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G7, Sisci: "Biden dimostra forza Usa, Cina alla prova"

10 giugno 2021 | 13.25
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Il sinologo: "Gli Stati Uniti dichiarano di avere le risorse per impostare un loro mondo nuovo"

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(foto Afp)

Gli Stati Uniti di Joe Biden "pensano al dopo-Covid", ci mettono i vaccini e "dichiarano di avere le risorse tecnologiche, finanziarie e iniziative globali per impostare un loro mondo nuovo". Francesco Sisci, sinologo, professore di geopolitica alla Luiss, ragiona con l'Adnkronos sulle prospettive del G7, che "potrebbe segnare l'inizio di una svolta", e sottolinea "tre elementi importanti con cui Biden si presenta a questo vertice", elementi che "cominciano a delinare una complessiva strategia americana verso la Cina", non "semplicemente il botta e risposta o le sanzioni", ma una strategia nella strategia, una politica che si inserisce nella "complessiva strategia americana globale" e che potrebbe "mettere sulla difensiva" Pechino, "in qualche modo forse forzata a cambiare direzione, modo di pensare".

Sisci evidenzia come primo elemento lo United States Innovation and Competition Act, il maxi piano da 250 miliardi di dollari appena approvato dal Senato Usa. "E' circa tutto il Recovery Plan italiano - dice - Tutto esclusivamente concentrato sul rinnovo della tecnologia". E potrebbe "portare a nuova rivoluzione tecnologica mondiale" anche perché "le tecnologie moderne, Internet, l'aviazione,... hanno tutte avuto un'implicazione duale, sia civile che militare"..

'Blue Dot Network contro Via della Seta, vaccini per affermare maggiore efficienza Usa in lotta a virus'

Secondo elemento, "il vero lancio" della Blue Dot Network, costituita da Stati Uniti, Giappone e Australia, "un'iniziativa infrastrutturale in cui Giappone e Australia prendono la leadership" e che - dice il sinologo - "si contrappone al progetto della Via della Seta cinese" e potrebbe "essere sostenuta con migliaia di miliardi dai fondi americani".

E poi ancora, i vaccini. L' "elemento" più 'immediato' dei tre indicati da Sisci perché si potrà 'vedere' subito. Pfizer/BioNTech ha confermato l'intenzione di fornire al governo degli Stati Uniti al prezzo di costo 500 milioni di dosi del suo vaccino contro il Covid-19 (200 milioni quest'anno e 300 il prossimo) per sostenere gli sforzi internazionali contro la pandemia. I vaccini saranno donati ai Paesi in via di sviluppo e alle organizzazioni che li sostengono. "Cinquecento milioni di vaccini non vaccinano il mondo, ma - osserva l'esperto - il vaccino sviluppato da Pfizer potrebbe a questo punto coprire molta parte del mondo e dei Paesi in via di sviluppo e quindi affermare che l'America è più efficiente della Cina contro il virus". Anche perché, continua, "il vaccino sviluppato da Pfizer è sinora quello che dà risultati migliori e più forti rispetto ai vaccini cinesi".

'difficile non allinearsi a Stati Uniti, nessuno chiede taglio collaborazione con Pechino'

Secondo Sisci, "con questa serie di iniziative robuste è difficile che i Paesi del G7 non si allineino agli Usa". "Non sarà facile - ammette - ma al momento Biden non chiede a nessun Paese di interrompere le relazioni con la Cina", non c'è la necessità di "tirare una riga sulla collaborazione" tra gli europei e la Repubblica Popolare, con economie sempre più interconnesse, perché - afferma - Biden "sta solo mostrando la forza della presenza americana" con una strategia che porta a "mettere la collaborazione con la Cina, e anche con la Russia, sotto un'altra luce".

E' una svolta? "Questo G7 - risponde - potrebbe segnare l'inizio della svolta. Potrebbe anche cominciare a essere un campanello di allarme per la Cina. Il retropensiero cinese è che l'America sia in declino, mentre queste iniziative potrebbero segnalare che l'America si era in qualche modo 'addormentata' per un po' e adesso torna".

E non si rischia di acuire il braccio di ferro in atto? "Bisognerà vedere come reagirà la Cina", replica, ricordando come dalle pagine del Quotidiano del Popolo sia stata fatta trapelare la linea di una Cina "più amabile, più 'soffice', che deve evitare i confronti duri". E, conclude, "queste iniziative in linea di principio non sono ostili alla Cina, ma provano la forza dell'America, non sono mirate a distruggere la Cina e potrebbero essere la via per migliorare la situazione nei rapporti perché i cinesi in realtà non sono guerrieri, sono, per dirla brutalmente, 'mercanti'". La "guerra guerreggiata" resta sullo "sfondo".

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