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Fecondazione: Pontificia Accademia Vita, sconcerto e timori per conseguenze (2)

09 aprile 2014 | 14.38
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(Adnkronos Salute) - "Il divieto di eterologa contenuto nella legge - sostiene monsignor Pegoraro - riconosceva un limite alla tecnica medica, proprio per i problemi che essa avrebbe creato". Ora, dopo il pronunciamento della Consulta, "bisognerà vedere come verrà regolamentata l'eterologa, chi e come gestirà i gameti raccolti, in particolare quelli maschili, quali garanzie ci saranno a riguardo, quale utilizzo farne e soprattutto quali diritti vengono garantiti al nascituro". E ancora: "Il donatore sarà assolutamente anonimo o potrà essere riconosciuto, dopo la maggior età, dal bambino? Scatteranno dei doveri per chi ha donato? E chi è nato con l'eterologa potrà sapere chi è il suo padre biologico o no?", continua a chiedersi monsignor Pegoraro.

Dunque, secondo il Cancelliere della Pontificia Accademia per la Vita, "si apre una cascata di conseguenze difficili da gestire, laddove un metodo preventivo, come il divieto di eterologa, poteva dare garanzie a tutti, accettando anche che in certe situazioni è molto meglio ricorrere all'adozione, dove il padre e la madre, alla pari, diventano genitori di un figlio che è chiaramente di diverso sangue, ma che viene accolto come figlio con tutte le dinamiche affettive e relazionali di trasparenza, sapendo che sono altri i suoi genitori biologici. Insomma - aggiunge - senza nessuna ambiguità e nessun rischio di distinzioni o discriminazioni tra chi è figlio naturale e chi lo è solo per metà", come nel caso del figlio di una fecondazione eterologa.

In conclusione, ribadisce il prelato, si pongono "problemi di tutela del nascituro, di equilibrio e simmetria della coppia, oltre che di carattere giuridico per i figli, che finora avevo appunto giustificato il divieto di eterologa. Sentiremo ora le motivazioni della Consulta - conclude - ma questo pronunciamento crea sconcerto e dispiacere".

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