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Pesca: Federcoopesca, giù posti lavoro e imprese, serve svolta in Ue

24 marzo 2015 | 16.24
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Il presidente Tiozzo: "Fare 'rete' a Bruxelles, normative Ue vanno contro settore". Il caso d'eccellenza.

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Un totale di 17.000 posti di lavoro in meno. E ancora -48% di catture; -31% la redditività di impresa; -77% le risorse nazionali per la programmazione; -30% di imbarcazioni; -38% di addetti. Sono i dati drammatici della crisi che, negli ultimi dieci anni, ha colpito il settore della pesca, come spiegano, a Labitalia, da Federcoopesca.

"Il nostro è un settore -dice a Labitalia Paolo Tiozzo, presidente di Federcoopesca- che non ha avuto la capacità di rinnovarsi, e che adesso si scontra con quelle che sono le regole comunitarie. Tutta una serie di norme che non state scritte tenendo conto della particolarità del Mar Mediterraneo e anche di quelle che sono le flotte che operano su questo mare, fatte per lo più da imbarcazioni da piccola pesca".

E il calo delle produzioni ittiche in Italia è continuativo. Nel periodo 2004-2014, il tasso di variazione medio annuo delle produzioni è stato -3,7%. L’attività media è diminuita del 6%, con punte del 16% per la volante, del 15% per le draghe idrauliche; del 12% per la circuizione e del 7% per lo strascico. Tra le cause, per Federcoopesca ci sono il costo del carburante; la diversa organizzazione del comparto con scelta degli operatori di ridurre le giornate di pesca per motivi commerciali e per ottimizzare i costi.

"E così, spesso e volentieri, le nuove normative europee -spiega Tiozzo- diventano una problematica insormontabile per i pescatori, che nel caso di età avanzata, preferiscono abbandonare proprio l'attività piuttosto che innovare e ripartire".

Per Tiozzo, è necessario che si intervenga sulle normative che si scrivono a Bruxelles. "Non c'è nulla che il nostro Paese -spiega- possa decidere in autonomia in materia di pesca, deve passare tutto dalla commissione europea in materia di pesca; e i pescatori italiani rischiano di incorrere spesso in sanzioni, ad esempio, per le catture accidentali".

La strada da seguire, per Tiozzo, è chiara. "Riuscire a mettere 'in rete' le associazioni -continua- che portano avanti le istanze del settore, il mondo politico che le raccoglie e le trasmette ai nostri parlamentari europei che li devono fare valere in commissione. Sta per partire il Feamp che comprende cifre importanti per il rilancio della pesca italiana. Il nostro settore ha la necessità di rinnovarsi sotto il punto di vista professionale e dell'età".

Infatti, per Tiozzo, "una popolazione di pescatori più giovane e più adeguata ai tempi saprebbe fronteggiare al meglio le nuove normative europee". "Nel Feamp abbiamo inserito alcune misure che puntano a intercettare il mondo dei giovani, con incentivi ai ragazzi sotto i 30 anni anche per l'acquisto di mezzi da lavoro", conclude.

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