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Francia: al-Azhar, vignette attacco a Islam ma terrorismo non è risposta/Aki

07 gennaio 2015 | 19.13
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"Le aggressioni ai simboli religiosi non rientrano nella libertà di espressione", ma "non si può rispondere ad azioni inammissibili con altre azioni inammissibili". Con queste parole Abbas Shouman, sottosegretario di al-Azhar, la più importante istituzione dell'Islam sunnita, con sede al Cairo, ha commentato i fatti di oggi a Parigi, dove tre uomini armati hanno attaccato la sede del settimanale Charlie Hebdo, uccidendo 12 persone.

Parlando con Aki-Adnkronos International delle vignette satiriche sul profeta Maometto pubblicate in passato dal settimanale, che sarebbero il movente dell'attacco, Shouman ha affermato che "al-Azhar non accetta e anzi condanna l'aggressione ai simboli religiosi sacri". Ma la risposta, ha detto il numero due di al-Azhar, "non può essere il terrorismo". "Per questo ci siamo affrettati a condannare l'attacco", ha detto Shouman, riferendosi al comunicato diffuso in mattinata da al-Azhar.

"Il pensiero va affrontato con il pensiero - ha aggiunto il vice di Ahmed el-Tayeb, grande imam di al-Azhar - non con la violenza". Risposte ammissibili alle offese ai simboli religiosi, a suo giudizio, sono "il boicottaggio dei giornali che le pubblicano o dei paesi che li appoggiano o la condanna tramite i canali diplomatici".

'Massima pena ad attentatori, ma non attribuire responsabilità a fede'

"Quelle vignette - ha aggiunto Shouman a proposito delle caricature che hanno provocato forti proteste in tutti i paesi musulmani - sono un'azione nata da un pensiero ristretto e si poteva lasciar morire la faccenda, ignorandola. Invece il terrorismo ha acceso i riflettori su di esse, facendole conoscere anche a chi non ne sapeva nulla e rendendole famose".

"La risposta alle aggressioni all'Islam - ha concluso il sottosegretario di al-Azhar - dovrebbe essere l'esaltazione delle sue cose buone, che sono tante. Chi ha commesso le violenze di Parigi va trattato da criminale, qualunque sia la sua religione. Va punito con il massimo della pena, senza però attribuire quello che ha fatto alla religione".

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