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Giovani Confindustria: "Recovery rigore da non sbagliare, serve esecutivo solido"

11 gennaio 2021 | 17.07
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Di Stefano all'Adnkronos: "Se falliamo perdiamo la partita. Le risorse vanno incardinate in una strategia di medio/lungo periodo, articolata in una serie di azioni che diano risposte immediate". Ecco perché "l'auspicio, al di là del colore politico, è quello di avere un governo stabile che possa portare avanti le riforme, invece di aprire una crisi"

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(Adnkronos)

Con il Recovery plan l'Italia ha l’opportunità di calciare "un rigore: tocca a noi fare goal, non possiamo sbagliare". Ed "è evidente che per gestire un piano così complesso occorre un esecutivo solido". Lo dice conversando con l'Adnkronos il presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, Riccardo Di Stefano, siciliano, classe 1986.

"Se falliamo - ammonisce - perdiamo la partita. Rovesciare una enorme quantità di denaro su un Paese non significa garantirne la crescita: le risorse vanno incardinate in una strategia di medio/lungo periodo, articolata in una serie di azioni che diano risposte immediate. Di certo - sottolinea il presidente dei Giovani e vice presidente nella squadra di Carlo Bonomi - la cosa più importante è l'execution, un ritardo nell'applicazione sarebbe come la criptonite. Per ottenere questo risultato serve una struttura snella, composta dalle migliori figure del pubblico e del privato: occorre insomma uno sforzo corale. In questo modo si può intraprendere il percorso di ripresa nel breve periodo e porre le basi per la crescita lungo le direttrici indicate dall'Europa", sostiene Di Stefano. Bruxelles infatti "ha dato le chiavi di lettura" del Recovery individuando "nella digitalizzazione e nelle infrastrutture, sia fisiche che digitali, i driver di sviluppo per il futuro che la nostra generazione deve costruire e con cui sarà in grado di pagare parte dell'imponente debito pubblico che stiamo contraendo". Con pilastri come innovazione, Ricerca e Sviluppo, sostenibilità e inclusione sociale, con un focus sulle infrastrutture "lo sforzo deve essere anche rivolto a creare una nuova società digitalizzata che riesca ad abbattere i gap sociali".

"E' evidente - sottolinea Di Stefano sui venti di crisi che agitano la politica - che per gestire un piano così complesso occorre un esecutivo solido, in grado di guidare il Paese e di rappresentarlo con autorevolezza anche fuori dai confini nazionali e sui tavoli europei. L'auspicio, al di là del colore politico, è quello di avere un governo solido e stabile, che possa portare avanti le riforme, invece di aprire una crisi".

Il ruolo dei giovani

I giovani sono "protagonisti involontari" del Piano nazionale di ripresa e resilienza che l'Italia deve presentare a Bruxelles visto che il debito contratto oggi - sottolinea il leader di Confindustria - per far fronte alla crisi, dovrà essere pagato dalle nuove generazioni: ma perché questo avvenga devono prima di tutto cambiare le politiche pubbliche di accompagnamento al lavoro che ad oggi non riescono a incidere sul tasso di disoccupazione giovanile e sul modello di formazione, oltre a non invertire "il calo nella propensione all'imprenditoria. Il gap con il resto d'Europa è preoccupante. Il tema dei giovani negli ultimi anni è stato spesso trascurato, sia sul fronte dell'occupazione che su quello della scuola e dell'università: il risultato è un capitale umano scarsamente formato. Siamo uno dei Paesi con il più alto numero di Neet (giovani che non studiano e non cercano lavoro n.d.r.) e ci troviamo tra gli ultimi posti nella classifica europea come tasso di laureati".

In sette anni di Garanzia giovani, ricorda Di Stefano, hanno trovato lavoro 412mila under 29. Ovvero circa uno su tre degli 1,2 milioni di ragazzi presi in carico dai centri per l'impiego e dalle agenzie private. Anche l'operazione Navigator per ora non sembra aver dato i risultati sperati: "Non è sufficiente stanziare risorse, occorre cambiare proprio il modello di accompagnamento al lavoro", afferma il presidente dei Giovani di Confindustria. L'auspicio è che con il Piano Next Generation Eu "l'Europa concentri la propria azione sui giovani per il rilancio economico e sociale".

La crisi delle Pmi

Quanto alla crisi innestata dalla pandemia, rileva Di Stefano, "I giovani la vivono con grande incertezza, con i timori propri di chi fa impresa, con l'aggravante che ad essere colpite dalla crisi finanziaria sono le imprese più giovani, con meno 'storicità', spesso gestite proprio da imprenditori under 40. Temiamo che le ripercussioni saranno ancora più evidenti nei prossimi mesi".

"In questo momento, come evidenziato anche dal gruppo dei Trenta presieduto da Mario Draghi - sottolinea - va affrontata l'emergenza liquidità e solvibilità di tante imprese. I riflessi di questa situazione - ribadisce - si registreranno nei prossimi mesi: tante imprese per fare fronte ai debiti accumulati e per pagare le tasse eroderanno gran parte del cash flow che viene generato dall'attività. Il rischio è che quel po' di liquidità di cui dispongono venga impiegato solo per garantire la solvibilità dell'impresa a scapito degli investimenti privati che creano sviluppo". Di qui "la preoccupazione che possano venire meno i sostegni alla liquidità: oggi le pmi, che costituiscono la gran parte del tessuto imprenditoriale del nostro Paese, sono molto colpite dalla crisi e salvaguardarle oggi equivale a salvaguardare il futuro del Paese domani".

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