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Ambiente: zone umide dimezzate in Ue, in Italia mal conservato il 47,6%

02 febbraio 2017 | 09.46
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Riducono il rischio idrogeologico, raccogliendo le acque durante le piene e rallentandone il deflusso; diluiscono gli inquinanti come veri e propri depuratori naturali; sono dei serbatoi di biodiversità e laboratori a cielo aperto per studiosi e ricercatori. Sono le zone umide: lagune, acquitrini, stagni, paludi e torbiere. E oggi è la quindicesima Giornata Mondiale dedicata a loro, il World Wetlands Day, dedicato quest'anno alla riduzione del rischio da calamità.

Per decenni bistrattate e bonificate, oggi le aree umide sono state rivalutate per le loro funzioni ecologiche il cui valore economico è stato stimato in 300-800 dollari per ettaro l'anno per le zone umide costiere, e fino a 104mila per quelle interne. Eppure, in molti Paesi europei nel XX secolo, si è registrata una perdita di oltre il 50% della superficie originaria di zone umide.

E in Italia? Sono 52, distribuite in 15 Regioni e per un totale di 58.356 ettari, le zone umide d’importanza internazionale riconosciute nel nostro Paese e inserite nell’elenco della Convenzione di Ramsar. Ma anche qui, una recente indagine dell'Ispra ha evidenziato come il 47,6% di questi ambienti sia in 'cattivo' stato di conservazione, il 31,7% 'inadeguato' e solo il 4,7% è in uno stato 'favorevole'.

Le cause sono da ricercare nello sviluppo urbano, nell’agricoltura intensiva, nell’inquinamento, nelle modificazioni del regime idrogeologico, nell’introduzione di specie invasive e nei cambiamenti climatici, che agiscono in sinergia e su scale diverse, causando effetti rilevanti sugli ecosistemi, animali e piante legati agli ambienti acquatici, soprattutto anfibi e pesci d'acqua dolce. In Italia il 10% degli anfibi (44 specie, un terzo delle quali endemiche) è minacciata e il 26% è vulnerabile.I numeri sono contenuti nel dossier “World Wetland Day 2017 - le zone umide per la riduzione del rischio idrogeologico” con cui il Wwf celebra la giornata di oggi. Il Wwf, grazie al sistema delle Oasi, gestisce direttamente o in collaborazione con altri enti la rete di aree umide più diffuso in Italia: circa 50 aree, 10 delle quali sono "Zone umide d’importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar”. Per celebrare il World Wetland Day, sabato 4 e domenica 5 febbraio le Oasi Wwf con stagni e paludi saranno aperte gratuitamente al pubblico, con iniziative a supporto della scoperta delle zone umide e dei suoi abitanti. I programmi nel dettaglio su www.wwf.it/oasi

"La rete di zone umide che abbraccia il nostro territorio è un vero e proprio sistema linfatico che ci protegge e ci difende da scompensi e aggressioni - dichiara Isabella Pratesi, direttore conservazione Wwf Italia - Una rete di zone umide ben gestite e protette è una protezione cruciale dal rischio alluvioni: un insieme di piccoli e grandi capillari capaci di assorbire e distribuire efficacemente il carico d’acqua, mitigando gli effetti nefasti delle alluvioni”.Il Wwf Italia avanza anche alcune proposte per le zone umide: applicare correttamente e in modo integrato le direttive europee “Acque”, “Habitat” e “Uccelli”; avviare una diffusa azione di rinaturazione volta al recupero delle zone umide, in particolare lungo i fiumi; migliorare la conoscenza dello stato complessivo dei sistemi acquatici; promuovere Piani di adattamento ai cambiamenti climatici a livello di bacino idrografico volte a ridurre l‘impatto dei cambiamenti climatici sulle specie e gli habitat legati all‘ambiente acquatico.E ancora: bloccare il consumo del suolo lungo le aste fluviali e procedere all’istituzione del Parco Nazionale del Delta del Po che, con oltre 300 specie di uccelli, 40 specie di mammiferi e 25 tra anfibi e rettili, è una zona unica per biodiversità su scala europea, in particolare per l’avifauna, e rappresenta il più vasto complesso di zone umide d’Italia.

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