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Fecondazione: l'8 aprile Consulta decide su divieto eterologa in Italia (3)

03 aprile 2014 | 11.59
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(Adnkronos Salute) - Per quanto riguarda la fecondazione eterologa, "la questione di legittimità costituzionale - spiega il legale - è circoscritta alle coppie che rispondono ai requisiti dell'art. 5 della legge 40/2004, e quindi alle coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, con partners entrambi viventi. Non è quindi per single, coppie omossessuali o alle cosiddette 'mamme nonne'. Fa riferimento inoltre alla corretta applicazione dell'art. 1 della legge 40/2004 che include nella protezione anche i soggetti sterili (scopo della legge è quello di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana). E' a tali bisogni e giuste esigenze che risponde la richiesta di eliminazione del divieto".

"Infine - ricorda Costantini - la questione riguarda i casi che rispondono a precise condizioni sanitarie e quindi, per l'uomo, ad azoospermie determinate da procedura di radio o chemioterapia, da parotite, gravi dispermie; per la donna a scarsa o nulla capacità ovarica, malattie ereditarie, sindrome di Turner, isoimmunizzazione Rh, pre-menopausa anch'essa spesso effetto di cure di tipo radio e chemioterapiche, tumori ovarici, problemi di endometriosi, patologie autoimmuni". In conclusione, "è il tempo per decidere ed eliminare un vuoto normativo che determina l'abbandono delle coppie italiane - conclude il legale - e ci sarà comunque un grande lavoro da fare successivamente, per capire i limiti della fecondazione eterologa, o chi la potrà effettuare, ad esempio se anche i centri pubblici o solo i privati, come prima della legge 40/2004".

Marilisa D'Amico, ordinario di Diritto costituzionale all'Università Statale di Milano e difensore delle coppie, evidenzia "che il divieto di eterologa alla luce della Costituzione e della stessa giurisprudenza della Corte costituzionale risulta caratterizzato da irragionevolezza e sproporzionalità, discriminando tra coppie con problemi sanitari, determinando una differenza di possibilità economiche, che diventa ancora più grave in questa fase di crisi. La Corte dovrebbe riconoscere anche in questo caso, come per quella del 2009 sui tre embrioni, la sussistenza di giuste esigenze di procreazione e indirizzare un monito al legislatore in merito a una maggiore attenzione nel legiferare in materie che colpiscono la vita concreta delle persone e delle loro famiglie".

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