cerca CERCA
Sabato 10 Aprile 2021
Aggiornato: 09:09
Temi caldi

Festa dei Ceri, Celestino III riconobbe che Gubbio festeggia patrono con 'allegria'

14 maggio 2020 | 16.08
LETTURA: 4 minuti

alternate text

La festa più antica, corsa ininterrottamente dall'anno mille. E' la festa dei ceri che quest'anno, per la nota emergenza del coronavirus, non si correrà a Gubbio. La festa delle tre maestose statue di legno portate a spalla a velocità pazzesca dai ceraioli di Sant'Ubaldo, San Giorgio e Sant'Antonio ha tradizioni lontanissime: nella bolla del 5 marzo 1192, con cui Papa Celestino III canonizzò Sant'Ubaldo Baldassini (1085-1160), gli eugubini venivano invitati a celebrare la festività del loro patrono con "hilariter", cioè con allegria. Questo avverbio non è stato ritrovato in nessun'altra bolla papale del Medioevo. Secondo gli storici, ciò significherebbe che il pontefice avrebbe prese atto che già esisteva in Gubbio un tono allegro e di giubilo tra il popolo in occasione della festa dedicata al santo patrono della città.

Il primo documento della festa in onore di Sant'Ubaldo è contenuto nello 'Statutum Eugubii' del 1338. I Capitani delle Corporazioni dell'Arte dei Muratori, dei Merciari e degli Asinari erano tenuti, nel pomeriggio del 15 maggio, a convocare i propri lavoranti nella piazza del Mercato. Una volta raccolti, tutt'insieme dovevano andare per le vie della città e infine salire fino alla chiesa di Sant'Ubaldo portando "iubilantes et gaudentes tre Cereos Magnos". Riferimenti successivi sono contenuti nei 'Brevi dell’Arte dei Petraioli' (1584) e dei 'Merciari' (1540). La Festa dei Ceri ha attraversato anche momenti di crisi legati a drammi storici. Nel 1799 l'occupazione di Gubbio da parte delle truppe francesi fu accolta con ostilità dalla popolazione. Gli occupanti abolirono l'Università dei Muratori, la Congregazione dei Merciari e le loro 'funzioni', fra cui la Festa dei Ceri. Mentre i 'Muratori' e i contadini sfidarono la legge, i 'Merciari' si rifiutarono di portare il Cero di San Giorgio: i 'Fabbri' e i 'Falegnami' coraggiosamente si sostituirono ad essi, evitando così l'interruzione della tradizione.

Dalla seconda metà dell'Ottocento, quando si diffuse anche in Italia lo studio del folklore, la stampa si occupò più da vicino delle tradizioni popolari e attraverso i numerosi periodici furono divulgate le prime immagini della Festa dei Ceri, che ben presto conquistarono attenzione nel nostro Paese. I Ceri di Gubbio comparvero così su "L'Illustrazione Italiana", "La Tribuna Illustrata", "La Domenica del Corriere" guadagnando anche le copertine. In questo periodo l’Amministrazione comunale capì l'importanza della festa e, in un decennio, furono rifatti ex novo i tre Ceri (Sant'Ubaldo nel 1883, San Giorgio nel 1888, Sant'Antonio nel 1893). Nel 1891 il Comune affidò all'Università dei Muratori e Scalpellini l'incarico di gestire la festa.

Nel 1900 la statua di Sant'Ubaldo sostituì l'antico Gonfalone che per secoli era stato portato processionalmente dai religiosi, prima della grande corsa pomeridiana: dopo l'affannosa 'mostra', i Ceri furono sollevati da terra in via Savelli Della Porta, e appoggiati su artistici basamenti. Nel 1904 i 'ceraioli' per distinguere più facilmente il gruppo di appartenenza si cinsero il collo con fazzoletti di color giallo, azzurro e rosso. Ma il cambiamento più radicale avvenne nel 1908. Dopo secoli di divisioni, i tre Ceri furono innalzati tutti e tre insieme in prossimità della chiesa di San Pietro. Durante la prima e la seconda guerra mondiale la Festa dei Ceri subì una forzata pausa.

Dopo il secondo conflitto bellico, si costituì il 'Comitato Ceri' che nel 1950 si trasformò in 'Associazione Maggio Eugubino'. Questa prestò particolare attenzione alla festa e svolse un'intensa azione per farla conoscere in Italia e all'estero. Negli ultimi 70 anni la Festa dei Ceri è stata il volano che ha permesso a Gubbio di essere sempre più apprezzata per le sue bellezze architettoniche, per i suoi angoli suggestivi e in particolare per le sue tradizioni popolari.

La manifestazione folcloristica che dà il simbolo alla regione dell'Umbria è incentrata sui tre ceri lanciati in una corsa finalizzata alla glorificazione di Sant'Ubaldo: consiste nel trasportare i Ceri dal centro cittadino, dalla chiesa di Santa Maria Nuova, fino alla basilica intitolata al Santo. I Ceri sono tre gigantesche strutture in legno pesanti circa quattro quintali ognuna, sormontati rispettivamente dalle statue di Sant'Ubaldo (protettore di muratori e scalpellini), San Giorgio (protettore di artigiani e merciai) e Sant'Antonio Abate (protettore dei contadini e degli studenti). Questi Ceri vengono portati a spalla e di corsa lungo le vie del centro storico fino a raggiungere la basilica di Sant'Ubaldo sul monte Ingino. Il percorso vede i 'ceraioli' impegnati in questa corsa sfrenata seguiti da una folla che partecipa con entusiasmo ed emozione.

Un suggestivo cerimoniale precede la corsa: in piazza Grande, a mezzogiorno, ha luogo la spettacolare alzata dei Ceri e i loro tre giri della piazza. Dopo aver effettuato la mostra per le vie della città, i Ceri vengono portati in via Savelli Della Porta fino al momento della corsa vera e propria che ha inizio nel pomeriggio. Quest'anno tutto questo non ci sarà, appuntamento al 2021.

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche
ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza