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Borsa: Ftse Mib sopra 21mila nel 2017? Per analisti traguardo possibile/Adnkronos

03 marzo 2017 | 19.10
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Il Ftse Mib dovrebbe riuscire a tornare sopra i 20mila punti nel 2017 e forse anche oltre 21mila punti, una soglia psicologica persa a gennaio 2016 e mai più ritrovata. Diversi analisti contattati dall'Adnkronos ne sono convinti, anche se con diverse riserve. L'incognita più grande, citata da ciascuno di loro, è il settore bancario. Non è chiaro se il sistema italiano riuscirà a liberarsi presto dei crediti deteriorati, ponendo fine alla debolezza della ripresa economica. Scampata la possibilità di elezioni anticipate nel 2018, la Borsa di Milano dovrà affrontare altri eventuali ostacoli politici, come gli appuntamenti elettorali di Francia, Germania e Olanda. Non da ultimo, le decisioni del presidente della Bce, Mario Draghi, alla luce della crescita dell'inflazione.

Secondo Vincenzo Longo, market strategist Ig "Il nostro problema principale è rappresentato dalle banche, quelle che maggiormente pesano sui nostri indici. Per questa ragione siamo rimasti indietro rispetto all'Europa. E fino a che non ci saranno indicazioni più chiare sugli Npl sarà difficile superare la soglia dei 20mila punti. Crediamo che in Italia ci sia ancora tanto valore da estrapolare. Se i rischi politici si dovessero assopire le possibilità di crescita per l'Italia sono ancora importanti. Riteniamo che si potrebbero superare anche i 21mila punti.

Sul quadro insiste anche il tema dei tassi bassi "che minacciano i margini dei titoli finanziari. Ora i tassi più alti e una situazione meno accomodante" quale quella che si dovrebbe profilare a breve potrebbero aiutare "non a caso le banche ieri hanno fatto da traino". Insomma "il nostro problema restano gli Npl. Siamo in forte ritardo e temiamo che questa situazione possa protrarsi nel tempo. I Gacs non hanno risolto molto. Addirittura c'è chi calcola che gli Npl pesano anche 40 punti base nel bilancio delle banche e il mercato ancora non li avrebbe scontati tutti". Insomma un problema ancora molto grave. Tale per cui "non riusciamo ad agganciarci agli altri listini. Abbiamo un grande gap da recuperare . Il sottopeso è tantissimo e quindi se i rischi politici venissero meno potremmo cominciare a correre".

Per Alessandro Allegri, amministratore delegato di Ambrosetti Asset Management ''Un mercato azionario allineato con altri mercati di area euro sulla spinta del rialzo del mercato azionario americano è altamente probabile. Il mercato azionario italiano sta facendo un po' di fatica in questa fase ma è anche quello con una sostanziale sottovalutazione rispetto a quelle che possono essere le potenzialità e quindi dal punto di vista delle opportunità di investimento può veramente rappresentare una occasione non indifferente''.

Rimane la questione delle ''tematiche bancarie e quindi in una fase di creazione di un portafoglio di tipo azionario italiano pensiamo che le banche debbano rappresentare solo una parte del portafoglio e quindi non concentreremmo tutti gli investimenti sul settore bancario ma sfrutteremmo altre tematiche del comparto industriale piuttosto che legate alla information technology che è un settore che dovrebbe sviluppare ancora positività da qui alle prossime settimane''.

Quello dei crediti deteriorati secondo l'analista ''è un tema che è lontano da una soluzione effettiva. Una eventuale accelerazione in questo senso potrebbe arrivare solo se la banca centrale europea costringesse l'Italia a prendere dei seri provvedimenti, ulteriori a quelli che già sta cercando di prendere. Alcune banche si trovano in una situazione difficile, molto probabilmente peggiore a quella che il mercato sta scontando. Sono realtà nelle quali non c'è interesse a investire. Altre aziende del settore bancario sono in una situazione di ristrutturazione più avanzata, hanno modelli di business in fase di sviluppo e dunque il rischio in quel senso è più basso. Non pensiamo che in questo momento ci saranno delle risoluzioni diverse rispetto a quelle che sono già state affrontate recentemente ed è un tema che potrà tornare alla ribalta prima o dopo l'estate di questo anno addirittura''.

Rimane per i prossimi due o tre mesi ''un mercato estremamente interessante e probabilmente allineato in termini di risultati agli altri mercati euro, quindi non ci dobbiamo aspettare delle sorprese negative da questo punto di vista''

Enrico Vaccari, fund manager Consultinvest

Enrico Vaccari, fund manager Consultinvest sottolinea che ''Il Ftse Mib è condizionato moltissimo dall'andamento dei bancari. Abbiamo avuto anche un aumento di capitale molto grande storicamente il più grande mai avvenuto su un titolo bancario e tutti questi sono elementi che hanno tenuto l'indice Ftse Mib un po' al palo rispetto agli altri indici europei. Tuttavia la situazione sui bancari, l'aumento di capitale è pressoché passato, ci sono operazioni di consolidamento che stanno andando avanti''. Il punto vero ''è cercare di capire come i titoli bancari si muoveranno nel prossimo futuro e da lì può scaturire nel Ftse Mib una ripresa, un recupero soprattutto rispetto agli altri indici europei, dove il peso dei titoli bancari è meno forte rispetto a quello dei titoli italiani''.

Per quanto riguarda gli Npl, "agli attuali valori il mercato sembra avere scontato il peggio. Il sistema bancario è in una fase di negoziazione con i sindacati per i contratti di lavoro, quindi il mercato a questi livelli ha scontato un po' tutto e dunque ora i fondamentali probabilmente valgono di più rispetto a quelli che sono le notizie negative".

Claudia Segre, trader e presidente di Global Thinking Foundation

"A mio avviso -dice Claudia Segre, trader e presidente di Global Thinking Foundation - il raggiungimento di quota 21 mila come obiettivo è assolutamente raggiungibile nel primo semestre, soprattutto perché è stato accantonato il rischio di elezioni anticipate. E' difficile - sostiene Segre - capire se avere annullato in un giorno le perdite accumulate da inizio 2017 possa significare per il Ftse Mib una ripartenza definitiva in termini di attrattiva del mercato". E' più probabile, invece, la Borsa di Milano benefici dei corsi azionari di altri mercati europei e che i 21mila punti non siano "il trampolino verso i 24mila" ma solo un "premio", destinato a non consolidarsi finché l'attuale Governo "non farà qualcosa di nuovo in termini di riforme e messa in moto del Paese, che oggi è fermo: prima o poi - spiega ancora - questo avrà un costo per l'Italia".

Per sapere se per la Borsa di Milano arriverà un movimento ascendente costante, è necessario aspettare i prossimi appuntamenti politici, secondo Antonio Sidoti, Director of Italian Sales, WisdomTree Europe. "In Europa - sottolinea - l'anno rischia di definirsi attorno alla gestione del rischio politico con elezioni previste in paesi come Francia, Paesi Bassi e Germania. Anche se il 2016 ha dimostrato che i mercati sono in grado di sopravvivere a risultati inattesi, è probabile che l'elemento di rischio porti a un ambiente di investimento prudente in Europa". La sfida "riguarderà il modo in cui la Bce gestirà la transizione dalla fine dell’allentamento quantitativo e, al contempo, i potenziali freni derivanti dal rischio politico. Se la banca centrale "riuscirà a innescare una ripresa della crescita ne beneficeranno anche le small cap europee focalizzate sui consumi interni".

Chi invece è scettico sul rally borsistico degli ultimi mesi è Andrea Baron, managing director di MFS Investment. "Non vediamo, se non negli Stati Uniti, le basi per tutta questa euforia". Secondo Baron, i movimenti non sono da prendere in considerazione per immaginare una nuova fase rialzista in Europa, dal momento che riguardano "titoli più ciclici, che vivono delle fantasie di ripresa dell'economia americana". I titoli ciclici e sono soprattutto i bancari, un settore "dove i problemi in Europa non sono spariti, soprattutto in Italia". Mfs "non si aspetta un rialzo dei tassi di interesse da parte della Bce nel 2017 e quindi a troppo ottimismo sui mercati potrenne seguire un contraccopo".

Claudio Campesi, responsabile consulenza di Solutions Capital Management Sim

Per Claudio Campesi, responsabile consulenza di Solutions Capital Management Sim, "quella dei 20mila punti è una soglia psicologica importante, su cui ci sono molte opzioni. E' un buon trigger per vedere se l'indice riesce a salire anche oltre" nel corso dell'anno. Ma il problema reale per il listino principale di Piazza Affari "sono le banche e non cosa fa o dice Donald Trump o cosa fa l'Europa. Il problema principale sono gli npl del sistema bancario, oltre al fatto che Unicredit con il suo aumento di capitale ha drenato tutta la liquidità che poteva servire anche agli altri come Mps, che uscirà dal Ftse Mib e che ha molti problemi da risolvere". In questo senso "bisogna vedere cosa si farà, magari a livello europeo, per risolvere il nodo dei crediti deteriorati".

Se il Ftse Mib riuscisse a salire sopra i 20mila punti, "si muoverebbe comunque a traino del resto d'Europa". A meno che non succeda qualcosa in grado di sbloccare il sistema bancario, "cosa che al momento non si vede all'orizzonte", sottolinea Campesi.

E in vista delle elezioni in diversi Paesi europei, per il responsabile consulenza di Solutions Capital Management Sim, "il rischio politico c'è, ma è assolutamente imprevedibile e spesso i mercati vanno al contrario. Dopo Trump o dopo il referendum costituzionale italiano i mercati hanno continuato a salire. In caso di elezioni quest'anno in Italia i rischi potrebbero essere sui tassi e sui Btp, di cui le banche italiane sono pieni".

Claudio Castenetto, responsabile della gestione di Morval Sim

Claudio Castenetto, responsabile della gestione di Morval Sim, è molto ottimista sulla possibilità del Ftse Mib di superare la soglia dei 20mila punti. "Noi siamo positivi sull'Italia e riteniamo che il Ftse Mib quest'anno possa arrivare a un massimo compreso fra i 20.500 e i 21.500 punti". Sul listino pesano molto i titoli finanziari e bancari, che lo scorso anno "sono stati massacrati, soprattutto per il nodo degli npl". Da inizio anno, invece, "la situazione è un po' cambiata, con il successo dell'aumento di capitale di Unicredit e la rinuncia di Intesa Sanpaolo a un'operazione su Generali, che non convinceva i mercati". Inoltre le banche italiano quest'anno "si libereranno di circa un terzo del totale degli npl e quindi la sottoperformance rispetto al resto d'Europa dovrebbe ridursi lentamente".

Anche il settore Oil, secondo Castenetto, "dovrebbe sovraperformare, grazie al rialzo del prezzo del petrolio. E i titoli dei settori più esposti verso gli Stati Uniti potrebbero beneficiare della crescita Usa e delle iniziative promesse dal presidente Donald Trump". L'Italia è anche molto esposta verso i Paesi Opec e i produttori di petrolio, "che avranno una maggiore capacità di spesa, a beneficio delle aziende della moda e del lusso".

Invece i fattori di preoccupazione sono le tornate elettorali, soprattutto in Francia, e l'inflazione, dice il responsabile della gestione di Morval Sim. "Se l'inflazione si mantiene ai livelli attuali o sale ancora, la Bce dovrà iniziare a parlare di tapering", ossia la progressiva uscita dal Quantitative easing, "cosa che potrebbe creare scompiglio sul mercato obbligazionario italiano".

Wolfram Mrowetz, amministratore delegato di Alisei Sim

Pessimista sulla possibilità di una corsa del Ftse Mib anche sopra i 20mila punti, invece, si dichiara Wolfram Mrowetz, amministratore delegato di Alisei Sim. "Il mercato italiano si conferma ad alto rischio, al quale stare molto attenti", avvicinandolo piuttosto con una strategia di stock picking "particolarmente cauta". Negli ultimi quattro anni l'azionario italiano è stato "piuttosto disastroso", ma non si vedono svolte all'orizzonte per le banche e le compagnie assicurative.

"Se questi due settori si dovessero riprendere, il Ftse Mib potrebbe anche andare molto oltre gli altri listini europei", anche perché la valorizzazione dei prezzi sui valori di libro è "molto bassa". Un altro fattore di rischio, spiega l'ad di Alisei Sim, è la situazione politica italiana, "già paranoica", che potrebbe danneggiare i corsi delle azioni.

Il problema delle banche restano i crediti deteriorati e i titoli di Stato in portafoglio. Dopo il pessimo andamento degli ultimi anni "si potrebbe optare per una ricopertura o un riposizionamento leggero sul comparto", ma il settore, nonostante il successo dell'aumento di capitale di Unicredit, "non si è ancora liberato dai suoi problemi storici, che sono l'inefficienza, la scarsa redditività e una consistente eccedenza di personale", conclude Mrowetz.

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