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Festa dei Ceri, una 'corsa' folle tra 'ceraioli': festa di popolo a Gubbio

14 maggio 2020 | 16.14
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Si rinnova ogni 15 maggio, giorno della vigilia del lutto per la morte di Sant'Ubaldo

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La Festa dei Ceri di Gubbio (Perugia) che quest'anno causa coronavirus non si terrà è tra le più antiche, se non in assoluto la più remota, manifestazione folcloristica italiana. Precede di qualche secolo il pur blasonato Palio di Siena. La Festa ebbe ed ha tuttora un ruolo fondamentale per la comunità eugubina.

Secondo un'ipotesi largamente documentata, la Festa nacque come un solenne atto ispirato alla devozione degli eugubini nei confronti del loro vescovo Ubaldo Baldassini, morto il 16 maggio 1160. Fu subito venerato come un santo e Papa Celestino III canonizzò il vescovo con bolla del 5 marzo 1192, permettendo agli eugubini di festeggiarlo "con gioia", come già avevano cominciato a fare nei 30 anni precedenti.

Dalla fine del XII secolo, ogni 15 maggio, giorno della vigilia del lutto, l'offerta devozionale al Santo Patrono divenne un appuntamento fisso per il popolo eugubino, che avrebbe partecipato, in mistica processione, ad una grande "Luminaria" di candelotti di cera, percorrendo le vie della città fino al Monte Ingino (dove dall'11 settembre 1194 riposa il corpo di Sant'Ubaldo nell'omonima basilica).

I candelotti di cera, offerti dalle Corporazioni di Arti e Mestieri, probabilmente divennero nel tempo tanto consistenti da renderne difficoltoso il trasporto e furono sostituiti verso la fine del '500 con tre strutture di legno, agili e moderne, che - più volte ricostruite - sono, nella loro forma originaria, arrivate fino ai nostri giorni. Sono rimasti invariati nel tempo anche la data e quasi la totalità del percorso della Festa.

Un'altra ipotesi sull'origine della Festa, poco documentata, propende per la rievocazione antichissima della festa pagana in onore di Cerere, dea delle messi, arrivando a noi attraverso le glorie comunali e le signorie rinascimentali, il dominio pontificio e le lotte risorgimentali. Ma questa ipotesi non è ritenuta attendibile dalla maggior parte degli studiosi.

I protagonisti della Festa dei Ceri sono i 'ceraioli' e 'ceraiolo' può essere ogni cittadino di Gubbio di nascita o di diritto diventato. Per un eugubino, nella propria vita, è molto importante portare il Cero, un vero e proprio motivo d'orgoglio. L'appartenenza al Cero era in origine legata al tipo di mestiere e si tramandava di padre in figlio. Oggi la scelta del Cero è libera ma in realtà molto condizionata dalle tradizioni di famiglia, specialmente di quelle paterne sui figli maschi, futuri 'ceraioli'. Le donne, pur avendo compiti d'incitamento e di tifoseria accanita non prendono il Cero. Quanti siano i 'ceraioli' in ogni corsa è difficile dirlo, perché, oltre agli schemi tattici e alle tradizioni dei 'casati' dei 'ceraioli', molto è legato all'improvvisazione e alle necessità della corsa.

I Ceri sono tre strutture di legno, formate da due prismi ottagonali sovrapposti e rinforzati da un telaio interno anch'esso di legno e attraversati da un asse; questo fuoriesce all'esterno con due 'timicchioni'. Quello in basso s'incastra su un supporto chiamato “barella” che ne consente il trasporto a spalla. Quello in alto permette di fissare sulle sommità tre piccole Statue che rappresentano i Santi Protettori delle Corporazioni: Sant'Ubaldo (patrono e protettore della città) per i muratori, San Giorgio per i commercianti e Sant'Antonio per i contadini. Queste tre parti vengono assemblate insieme in occasione della Festa del 15 maggio.

Durante l'anno Ceri e barelle sono custoditi nella basilica di Sant'Ubaldo in cima al monte Ingino, mentre le statuette dei Santi sono conservate nella chiesetta di San Francesco della Pace detta 'dei Muratori' in via Savelli.

Non ci sono documenti iconografici dei Ceri anteriori all'Ottocento, ma già allora avevano forme simili a quelle attuali. La parte visibile del Cero è costituita da tavolette in abete, fissate su una struttura centrale di olmo, mentre altre parti sono in faggio e in quercia. Ogni Cero ha una forma che si potrebbe definire a clessidra, con una strozzatura centrale e tre anelli o panottoli trasversali. Altri elementi del Cero sono le 'manicchie', stanghe di legno posizionate in coppia ai lati.

I Ceri vengono decorati la sera prima della Festa con bandierine dorate a coda di rondine nella parte superiore e nappe anch’esse dorate, nella parte inferiore, staccate dai ceraioli la mattina dell’alzata del 15 maggio e conservate come ricordo.

Le 'barelle' che sorreggono il Cero e ne consentono il trasporto a spalla durante la corsa, sono a forma di 'H' maiuscola, costituite da due stanghe di legno parallele unite tra loro da un tavolone sempre di legno detto 'barelone' su cui si incastra il Cero. Le parti libere della stanga sono chiamate anch’esse 'manicchie', termine usato oggi anche per indicare i gruppi di ceraioli che si alternano sotto il Cero, scelti tra amici e parenti dalle varie zone in cui è suddiviso il territorio dei ceraioli.

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