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Gentiloni come Monti, è boom per il voto di fiducia

30 luglio 2017 | 13.34
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(Fotogramma)

Una tripletta, uno sprint da scattista. Nell'ultima settimana, nell'arco di appena due giorni, il governo Gentiloni ha fatto ricorso per 3 volte al voto di fiducia in Parlamento. In ballo c'erano tre decreti in scadenza, quello sugli interventi per il Mezzogiorno (al Senato) quello che introduce l'obbligo dei vaccini (alla Camera) e quello che ha consento il salvataggio delle Banche venete (al Senato).

Come evidenzia uno studio di 'Openpolis', in una sola settimana parlamentare il governo è salito a quota 17 voti di fiducia totali dal suo insediamento, che risale al 12 dicembre 2016. L'esecutivo Gentiloni, nel dettaglio, ha posto la questione di fiducia 10 volte a palazzo Madama, dove ormai i numeri 'ballerini' della maggioranza rendono sempre incerta la sorte dei provvedimenti, e 7 volte a Montecitorio.

Il ritmo dell'esecutivo in carica è di tutto rispetto, avendo fatto ricorso alla fiducia con una media di 2,43 volte al mese. Si tratta della seconda media più alta in assoluto degli gli ultimi cinque governi, battuta solo dalla 'performance' fatta segnare dal governo guidato da Mario Monti, che vanta un ritmo di 3 fiducie al mese.

Ma il primato di Monti, uno degli ultimi esecutivi più 'attivi' in assoluto sul fronte fiducia, può essere a portata di mano per Gentiloni. La prossima settimana all'ordine del giorno della Camera c'è, infatti, il decreto sul Mezzogiorno, in attesa della approvazione definitiva e quasi certamente si arriverà al voto di fiducia. Sarebbe, in questo caso, il 18/esimo in totale per questo governo.

Al Senato, invece, in calendario c'è la legge sulla concorrenza che, pur vantando alle spalle un iter lungo travagliato (è in attesa dal 2015), dovrebbe essere approvata in via definitiva dopo il dibattito. In ogni caso se le sorti della legislatura non dovessero riservare sorprese, per arrivare a scadenza naturale, alla ripresa e nei mesi a venire le occasioni per ricorrere alla fiducia non dovrebbero certo mancare.

A maggior ragione dopo l'ultima 'tripletta' del governo, i numeri confermano sempre di più il voto di fiducia come il più potente 'vettore' per far approvare le leggi, a prezzo di una compressione del dibattito parlamentare, consolidando nelle mani del governo l'iniziativa legislativa. Per restare alla legislatura in corso, in totale la fiducia è stata posta 93 volte.

Sul gradino più alto del podio resta saldamente il governo Renzi, che ha chiesto 66 voti di fiducia. Gentiloni segue con 17 fiducie e il governo Letta chiude con 10 voti di fiducia. Allargando l'indagine alla scorsa legislatura, i due esecutivi in carica avevano chiesto 96 voti di fiducia in totale: 45 il governo Berlusconi e 51 il governo Monti (in appena 17 mesi di attività). Il totale, un ritmo di 1,6 fiducie al mese.

Un elemento importante per chiarire l'impatto della fiducia nella attività parlamentare è il rapporto di questo strumento con il numero di leggi approvate. Per quanti testi approvati da Camera e Senato durante il governo Gentiloni è stato necessario utilizzare la fiducia? Considerando le 37 leggi votate e pubblicate in Gazzetta ufficiale, il rapporto testi approvati-voti di fiducia è al 45,95%.

Con i tre voti di questa settimana, l'esecutivo Gentiloni è riuscito a superare quanto fatto dal governo Monti, la cui percentuale si è fermata al 45,13%. Mettendo invece insieme i dati degli ultimi quattro governi (Berlusconi, Monti, Letta e Renzi) risulta che 1 legge su 4 (il 25%) è stata approvata con la fiducia.

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