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Fedeli (Pd) su caso Fedez: "Laterza ha torto, Rai è editore sì ma pubblico"

07 maggio 2021 | 20.29
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Valeria Fedeli

"Non condivido quel che dice Laterza. Un editore privato decide a chi vuole dare spazio all'interno della propria casa editrice. Questo, però non vale per la Rai che è, invece, un editore pubblico". La capogruppo del Pd in commissione di Vigilanza Rai ed ex sindacalista della Cgil, Valeria Fedeli, si sofferma con l'Ankronos sul caso Fedez-Rai e spiega per quale ragione non si senta vicina al pensiero espresso dal presidente Giuseppe Laterza, mentre si ritrovi perfettamente con la valutazione fatta dagli ex presidenti Rai Lucia Annunziata e Roberto Zaccaria, entrambi attenti proprio a questa particolarità della Rai e cioè al fatto che è un editore pubblico.

Non solo. Per la senatrice Fedeli "c'è poi una differenza tra una trasmissione nella quale si valutano gli ospiti tenendo conto dell'importantissimo principio del pluralismo e, invece, un Concertone il cui cast è artistico. Quando si invita un artista, infatti, lo si deve lasciare libero di esprimersi e se dovesse dire qualcosa (ma nel caso di Fedez ciò non è avvenuto) che non corrisponde alla verità, che discrimina o che viola la Costituzione, allora sono i conduttori che devono intervenire. Se, invece, come è accaduto per il caso di Fedez, l'artista fa un intervento in cui liberamente esprime le sue opinioni, facendo poi degli esempi con nomi e cognomi (peraltro riportando frasi dette pubblicamente dai rappresentanti delle istituzioni in questione), la Rai ha tutti gli strumenti per chiamare queste persone in trasmissione e farle interloquire su quello che Fedez ha detto sul tema omotransfobia e su quanto loro hanno detto sull'argomento. Frasi indiscutibilmente molto violente che qui non voglio neanche ripetere".

"A questo punto mi chiedo e chiedo al direttore di Rai3 che in Vigilanza non ha ben chiarito la sua posizione sul merito - incalza la Fedeli - il problema della inopportunità dell'intervento di Fedez riguarda la tematica dell'omotransfobia, che a mio parere era perfettamente congrua con il Concertone, visto che sui luoghi di lavoro non mancano discriminazioni anche verso omosessuali e transessuali, oppure riguarda il fatto di aver citato nomi e cognomi di rappresentanti della Lega sul territorio? Nel primo caso, riterrei grave una risposta affermativa - sottolinea la capogruppo del Pd in Vigilanza - nel secondo caso faccio notare che poteva facilmente essere risolto il problema, dando poi spazio ai rappresentanti della Lega citati da Fedez in una trasmissione Rai ed anzi cogliendo l'occasione per accompagnare il Paese, con una informazione plurale, nel dibattito parlamentare, culturale e sociale sul ddl Zan".

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