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La denuncia

Forno carceri, in 9 metri quadri a 40°

03 agosto 2017 | 16.48
LETTURA: 2 minuti

di Lavinia Gerardis e Francesco Maggi

Vivere in 9 metri quadri in due, tre, a volte quattro persone senza potersi fare una doccia quando se ne ha voglia. Starsene fermi in branda sperando che dalla finestra con le sbarre arrivi un po’ d’aria. Se oltre alle sbarre non ci sono - e invece ci sono in un penitenziario su tre - le reti o le bocche di lupo che l’aria non la fanno passare. Vivere in carcere è dura, in estate e con questo caldo, ancora di più.

"Anche se il regolamento del 2000 prevede che ci debba essere la doccia in cella - spiega all'Adnkronos il responsabile dell'Osservatorio di Antigone, Alessio Scandurra - 7 volte su 10 la doccia in cella non c'è". E quindi i detenuti devono spostarsi e per spostarsi devono aspettare il proprio turno. Se l’acqua c’è. E non sempre c’è. "Il carcere di Santa Maria Capua Vetere al momento è senza approvigionamento idrico - ricorda Scandurra - e il problema non si risolverà a breve perché richiede lavori impegnativi. E quindi in questo momento si cerca di sopperire con le bottiglie".

L'ora d'aria si fa un po' prima o un po' più tardi del solito, quando il sole non è rovente. Ma quando il cielo è stellato e l'aria più leggera la giornata dei detenuti è finita da un pezzo e si sta in cella.

Consentiti ma rari i ventilatori. Perché non tutti sanno che si possono tenere e poi occupano spazio e lo spazio quando si è il doppio di quelli che si dovrebbe essere (come accade oggi in Lombardia), è prezioso. "L'estate è sempre un periodo difficile - rileva il responsabile di Antigone - perché la vita che in carcere è fatta di poco d'estate molto di quel poco lo perde: si fermano le attività didattiche, anche i volontari vanno in vacanza. Ed ecco che aumentano atti di autolesionismo e suicidi".

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