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Finte nozze per 8mila euro, a Livorno matrimoni combinati per permessi soggiorno

24 luglio 2020 | 09.47
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Cinque misure cautelari sono state emesse nelle scorse 48 ore dai carabinieri e 55 perquisizioni

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Immagine di repertorio (Fotogramma)

Fiori d’arancio per 24 livornesi, 15 uomini e 9 donne, che, tra il 2014 e il 2019, si sono sposati con stranieri solo per fargli ottenere il permesso di soggiorno. Cinque misure cautelari sono state emesse nelle scorse 48 ore dai carabinieri e 55 perquisizioni effettuate nelle province di Livorno, Siena, La Spezia, Torino e Padova per mettere fine ai falsi matrimoni tra italiani, sudamericani e nordafricani. Le indagini, condotte dalle Fiamme Gialle sotto la direzione della Procura della Repubblica di Livorno, riguardano le ipotesi di reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e induzione in falso in atto pubblico coinvolgenti, in particolare, un 55enne della Repubblica Domenicana arrestato e 4 livornesi di cui una donna sottoposti all’obbligo di dimora e presentazione alla polizia giudiziaria.

Si tratta degli organizzatori 'seriali' dei falsi matrimoni, nei cui confronti il Gip del Tribunale di Livorno ha disposto, accogliendo la richiesta formulata dall’Ufficio del Pubblico Ministero, l’adozione di provvedimenti cautelari personali. Ignari e incolpevolmente coinvolti nel sistema illecito sono risultati anche i pubblici ufficiali intervenuti nella celebrazione dei 24 falsi matrimoni (in 23 casi presso il Comune di Livorno e in un’occasione presso quello di Rosignano Marittimo) e nel rilascio dei titoli di soggiorno nei confronti di 24 stranieri (16 provenienti dalla Repubblica Dominicana, 2 dal Perù, 1 da Cuba, 2 dalla Nigeria, 1 dal Marocco, 1 dalla Tunisia e 1 dal Senegal).

Dietro pagamento di denaro, gli autori degli illeciti reperivano soggetti compiacenti – italiani di ambo i sessi, frequentemente gravitanti nelle aree limitrofe a Piazza della Repubblica e via Garibaldi, spesso bisognosi di liquidità necessaria per acquistare stupefacenti – disponibili a sposarsi con sconosciuti, in molti casi, incontrati solo in occasione della cerimonia nuziale. Le operazioni di polizia giudiziaria ed economica hanno ricompreso anche 6 interventi svolti fuori provincia, mediante la collaborazione dei militari in servizio in 4 Reparti della Toscana (Poggibonsi), Liguria (La Spezia), Piemonte (Torino) e Veneto (Padova), località dove, nel tempo, alcuni 'sposi' avevano trasferito il proprio domicilio. Oltre ai titoli di soggiorno rilasciati sul presupposto del falso matrimonio, le Fiamme Gialle hanno sequestrato copiosa documentazione, attualmente al vaglio degli inquirenti.

Al centro del sistema, il cittadino dominicano da molti anni residente a Livorno e ora arrestato, dimostratosi in grado di reperire gli italiani da far sposare ad altri latino-americani e a nordafricani per poter regolarizzare la propria posizione di ingresso e soggiorno in Italia. Le coppie di sposi erano spesso caratterizzate da una differenza d’età, a volte anche consistente, tra i coniugi. In due casi, le spose dominicane si sono, poco dopo il matrimonio, ritrovate già vedove di uomini anche trent’anni più anziani. A carico di una di queste, poco più che quarantenne, è stato contestato anche l’abbandono di persona incapace di provvedere a se stessa in ragione delle patologie sofferte e dell’età avanzata (ultra settantenne).

Tra l’altro, non appena appresa la notizia del decesso dell’anziano coniuge, la vedova, che si trovava in Spagna, faceva rientro in Italia e, come erede, subentrava quale locataria di una casa popolare a Livorno. Per comprendere quanto labile fosse il rapporto tra i coniugi può citarsi il caso di uno sposo italiano che, a distanza di alcuni anni dopo il falso matrimonio, ha inteso intraprendere il percorso per ottenere il divorzio. A tal fine, quest’ultimo si è nuovamente rivolto al dominicano che lo aveva reclutato come sposo a pagamento poiché non era in grado di ricordare il nome della donna con la quale aveva contratto le nozze e non sapeva, dunque, come richiederne la separazione legale. Dopo non essere riuscito a reperire il cognome della 'moglie' nemmeno tramite ricerche sui social e sul web, ha, infatti, richiesto all’organizzatore delle nozze combinate come poter rintracciare la donna.

Il solito organizzatore è risultato provvidenziale anche per consentire le pur brevi comunicazioni tra gli sposi. In un’occasione, la differenza linguistica tra uno sposo livornese e consorte dominicana stava per diventare un ostacolo che non avrebbe consentito di perfezionare il rito nuziale. Per superare tale gap, il 'wedding planner' si è offerto come interprete in grado di garantire il necessario dialogo tra i due nubendi. Ogni matrimonio celebrato prevedeva il pagamento di un corrispettivo, solitamente tra i 6mila e gli 8mila euro, da ripartire, poi, tra il coniuge italiano, l'agente matrimoniale' dominicano e altri soggetti che, in più occasioni, si sono prestati a collaborare per organizzare le cerimonie nuziali. Può, dunque, stimarsi come il sistema abbia prodotto – considerando solo i 24 matrimoni di cui è stata accertata la falsità – un volume d’affari di circa 150-200 mila euro.

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