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Gb: testimonia in aula, dopo un'ora ci si accorge che non parla inglese

10 dicembre 2014 | 18.15
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Imbarazzo in un'aula di giustizia londinese nel processo contro un santone africano accusato di stupro. La donna stava usando un incomprensibile dialetto della Sierra Leone, ma nessuno se ne era reso conto

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Un tribunale inglese

Da oltre un'ora stava testimoniando davanti al giudice, quando ad un certo punto gli avvocati si sono resi conto che la donna stava parlando in una lingua sconosciuta. L'episodio in stile 'Un giorno in Pretura' è accaduto in un tribunale londinese, dove una 38enne originaria della Sierra Leone stava raccontando del presunto stupro subito da parte di un santone africano. Come riporta il Telegraph, dopo oltre un'ora e i ripetuti richiami da parte degli avvocati a parlare più lentamente e ad una distanza adeguata dal microfono, una cancelliera, originaria anche lei della Sierra Leone, ha avvertito il giudice che la testimone non stava in realtà parlando in inglese.

La donna, il cui nome non è stato reso noto per ragioni di privacy, stava infatti rendendo la sua testimonianza in lingua Krio, una variante dell'inglese parlata nel Paese africano. Dopo l'imbarazzo dei presenti, che se la sono presa con la cattiva "acustica" dell'aula oltre che con l'accento della testimone, il giudice Nicholas Madge ha incaricato la cancelliera di svolgere anche il ruolo di interprete. Nuovamente interrogata, la testimone si è però limitata a rispondere "non ricordo" a quasi tutte le domande.

La donna compariva in tribunale come principale testimone dell'accusa nel processo contro il 61enne Gilbert Deya, autoproclamatosi "arcivescovo", che deve rispondere di quattro accuse di stupro e altre accuse di violenza sessuale. Il predicatore, originario del Kenya, gestisce una 'chiesa' a Peckham quartiere a sud est di Londra, che conta nel Regno Unito circa 36mila fedeli.

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