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Camera: veti gruppi bloccano nomina nuovo segretario generale

22 dicembre 2014 | 12.37
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Veti e divisioni dei partiti non permettono di sciogliere il ballottaggio tra Castaldi e Lasorella. Scelta rinviata, toccherà a Boldrini trovare un nome condiviso. La carica durerà 7 anni e non sarà rinnovabile

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Si è conclusa con la più classica delle fumate nere la riunione dell'ufficio di presidenza che doveva nominare il nuovo segretario generale, in sostituzione di Ugo Zampetti, che a fine anno lascerà la Camera per raggiunti limiti di età.

La riunione dell'organismo è stata aggiornata a data da destinarsi e si è chiusa senza un accordo sul nome, ma con un'intesa sul fatto che sarà la presidente Laura Boldrini a proporre un nome condiviso, sul quale i gruppi parlamentari dovranno esprimere il proprio gradimento, in maniera che l'aula possa votarlo senza sorprese e con una maggioranza certa.

L'ufficio di presidenza ha comunque preso alcune decisioni di rilievo: il mandato del nuovo segretario generale durerà 7 anni e non sarà rinnovabile, né prorogabile. Quindi potrà essere eletto una sola volta e lo stesso nome non potrà essere ripresentato per un ulteriore settennato.

La mancata elezione è la conseguenza delle divergenze sui nomi dei candidati e sui veti incrociati che si sono nuovamente materializzati nella riunione di questa mattina. Sostanzialmente, per sostituire Zampetti, ci sarebbe un ballottaggio tra Fabrizio Castaldi, 43 anni, capo della segretaria della presidente Boldrini; e Giacomo Lasorella, 50 anni, attuale responsabile del Servizio Assemblea.

Sul nome del primo, ci sarebbe l'appoggio (oltre che della presidente), anche di una parte del Pd (ma non della maggioranza dem); Lasorella, invece, avrebbe l'appoggio della parte restante del Pd e anche di Fi. Ma la seduta dell'ufficio di presidenza non è riuscita a sciogliere i nodi e anche la possibilità di nominare Castaldi segretario generale con compiti amministrativi e Lasorella segretario generale aggiunto con la competenza sui lavori parlamentari e il servio d'aula. Ma questa 'terza via' di compromesso non ha trovato il sostegno necessario.

Il M5S aveva proposto che ogni gruppo presentasse un proprio candidato, tanto da costituire poi una rosa dalla quale attingere per restringere la scelta e quindi facilitare la decisione finale. Tuttavia pure questa possibile soluzione non ha riscosso il sostegno necessario ed è quindi caduta nel vuoto

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