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Contratti: Fiba Cisl, venerdì sciopero bancari per difendere ruolo credito

26 gennaio 2015 | 16.38
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Romani: "Non è in ballo un piccolo aumento di stipendio, ma ruolo delle banche nei prossimi anni" (video).

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Giulio Romani - (foto Labitalia)

"Venerdì chiameremo a raccolta tutti i lavoratori delle banche coi quali stiamo avendo un confronto intenso, attraverso le assemblee nel territorio. Stiamo anche organizzando una serie di iniziative mediatiche per far conoscere le nostre ragioni e quattro manifestazioni per il giorno dello sciopero: a Palermo, a Roma, a Ravenna e a Milano, a cui parteciperanno anche i segretari generali di Cgil Cisl e Uil perchè non è in ballo un piccolo aumento di stipendio per i bancari, ma il ruolo delle banche in questo paese nei prossimi anni". Così Giulio Romani, segretario generale della Fiba Cisl, annuncia a Labitalia l'astensione dal lavoro dei 309.000 lavoratori del credito, indetta da Fabi, Fiba Cisl, Fisac Cgil, Uilca, Ugl credito, Sinfub, Dircredito e Unisin, per il prossimo venerdì.

"Abbiamo presentato all'Abi -ricorda Romani- una piattaforma che è coerente con le regole che le parti hanno convenuto, tant'è che nessuno l'ha rigettata. Poi, accanto alla piattaforma abbiamo presentato una proposta di innovazione del modello di banca, finalizzata a consentire alle banche di recuperare competitività non dall'attività finanziaria -avverte- ma dall'attività di consulenza e di gestione del rapporto con famiglie e imprese e per rilanciare il versante del credito e della tutela del risparmio".

La rottura tra Abi e sindacati, spiega Romani, è avvenuta perché "le banche pretendono l'abolizione degli scatti di anzianità e la riduzione della base di calcolo del tfr al solo stipendio".

Una pretesa, spiega il sindacalista, che trova la sua ragion d'essere più che nel risparmio ("le banche nel complesso risparmierebbero 150 mln di euro all'anno -aggiunge Romani- mentre le manovre di riduzione dell'organico fatte al solo Mps hanno fruttato più del doppio"), in un'idea di "distruggere il contratto nazionale, eliminare una tutela complessiva e spezzettare un sistema in tante banche singole, dove ogni istituto avrà il suo contratto in relazione a scelte imprenditoriali".

"Per noi -taglia corto Romani- questo è impossibile. Oltretutto, facendo la nostra proposta ci siamo assunti responsabilità anche verso i lavoratori perché abbiamo immaginato che dovessero cambiare le figure professionali, che dovessero essere fatti corsi di formazione, che dovessero essere creati centri di consulenza: questo avrebbe comportato mobilità per i lavoratori".

E quindi, prosegue il leader della Fiba, "ci siamo messi anche nella condizione di dover gestire dei sacrifici per i lavoratori". Invece, aggiunge, "ci siamo visti cestinare la nostra proposta reputata non interessante, e abbiamo visto la nostra controparte (Abi, ndr) concentrarsi su una trattativa assurda perchè fondata su un tentativo di risparmiare pochi spiccioli distruggendo di fatto, però, l'impianto salariale dei lavoratori".

"I problemi delle banche non stanno nel costo del lavoro -osserva il leader della Fiba Cisl- stanno nell'organizzazione del lavoro, perchè gli accantonamenti per sofferenze o credito deteriorato sono di molto superiori al costo del lavoro. Le banche si sono troppo concentrate sulla vendita di prodotti finanziari, e oggi che questi non rendono più come prima, anzichè intervenire sui difetti dell'organizzazione del lavoro, tagliano il costo lavoro".

Eppure, ricorda Romani, nel settore del credito la contrattazione ha sempre portato a buoni risultati. "Spesso -afferma il sindacalista- siamo stati innovativi: siamo stati il settore che per primo ha fatto contrattazione di secondo livello, quello che per primo ha inventato i welfare aziendali integrativi e spesso sostitutivi di quelli pubblici (cioè a carico della contrattazione con trattamenti pensionistici e sanitari) e siamo il settore -conclude- che ha inventato il fondo di solidarietà per potere ridurre gli organici e non lasciare le persone senza un sostegno".

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