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Clima: Legambiente, 14,7 mld ogni anno in Italia di sussidi alle fonti fossili

04 dicembre 2015 | 13.46
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Circa 14,7 miliardi di euro di sussidi in Italia alle fonti fossili. E' quanto stima Legambiente che chiede una loro abolizione per puntare su rinnovabili ed efficienza energetica. Obiettivo: spingere sulla decarbonizzazione per fermare la crescita delle emissioni di gas serra e contenere entro i 2°C l'aumento della temperatura globale.

Secondo il Fondo Monetario Internazionale, a livello globale - ricorda l'associazione ambientalista nel report 'Stop sussidi alle fonti fossili' - nel 2015 i sussidi alle fonti fossili sono stati pari a 5.300 miliardi di dollari (10 milioni di dollari al minuto). Tanto quanto il 6,5% del Pil mondiale e più della spesa sanitaria totale di tutti i governi del mondo. Rispetto al 2013 sono cresciuti del 10,4% (con l’Europa che supera la media generale) e il Fmi prevede un ulteriore incremento dell’11,6% con ben 231 miliardi di dollari di sostegno alle fonti fossili, in un settore sempre più in difficoltà per la crescente competitività delle fonti rinnovabili.

Tra i maggiori investitori la Cina con 2.272 miliardi (+22%), seguita da Stati Uniti con 699 miliardi (+14%) e Russia con 335 miliardi (5.7%). Mentre in Europa è la Germania la maggior sostenitrice delle fonti fossili con 55,6 miliardi di dollari (+10.5%), seguita dal Regno Unito con 41,2 miliardi (+12.2%) e dalla Francia con 30,1 miliardi (+13.2%). Seguono, stando al Fmi, Spagna con 24,1 miliardi, Repubblica Ceca con 17,5 miliardi e l’Italia con 13,2 miliardi.

Ma cosa sono i sussidi alle fonti fossili? L’insieme di aiuti diretti e indiretti alla produzione, distribuzione e consumo di combustibili fossili. Secondo i principali network ambientalisti, lo stop ai sussidi consentirebbe, da solo, di ridurre le emissioni di CO2 di 750 milioni di tonnellate (cioè del 5,8% al 2020), contribuendo al raggiungimento della metà dell’obiettivo climatico, sul tavolo della Cop21 di Parigi, necessario a contenere l’aumento di temperatura globale di almeno 2°C.

"La Cop21 - sottolinea Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente - può essere una straordinaria occasione per far assumere all’Europa un ruolo da protagonista nell’impegno contro i cambiamenti climatici. Al governo Renzi chiediamo un’operazione di trasparenza sui sussidi diretti e indiretti alle fonti fossili e di avere il coraggio e la lungimiranza di mettersi a capo di una coalizione internazionale per cancellare questi sussidi".

"L’abolizione e la introduzione di una carbon tax, come già hanno fatto altri Paesi, permetterebbe infatti di rendere competitive le fonti rinnovabili e gli interventi di efficienza, senza bisogno di incentivi e aprendo uno scenario di investimenti e di nuova occupazione - prosegue - Inoltre, solo in uno scenario di questo tipo con una riduzione dei consumi di fonti fossili si può ridurre il prezzo dell’energia proprio perché si interviene tagliando la voce più pesante che è quella delle importazioni, senza considerare tutti i vantaggi per il clima, per l’ambiente e la salute di chi vive intorno alle centrali".

Secondo il Rapporto Green Growth Studies Energy dell’Ocse, la dipendenza dai combustibili fossili del sistema energetico mondiale ha prodotto l’84% delle emissioni di gas a effetto serra. Eppure l’utilizzo di fonti fossili, che sono la principale causa dei cambiamenti climatici, continua a ricevere sussidi, cinque volte maggiori di quelli destinati alle fonti rinnovabili.

L’International Energy Agency stima, senza considerare le esternalità indirette, che nei Paesi emergenti o produttori di idrocarburi le fonti fossili nel 2013 sono state aiutate con oltre 550 miliardi di dollari, quattro volte quelli arrivati alle fonti rinnovabili. Il Fmi stima, inoltre, che se eliminassimo tutti i sussidi alle fonti fossili le emissioni di gas serra diminuirebbero del 20%, contribuendo in maniera importante alla lotta contro i cambiamenti climatici.

E i sussidi alle fonti fossili in Italia? Per Legambiente, su questo argomento siamo di fronte a "un gravissimo caso di censura ed è chiara la volontà di fare in modo che di questo tema non si parli affinché nulla cambi. Per tutelare coloro che beneficiano di questi sussidi, fermando indirettamente l’innovazione nel sistema energetico che oggi sarebbe possibile grazie alle fonti rinnovabili e all’efficienza energetica".

"Governo e Parlamento - aggiunge Zanchini - devono fare chiarezza rispetto a questa situazione, devono presentare un quadro e monitorare le diverse forme di sostegno: esenzioni al pagamento di tasse, riduzione dei costi dell’energia, sussidi e finanziamento alle imprese sia pubbliche che private. Una trasparente fiscalità legata alle emissioni inquinanti sarebbe proprio la migliore innovazione possibile, perché a parità di impatto sui conti dello Stato permetterebbe di spingere investimenti e ridurre CO2 e inquinamento".

"Individuare le voci dei sussidi alle fonti fossili nel bilancio dello Stato - spiega Legambiente - non è facile, anche perché ci troviamo di fronte a sussidi in varie forme, non solo finanziamenti diretti a progetti di fonti fossili ma anche esoneri di tasse e accise, finanziamenti in forme diverse".

L'associazione ha calcolato "circa 14,7 miliardi di euro di sussidi alle fonti fossili tra diretti e indiretti, in forme diverse (esoneri dall’accisa, sconti, finanziamenti per opere, ecc...) distribuiti ad autotrasportatori, centrali per fonti fossili e imprese energivore, sconti e regali per le trivellazioni. Tutte attività che inquinano l’aria, danneggiano la salute e che sono la principale causa dei cambiamenti climatici".

Da qui le tre proposte di Legambiente per "un’Italia finalmente libera dalle fonti fossili e che guardi sempre di più alle rinnovabili e all’efficienza energetica". Per l’associazione ambientalista è fondamentale: eliminare tutti i sussidi diretti e indiretti per le fonti fossili. In particolare occorre abolire tutte le esenzioni alle accise sui prodotti energetici da sostituire con una rimodulazione, a parità di aliquota media, con una componente proporzionale al contenuto energetico e una proporzionale alle emissioni climalteranti.

Le risorse generate dovranno andare all’innovazione nei diversi settori, spingere interventi di efficienza energetica, ripensare le politiche in materia di trasporti per interventi capaci di fornire un'alternativa più efficiente per lo spostamento delle persone e delle merci.

La seconda proposta riguarda l’introduzione di una carbon tax sulla produzione termoelettrica da differenziare sulla base delle emissioni di CO2 prodotte dagli impianti. Infine, per Legambiente, è fondamentale premiare l’autoproduzione da rinnovabili e la riduzione dei consumi.

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