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Giovani reclusi, gli italiani Hikikomori emergono sul web

11 novembre 2016 | 17.53
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Hikikomori Italia/Hikikomori Italia

Adolescenti e giovani adulti che all'improvviso si isolano dalla vita sociale e rimangono chiusi al sicuro nella propria camera da letto, per mesi o anni. "Ma che, a differenza di quanto accade in Giappone, mantengono un dialogo, anche se difficile, con i genitori. Facendo muro rispetto alla società". Così Marco Crepaldi, amministratore e ideatore del blog www.hikikomoriitalia.it, prima comunità italiana sul fenomeno, descrive all'Adnkronos Salute i giovani Hikikomori del nostro Paese.

Il termine "significa letteralmente "isolarsi", "stare in disparte" e viene utilizzato per riferirsi ad adolescenti e giovani adulti che decidono di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi, rinchiudendosi nella propria camera da letto, senza aver nessun tipo di contatto diretto con il mondo esterno. Al momento in Giappone si parla di un milione di casi. Ma l'hikikomori riguarda tutti i Paesi sviluppati del mondo, compresa l'Italia - dice Crepaldi - E da noi, pur mancando un 'censimento', possiamo stimare almeno 100 mila casi, dai 16 ai 30 anni, con un picco a 18-20".

Questo moderno eremitaggio domestico "è un grido di protesta contro una società frenetica, fredda e soffocante, che non dà la possibilità di sbagliare, essere diversi, comportarsi al di fuori della logica del gruppo", continua. Il blog, che si è arricchito anche di una chat riservata ai ragazzi e anonima, in cui possono confrontarsi, e di un gruppo per i genitori, ha attirato in poco tempo centinaia di migliaia di visualizzazioni. E punta a mettere in luce "le reali dimensioni di questo fenomeno in Italia, ma anche le sue motivazioni. Insomma, sensibilizzare e generare una riflessione critica", dice Crepaldi.

"Molti pensano che gli hikikomori siano solo dei pazzi, dei malati o dei vigliacchi. Ma la questione non è così semplice". Considerato poi "che possiamo facilmente stimare qualche centinaia di migliaia di ragazzi coinvolti, non è il caso di banalizzare". L'analisi e l'osservazione di quanto emerso dalla community ha permesso a Crepaldi, che è laureato in psicologia, di notare che "a differenza di quanto si pensi, anche le ragazze sono coinvolte, almeno in Italia. Mentre in Giappone la prevalenza è nettamente maschile in 9 casi su 10, da noi c'è una sottostima dei casi femminili, forse perché è ritenuto più 'normale' che una ragazza si chiuda in casa".

Il momento più a rischio è "alla fine delle scuole superiori, con l'inizio dell'università, quando viene meno lo stimolo a uscire tutti i giorni per andare a scuola. Spesso si tratta di ragazzi molto protetti, intelligenti, bravi a scuola ed esaltati in casa, con grandi ambizioni. Al primo scontro o fallimento vacillano e perdono interesse per il mondo. Mantenendo però un'idea molto alta di se stessi: della serie o tutto o niente. Si isolano dal mondo esterno, ma accettano di parlare con chi è come loro". Lo testimonia il successo della chat Skype libera ed anonima in cui ragazzi e ragazze hikikomori possono conoscersi e confrontarsi senza la paura di essere giudicati. La chat è nata da poche settimane, "ma sta già riscuotendo un grande successo, con più di 50 ragazzi hikikomori che partecipano attivamente e parlano della propria condizione. Alcuni addirittura stanno ipotizzando un incontro dal vivo".

Le iniziative di Ikikomori Italia puntano a fornire ai ragazzi italiani che si sentono vicini all'hikikomori, o ai genitori che hanno un figlio in questa condizione, la possibilità di potersi informare, capire che non si è soli. "Un impegno che continuerà: la sensazione è che il fenomeno in effetti stia esplodendo", conclude Crepaldi.

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