentre altre due potrebbero essere in corso: stiamo aspettando di effettuare l'esame delle beta-Hcg. Le altre che abbiamo tentato non sono andate a buon fine, ma si trattava di inseminazioni, che hanno percentuali più basse di riuscita". A tracciare il quadro Elisabetta Coccia, direttore della struttura organizzativa dedicata alla Procreazione medicalmente assistita dell'Azienda ospedaliera fiorentina.

"Nei centri pubblici non si sono ancora avuti bimbi nati da eterologa - spiega Coccia - perché non ci sono stati i tempi: avremmo dovuto iniziare immediatamente a settembre, subito dopo il documento approvato dalle Regioni, ma anche se fossimo stati così veloci non sono trascorsi i 9 mesi. Come strutture pubbliche a noi è pesato un aspetto normativo burocratico, che i centri privati non hanno avuto. Ora però siamo sereni e continuiamo a chiamare le coppie in attesa".

UMR CATANIA - Singolare e interessante la scelta di un centro specializzato siciliano: gli ovociti vengono donati alle altre donne con difficoltà a concepire, solo dopo che la donatrice è diventata mamma. E' l'iniziativa intrapresa dall'Unità di Medicina della Riproduzione (Umr) di Catania come alternativa più soft al cosiddetto 'egg-sharing', la condivisione di gameti fra coppie sterili o infertili. A raccontarla è Antonino Guglielmino, direttore del Centro, dove da quando l'eterologa è stata consentita in Italia a seguito della sentenza della Consulta di un anno fa, "sono state ottenute 20 gravidanze, dove la problematica era però maschile. Prima dell'estate avremo i primi nati. E per le problematiche femminili stiamo attivando accordi con banche estere".

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