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Formazione militare e tattica terroristica. Ecco come agisce l'Is

02 settembre 2014 | 21.36
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E' questa la formula che ha portato al successo i jihadisti dello Stato islamico, che controllano ampie zone dell'Iraq e della Siria, e che spaventano il mondo con una sequenza di esecuzioni di ostaggi stranieri

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Formazione militare e tattica terroristica. E' questa la formula che ha portato al successo i jihadisti dello Stato islamico (Is), che controllano ampie aree dell'Iraq e della Siria, e che terrorizzano il mondo con una sequenza di esecuzioni di ostaggi stranieri. L'ultima in ordine di tempo quella del reporter americano Steven Sotloff, a pochi giorni da quella del suo compagno di prigionia, il collega James Foley. La prima formazione dell'Is, seppure con un altro nome, 'Jama'at al-Tawhid wal-Jihad' (Organizzazione del monoteismo e del Jihad) risale all'intervento militare americano contro Saddam Hussein. Ma lo Stato Islamico come lo conosciamo oggi nasce solo l'anno scorso, da uno scontro interno alla galassia di al-Qaeda. Durante la guerra in Siria, dal conflitto tra l'allora Stato islamico dell'Iraq e del Levante (Isil) e un altro gruppo jihadista, Jabhat al-Nusra (l'unico ufficialmente legato ad al-Qaeda), il primo gruppo è emerso per efficacia e ferocia delle sue azioni. Approfittando del caos politico nel vicino Iraq, il gruppo ha 'marcato' un ampio territorio a cavallo tra Iraq e Siria, proclamando lo scorso giugno un califfato.

Secondo il New York Times, il leader dell'Is, Abu Bakr al-Baghdadi, autoproclamatosi califfo, si è dotato di una struttura di comando molto articolata, che comprende responsabili delle finanze, della 'difesa', del governo locale e del reclutamento. Molti dei gerarchi dell'Is sono uomini che al-Baghdadi ha conosciuto quando era rinchiuso nel centro di detenzione americano di Camp Bucca e in molti casi si tratta di ex militari del regime di Saddam Hussein, di uomini della sua intelligence o della sua guardia repubblicana. Il vice di al-Baghdadi in Iraq, ad esempio, è Fadel al-Hayali, che era un colonnello dell'esercito di Saddam. A capo del Consiglio militare c'è invece Adnan al-Sweidawi, anche lui un ex colonnello. Fonti militari irachene e fonti dell'intelligence statunitense hanno confermato al NY Times che la leadership dell'Is è stata accuratamente scelta tra personale con una formazione militare che, dalla caduta del regime, ha raffinato le sue tecniche di terrorismo e guerriglia contro le truppe americane. "Questi individui conoscono benissimo il terrorismo - ha detto una fonte anonima dei servizi Usa -. Sono quelli che sono sopravvissuti alla campagna contro il terrorismo" messa in atto dalle truppe americane in Iraq. "Non sono sopravvissuti certo perché sono incompetenti", ha aggiunto.

Oltre che dalle forze armate di Saddam, al-Baghdadi ha attinto al grande bacino dei gruppi armati sunniti e degli ex membri del partito Baath, disposti anche a tradire il principio di laicità che reggeva il partito, pur di portare avanti la loro battaglia contro gli Usa. Il complesso apparato creato da al-Baghdadi consta di dodici walis (amministratori locali), un gabinetto di guerra di tre uomini, otto titolari di portafogli che vanno dalle finanze ai prigionieri, al reclutamento. A loro si aggiunge una fitta rete di comandanti regionali, che agiscono con un ampio grado di autonomia, pur nel quadro di strategie definite a livello centrale. Gli uomini che fanno parte di questo apparato, oltre ad avere una formazione militare, hanno costruito nel tempo una fitta rete di rapporti professionali, personali e tribali che oggi si sta rivelando vincente. Se al-Baghdadi ha scelto di circondarsi soprattutto di iracheni, per i ruoli di 'pubbliche relazioni' ha invece scelto soprattutto stranieri, affidando loro incarichi come la guida religiosa, il reclutamento e la comunicazione. In questo modo, secondo l'esperto giordano Hassan Abu Hanieh, l'Is si è dotato di un profilo "globalizzato", che ha attirato seguaci in tutto il mondo.

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