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Ferragamo: sostiene restauro Fontana del Nettuno con 1,5 mln euro

17 giugno 2016 | 13.21
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Ferruccio Ferragamo e Dario Nardella

Salvatore Ferragamo dona un milione e mezzo di euro (nel triennio 2016-18) per finanziare i lavori di restauro della Fontana del Nettuno in Piazza della Signoria a Firenze. La maison fiorentina non è nuova a interventi in ambito artistico e culturale: in quest’ottica si inseriscono la costituzione del Museo Salvatore Ferragamo, che spesso ospita opere d’arte provenienti dai musei fiorentini, ma anche l’ampia serie di attività culturali e didattiche organizzate dalla Fondazione Ferragamo, il sostegno offerto al Maggio Musicale Fiorentino e il finanziamento di importanti interventi di restauro, come quelli nel 1996 delle statue allegoriche sul Ponte Santa Trinita, nel 1998 della Colonna della Giustizia in Piazza Santa Trinita e quello di otto sale della Galleria degli Uffi zi nel 2015.

Realizzata dallo scultore Bartolomeo Ammannati su commissione di Cosimo I de’ Medici, la Fontana del Nettuno - il cui soggetto allude al dominio marittimo di Firenze nel Rinascimento - fu la prima fontana pubblica della città ed è oggi uno dei suoi simboli più conosciuti. Il cantiere venne affi dato a Bartolomeo Ammannati dopo un confronto che, col consenso del granduca, aveva portato ad una impegnativa competizione con altri artisti tra cui Benvenuto Cellini, Giambologna e Vincenzo Danti. Per realizzare la gigantesca statua del Nettuno fu utilizzato un blocco di marmo di straordinaria grandezza cavato a Carrara e si tamponò temporaneamente un arco della loggia de’ Lanzi in modo da adibire lo spazio a laboratorio dei marmi.

I lavori si protrassero a lungo e sarà solo nel giugno del 1574 che si diede compimento all’assetto architettonico e decorativo della fontana così come progettato dall’Ammannati. Non mancarono, tuttavia, critiche anche accese nei confronti dell’opera per cui, tra luogo comune e voce popolare, è stato trasformato il dio Nettuno nel 'Biancone' ed è stato irriso in vario modo l’artista con la tipica arguzia fiorentina che sfocia nella battuta acre e immediata ('Ammannato, Ammannato, che bel marmo t’hai sprecato').

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