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Fmi taglio a stime Pil italiano: +0,8% nel 2016

04 ottobre 2016 | 17.02
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(Xinhua)

L'economia mondiale resta bloccata in una crescita “debole e precaria” ma per l'Italia non va meglio, anzi. E' lo scenario che emerge dal World Economic Outlook del Fondo monetario internazionale che ha fissato per il 2016 una stima di crescita globale al 3,1% che dovrebbe salire al 3,4% il prossimo anno ma con una netta differenza di andamento fra economie avanzate (in rallentamento) e economie emergenti e in via di sviluppo (in leggera accelerazione).

Quanto all'Italia, il Fondo ha operato un leggero taglio, pari a 0,1 punti percentuali, per le stime nel biennio 2016-2017. Per l'anno in corso il Fondo prevede un aumento del Pil pari allo 0,8% mentre per il 2017 l'incremento è visto allo 0,9%.Il dato del Fondo coincide per il 2016 con quello contenuto nella nota di aggiornamento al Def mentre per l'anno prossimo il governo stima un Pil a +1,0%. La discrepanza rispetto ai dati del Def si conferma anche nelle valutazioni sul deficit che per quest'anno il Fondo prevede al 2,5% del Pil e al 2,2% l'anno prossimo contro una stima del governo rispettivamente al 2,4% e al 2,0%.

Sul fronte debito pubblico, poi, per il Fondo quello italiano salirà quest'anno al 133,2% e al 133,4% nel 2017 per poi scendere al 125% nel 2021. Per quanto riguarda l'inflazione le nuove previsioni dell'Fmi vedono un 2016 chiudersi a -0,1% mentre nel 2017 i prezzi sono stimati in crescita dello 0,5%. Buone notizie infine sulla disoccupazione con un biennio in calo rispetto all'11,9% del 2015: quest'anno infatti il tasso di senza lavoro in Italia è previsto all'11,5% con una discesa all'11,2% nel 2017.

Sull'economia globale - ammoniscono gli economisti di Washington - gravano i rischi legati a politiche populiste, che spingono a interventi di protezionismo. Ne consegue, spiegano gli analisti dell'Fmi, una incertezza politica che ostacola gli investimenti delle imprese e l'attività economica a breve termine. Ma soprattutto – ammonisce il Fondo – il rischio è di una crescita globale che si “autoalimenta” nella sua debolezza.

"Le preoccupazioni circa l'impatto della concorrenza straniera sui posti di lavoro e sui salari in un contesto di crescita debole hanno rafforzato la presa di politiche protezionistiche, con potenziali implicazioni per i flussi commerciali globali e l'integrazione in senso più ampio" continua l'analisi del Fondo.

Uno dei punti delicati - come emerge dal Weo - sono le scelte di politica monetaria delle banche centrali, la cui politica monetaria è diventata il player principale sui mercati internazionale. Per gli Stati Uniti il capoeconomista dell'Fmi Maurice Obstfeld, dice di "non escludere che nei prossimi mesi" la Federal Reserve trovi "appropriato un aumento dei tassi di interesse" da parte della Fed.

Quanto all'Eurozona, nel Weo si invita la Banca Centrale Europea a "mantenere la sua politica monetaria accomodante", che è "appropriata" con l'attuale scenario. Per Obstfeld, comunque, Francoforte "potrebbe adottare ulteriori misure che potrebbero contribuire" alla ripresa dell'inflazione dell'Eurozona "e non c'è dubbio che lo farà" se l'andamento dei prezzi non dovesse essere soddisfacente. Per il capoeconomista del Fondo "nell'Eurozona l'inflazione resta debole, e questa non è una situazione soddisfacente. Non è un problema minore, visto che impedisce, fra l'altro, l'abbattimento del debito".

Ma Obstfeld - che si è detto "soddisfatto" dall'operato dell'Eurotower - ha anche ribadito che "la politica monetaria non può farsi carico di tutto il peso" della ripresa dell'economia e dell'inflazione: "anzi, sarebbe più efficace se altre misure" di politica fiscale la affiancassero.

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