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Fecondazione: uteri in affitto in Ucraina, caos sentenze in Italia (2)

26 febbraio 2014 | 11.03
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(Adnkronos Salute) - Anzi, nella sentenza depositata il 13 gennaio 2014 si precisa anche che l'attribuzione dello status di madre alla donna italiana era "necessaria e indefettibile" secondo la legge del luogo. "Gli imputati non avrebbero potuto rendere una dichiarazione di diverso tenore all'ufficiale di stato civile di Kiev, né questo avrebbe potuto agire contra legem e riferire la maternità alla donatrice di gameti o alla donna che aveva portato a termine la gravidanza".

A.C. ed S.B., dopo il fallimento di alcuni tentativi di fecondazione assistita in Italia e la malattia di lei, si erano rivolti nel 2010 a una clinica privata ucraina, la Biotexcom di Kiev, meta anche di altre coppie finite poi sul banco degli imputati e molto attiva su Internet con pubblicità e sito in italiano per promuoversi nel Belpaese. Per esempio si sono rivolti alla struttura moglie e marito di Crema. Ma per loro la vicenda giudiziaria è ancora aperta e complicata dal fatto che il test del Dna non ha confermato neanche la paternità biologica. Per la coppia milanese, dopo la firma del contratto con la clinica ucraina, comincia un percorso standard: gli aspiranti genitori che incontrano la madre surrogata, scelta da un elenco di donne, volontarie di età compresa fra 20 e 32 anni, con alle spalle già una gravidanza propria e senza controindicazioni mediche a portarne a termine un'altra.

I genitori incontrano più volte la donna e seguono l'evoluzione della gravidanza, assistendo alla prima ecografia, poi tornano nuovamente a Kiev al momento del parto. Nasce il bebè ed "S.B., ricoverata insieme alla donna che ha partorito il piccolo, si occupa di lui sin dal primo istante di vita. Parallelamente la madre surrogata attesta in forma notarile l'inesistenza di qualsiasi relazione genetica con il bambino e presta il consenso all'indicazione dei coniugi italiani quali genitori". Tutto come previsto dalla legge ucraina. L'atto di nascita viene formato dall'ufficiale di stato civile di Kiev e poi tradotto in lingua italiana e apostillato - cioè munito di un'annotazione che ne attesta sul piano internazionale l'autenticità - ma il meccanismo si inceppa nel passaggio all'ambasciata italiana. (segue)

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