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Franzini: "Ozonoterapia precoce efficace su Covid e non intasa ospedali"

14 aprile 2020 | 16.07
LETTURA: 4 minuti

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Marianno Franzini, presidente Sioot Internatinaol

di Veronica Marino

L’ossigeno ozono terapia è una pratica medica utilizzata da anni in Italia e nel mondo per curare diverse patologie ma ora sembra essere di particolare attualità, dopo che il primo deputato risultato positivo al coronavirus, Claudio Pedrazzini, è guarito grazie ad essa. L’Adnkronos ha intervistato il presidente della Società Italiana Ossigeno Ozono Terapia (Sioot international) Marianno Franzini, che vive ed opera nell’epicentro del focolaio, a Bergamo, per capire le ragioni dell’efficacia di questa pratica medica, tanto più che secondo il professore, se praticata sul paziente ai primi sintomi, potrebbe evitare l’intasamento degli ospedali e arginare le severe complicazioni del Covid 19 su polmoni e sistema circolatorio.

“Premetto che l’idea che ho avuto per primo, con l’apporto della Società Scientifica di Ossigeno Ozono Terapia (Sioot), riconosciuta dal Ministero della Salute, è dovuta proprio alla conoscenza dei punti forti dell’Ossigeno Ozono Terapia. Primo - spiega il professore – l’ossigeno ozono terapia migliora l’attività immunitaria, aumentando il rilascio di citochine immunoattive. Attualmente le citochine sostengono linfociti e macrofagi costituenti fondamentali della barriera primaria di difesa. Secondo, migliora l’attività antivirale perché l’ozono determina la perossidazione lipidica del capside causata dall’esposizione all’ozono. Terzo, migliora la saturazione dell’Ossigeno (circola quindi più ossigeno nel sangue, ndr). Quarto, ha un’attività antitrombotica, largamente descritta in letteratura”.

In questo momento l’ossigenoterapia viene utilizzata anche a livello sperimentale negli ospedali italiani? “Attualmente il protocollo elaborato da Sioot viene utilizzato in 16 ospedali italiani come pratica medica e abbiamo pubblicato di recente i risultati in 2 step su importanti riviste scientifiche fra cui European Review for Medical and Pharmacological Sciences”. E allora perché non si è fatto subito ricorso all’ozonoterapia, appena il Covid 19 ha cominciato a diffondersi? “Il ritardo non me lo so spiegare, anche perché esistono molte pubblicazioni a livello mondiale che testimoniano l’efficacia dell’Ossigeno ozono terapia. Fin dal 1993 il Ministero della Salute ne aveva riconosciuta l’attività antivirale. E, quindi, non capisco davvero perché non sia stata subito presa in considerazione, nonostante questa terapia sia impiegata da oramai 40 anni e abbia dato prova di efficacia e sicurezza”.

“Oltretutto – evidenzia il professor Franzini - i dati che abbiamo ricavato dai 16 ospedali che stanno usando l’ossigeno ozono evidenziano che questa terapia, se praticata in maniera precoce sugli ammalati positivi, è in grado di contrastare il coronavirus, che come si è riscontrato non è particolarmente resistente all’ozono, ed impedire così che si determinino tutti i gravi effetti collaterali che l’azione del virus provoca sull’organismo attaccando polmoni e microcircolazione. Attraverso una immediata cura a domicilio, inoltre, si potrebbe evitare l’intasamento degli ospedali".

"L’ossigeno ozono terapia, quindi, potrebbe rendere il coronavirus una malattia ‘normale’ da trattare a casa – sottolinea ancora il professore - permettendo a tutti di riprendere più velocemente le normali attività lavorative e di vita quotidiana”.

Ma ci sono state resistenze da parte del mondo accademico? “Sarò ingenuo ma non mi sono mai accorto di resistenze, anzi devo dire che quando ne parlo con i colleghi tutti vi aderiscono con prontezza. Dal punto di vista economico poi - osserva il presidente della Sioot International - non andiamo a ledere nessuno, in quanto l’ozono ossigeno terapia può essere erogato assieme alle cure convenzionali; anzi aiuta la prassi farmacologica ad essere più efficace”.

(di Veronica Marino)

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