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Rai: Giannini, l'azienda mi può licenziare ma il Pd proprio no

02 febbraio 2016 | 21.51
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Il conduttore di 'Ballarò' Massimo Giannini

"La Rai mi può licenziare. Il Partito Democratico proprio no". Massimo Giannini, in apertura della puntata di 'Ballarò' di questa sera ha risposto così alle accuse rivoltegli dall'esponente del Pd Michele Alnzaldi, segretariod ella commisisone di Vigilanza, per aver definito 'incestuoso' nella puntata della scorsa settimana il rapporto del ministro Maria Elena Boschi con le vicende del padre e della Banca Etruria. "Non so se ridere o piangere", ha detto fra l'altro il conduttore di 'Ballarò'. "La cosa mi indigna". "Di cosa dovrei chiedere scusa?" "È l'ennesimo attacco a chi cerca di fare informazione". "Non spetta alla politica decidere ai palinsesti", ha sottolineato Giannini.

"A leggere le dichiarazioni degli esponenti del Pd, innescate come spesso accade da Michele Anzaldi, non so se ridere o piangere - ha esordito Giannini- Anzaldi mi accusa di avere offeso il ministro Boschi, perché durante l'ultima puntata di 'Ballarò' ho usato la formula 'rapporti incestuosi' per definire il pasticcio che si è creato tra management, politica, massoneria e finanza, intorno alla Banca popolare dell'Etruria. Altri esponenti del Pd, più generosi -ha ironizzato Giannini- mi offrono almeno una scappatoia: 'Giannini chieda scusa', dicono". Giannini ha quindi spiegato di aver usato "la formula incriminata per sintetizzare" rivolgendosi ad Ernesto Carboni del Pd "quello che avevano appena detto il collega Antonio Padellaro e l'on Mara Carfagna a proposito del presunto conflitto d'interessi che riguarda il ministro Maria Elena Boschi e suo padre Pierluigi". "In studio Carboni non ha battuto ciglio nè obiettato alcunché, non essendoci nulla da obiettare, tanto era chiaro ed innocente il senso della mie parole. Il giorno dopo Carboni deve aver cambiato idea, dopo le accuse di Anzaldi", ha aggiunto il conduttore.

"A me -ha proseguito Giannini- preme sottolineare due cose: è penoso che per contestare un programma che evidentemente si considera fuori linea si usi un argomento così strumentale e si trasformi in un'offesa personale al ministro Boschi una frase che per il significato ed il contesto nel quale io l'ho pronunciata non poteva obiettivamente e non può prestarsi ad alcun equivoco". Quell'incestuoso "è del tutto privo -ha aggiunto Giannini- del significato letterale che Anzaldi ed altri hanno voluto leggervi: lo capirebbero tutti, l'hanno capito tutti. Ma evidentemente nel Pd c'è qualcuno che fa finta di non capire ed utilizza questo episodio come una clava contro 'Ballarò'".

"La cosa mi indigna e mi dispiace molto. Ma non capisco proprio di cosa dovrei chiedere scusa pubblicamente dal momento che, come si direbbe in tribunale, il fatto non sussiste. Quello che sussiste invece, e questo va sottolineato, è l'ennesimo paradosso di un palazzo che di fronte ai tanti problemi che assillano l'Italia e di fronte ai tanti interrogativi sui quali si dibatte in Europa e nel pianeta intero, perde tempo a sollevare bufere di questo tipo. Quello che sussiste è l'ennesimo attacco a chi cerca di fare solo informazione, è l'ennesima torsione del concetto di servizio pubblico, utile se serve a chi governa molto più che ai telespettatori". "Non spetta alla politica decidere i palinsesti, non spetta ai partiti decidere chi può lavorare nelal più grande azienda culturale di questo paese. A meno che non si debba dar ragione a Roberto Saviano, quando scrive 'ciò che sotto Berlusconi era inaccettabile, adesso è grammatica del potere'. La Rai mi può licenziare, il Pd, con tutto il rispetto, proprio no", ha concluso Giannini.

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