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Firenze, prof incinta da allievo. Pena confermata a 6 anni e 5 mesi

17 maggio 2022 | 14.33
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La Corte ha assolto il marito, condannato in primo grado per aver riconosciuto il bimbo nato dalla relazione con il minore, pur sapendo che non era suo. L'avvocato della donna: "Ricorreremo in Cassazione"

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(Fotogramma)

(dall'inviata Silvia Mancinelli) Pena confermata in appello, ad eccezione dell'imputazione per la violazione di domicilio, per la donna di Prato condannata per violenza sessuale su minore e violenza sessuale per induzione. L'operatrice sanitaria che dava lezioni private di inglese a un 14enne del quale è poi rimasta incinta, dovrà scontare 6 anni, 5 mesi e 15 giorni.

Assolto, invece, dalla Corte il marito, condannato in primo grado per aver riconosciuto il bimbo nato dalla relazione col minore, pur sapendo che non era suo.  Disposta inoltre la provvisionale in favore della parte offesa di 30mila euro e di 10mila euro a entrambi i genitori.

"Siamo contenti per il risultato di un padre che non ha fatto altro che regalare il proprio amore a un bambino e questo credo sia doveroso gli fosse riconosciuto anche in un'aula di giustizia" dice il difensore della donna, l'avvocato Mattia Alfano. "Siamo soddisfatti che questo capitolo nei suoi confronti si sia definitivamente chiuso. Certamente ci aspettavamo qualcosa di più, siamo in attesa di quelle che saranno le argomentazioni di questa Corte". "Avevamo già preannunciato che era un processo che si gioca su tre gradi di giudizio, a prescindere da quello che sarebbe stato l'esito. Siamo convinti della bontà della nostra ricostruzione e - annuncia - prepareremo il ricorso per Cassazione quando ci saranno i motivi".

"Cambia radicalmente, a nostro avviso, la concezione di questa vicenda secondo da quando si pone l'inizio di tutto. Noi abbiamo la nostra ricostruzione fattuale, basata sui messaggi che sono in possesso della Procura, del Tribunale e della Corte - aggiunge il legale -. Le argomentazioni del giudice di I grado ritenevamo di averle superate, evidentemente non è stato sufficiente. Vediamo cosa scriveranno, le motivazioni. Se cambia la data del primo episodio, cambia chiaramente a cascata tutto il resto". I difensori della donna, Alfano e Massimo Nistri, sostengono, infatti, che i rapporti sessuali tra i due sarebbero iniziati non a giugno 2017 ma a novembre 2017, quando la parte offesa cioè aveva già compiuto 14 anni.

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