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'Funerali' della giustizia, avvocati in piazza a Roma

23 giugno 2020 | 13.46
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La protesta davanti alla Corte di Cassazione. Galletti, presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma: "La giustizia si è spenta e la colpa è del governo per la sua mancanza di attenzione verso questo settore"

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(Fotogramma)

Si sono radunati davanti alla scalinata del Palazzo di Giustizia, in piazza Cavour a Roma, per celebrare un triste 'funerale' della giustizia, con tanto di riproduzione di una bara, e protestare contro le misure del governo durante il lockdown e in vista della ripresa dell'1 luglio. "Si è spenta la giustizia", "non ti posso difendere", sono stati alcuni tra i messaggi scritti su cartelli e striscioni che gli avvocati hanno mostrato durante la manifestazione, durata circa due ore e organizzata dal Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma. All'iniziativa, oltre al presidente del Consiglio dell'Ordine romano, Antonino Galletti, e il coordinatore dell'Organismo congressuale forense, Giovanni Malinconico, hanno partecipato anche i rappresentanti degli avvocati di tutto il Lazio.

"La giustizia si è spenta e la colpa è del governo per la sua mancanza di attenzione verso questo settore che resta una cenerentola tra le amministrazioni in ripartenza", ha detto Galletti all'AdnKronos. "La giustizia vede troppo tempo per la celebrazione dei processi - ha aggiunto - le udienze vengono rinviate di mesi, se non di anni, e le risorse non sono adeguate: nel solo Tribunale di Roma, su 1200 unità di personale ne mancano 400. Non si può pensare al lavoro agile in queste condizioni, bisogna mettere mano al portafoglio e acquisire risorse per soddisfare le esigenze di giustizia dei cittadini perché i diritti e le libertà non vanno in quarantena".

"Il problema serio non è solo per questo mese - ha aggiunto Malinconico -: si utilizzi il periodo estivo, quando cioè il virus ha allentato i suoi effetti, per mettere davvero in sicurezza i tribunali. Se perdiamo questa occasione, il rischio è che a settembre la giustizia sia definitivamente morta e per noi avvocati è totalmente inaccettabile. C'è bisogno che attorno alla giustizia si crei un piano straordinario di risorse e di attenzione".

Gli avvocati chiedono anche direttive anti-Covid uniformi negli uffici e puntano il dito contro lo smart working nelle cancellerie. "Con 500 protocolli diversi sul territorio nazionale è pressoché impossibile lavorare - ha detto all'AdnKronos Luca Conti, presidente dell'Unione degli ordini forensi del Lazio -: in ogni ufficio ci sono norme diverse sugli accessi e questo non ci permette di lavorare adeguatamente. Chiediamo al governo direttive generali e uniformi, che la ripartenza sia effettiva. Che sia superato il 'paravento' dello smart working che nel settore giustizia non può funzionare visto che i registri di cancelleria non sono accessibili dall'esterno per i cancellieri. Se sono tornati in ufficio i dipendenti di tutti i settori produttivi, possono farlo in sicurezza anche i cancellieri".

Per Gianluca Giannichedda, presidente dell'Ordine degli Avvocati di Cassino, "c'è una confusione totale per l'accesso alle cancellerie. La situazione poi peggiora di giorno in giorno per quanto riguarda i rinvii: si stanno rinviando i processi che non si riescono a trattare a metà del 2021. Non basta riaprire i tribunali, ma bisogna collegare tutto questo all'assunzione di personale amministrativo e magistrati: se non si fanno i processi è perché manca personale, non perché gli avvocati si sottraggono. A questo si collega la situazione di grave sofferenza economica che riguarda la nostra categoria, soprattutto i colleghi più giovani e in età intermedia".

"Gli avvocati devono tornare nelle aule di giustizia perché rappresentano anche un presidio di legalità. Non è pensabile che il settore sia ancora nella fase 1 quando il resto del Paese è ormai nella fase 3. Così i diritti dei cittadini non sono tutelati", ha concluso Attilio Francesco Ferri, presidente del Consiglio dell'Ordine di Rieti.

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