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Giustizia, M5S: "Riforma Cartabia va modificata"

20 luglio 2021 | 12.49
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I pentastellati dopo l'allarme lanciato in commissione Giustizia alla Camera da Gratteri per il quale "l'improcedibilità riguarderà il 50% dei processi gravi"

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Immagine di repertorio (Fotogramma)

"La riforma del processo penale messa a punto dalla ministra Marta Cartabia deve essere modificata". Così in una nota le deputate e i deputati del Movimento 5 stelle in commissione giustizia secondo i quali l'audizione di Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro, "è stata drammaticamente chiara". "Tra tutte le critiche espresse da Gratteri - aggiungono - quelle che più preoccupano, poiché prefigurano scenari inquietanti, sono relative alle conseguenze concrete: 'convenienza a delinquere' e 'diminuzione del livello di sicurezza per la nazione'".

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I parlamentari pentastellati proseguono: "Gratteri ha correttamente preannunciato un 'aumento smisurato di appelli e ricorsi in Cassazione' perché 'con questa riforma a tutti, nessuno escluso, conviene presentare appello e poi ricorso in Cassazione non foss’altro per dare più lavoro ed ingolfare maggiormente la macchina della giustizia'. Si tratta di considerazioni che devono indurre tutti a rivedere e modificare nel profondo la riforma, soprattutto con riguardo a prescrizione e improcedibilità. Ne va del futuro del Paese", concludono.

Gratteri

Con le nuove norme sulla prescrizione "il 50% dei processi anche gravi" non si celebreranno alla luce dell'improcedibilità prevista dopo due anni per l'appello e uno per la Cassazione. A lanciare l'allarme è il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, ascoltato dalla commissione giustizia della Camera. Gratteri ha espresso il timore che "i 7 maxi processi che si stanno celebrando a Catanzaro per come è prevista oggi la norma saranno dichiarati improcedibili", precisando che i processi che rischiano di non essere celebrati riguardano non solo i reati di mafia ma anche quelli contro la pubblica amministrazione.

"In termini concreti le conseguenze saranno la diminuzione del livello di sicurezza per la nazione, visto che certamente ancor di più conviene delinquere", è il rischio connesso alle norme sulla nuova prescrizione contenute negli emendamenti del governo al disegno di legge di riforma del processo penale denunciato da Gratteri. Il riferimento è all'improcedibilità dell'azione penale prevista dalle nuove norme, dopo i tempi predeterminati per l'appello e la Cassazione, rispettivamente due anni e un anno. "Fissare una tagliola con un termine così ristretto vuol dire non assicurare che tutto venga analizzato con la dovuta attenzione", ha aggiunto. "A questo punto sarebbe meglio tornare alle norme sulla prescrizione del reato come erano prima della riforma Bonafede, provocherebbero meno danni".

De Raho

La nuova prescrizione, con l'improcedibilità dei reati trascorsi due anni per l'appello e uno per la Cassazione, "mina la sicurezza del Paese", ha sostenuto il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero De Raho in commissione giustizia alla Camera. "E' un aspetto che ricade sulla sicurezza della nostra democrazia - ha spiegato - Immaginare che tanti processi verranno dichiarati improcedibili è cosa che mina la sicurezza del nostro paese". "La giustizia non può non essere esercitata attraverso un numero di giudici sufficiente. Laddove c'è un ritardo c'è un'evidenza, ossia l'insufficienza dei giudici. Se il numero non può essere aumentato, così come le pendenze richiederebbero, bisogna ricorrere a un effetto di 'moltiplicazione' dei giudici, cioè riconoscere al giudice la alla possibilità di operare come giudice monocratico". E "sono necessarie risorse alle cancellerie: in alcuni distretti inviano gli atti a distanza anche di un anno rispetto al termine previsto per le impugnazioni", sono alcune delle considerazioni fatte da De Raho.

Cartabia

"Ogni processo che non arriva a sentenza definitiva è una sconfitta. Quelle decine di migliaia di processi che già oggi vanno in prescrizione, non dopo la riforma ma già oggi, sono una sconfitta per lo Stato". Così la ministra della Giustizia Marta Cartabia, a Napoli nel corso di un incontro sull'Ufficio del processo al Palazzo di Giustizia. "Non possiamo più permettercelo - ha aggiunto - se la risposta arriva tardi e in tempi non ragionevoli è anche una sconfitta dello Stato. Tutti i Caino e gli Abele attendono un giudizio severo, giusto e tempestivo. Questo è quello che la Costituzione ci chiede e io non ho altre bussole".

Giustizia: Aiello (Misto-Idv), 'allarme Gratteri preoccupante'

"L’allarme di Gratteri sulle conseguenze della riforma Cartabia è preoccupante e non può restare inascoltato". Così Piera Aiello, deputata di Italia dei Valori e testimone di giustizia sotto scorta commenta l'audizione in commissione giustizia della Camera del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri sulla riforma della giustizia.

"E' a rischio il 50% dei processi gravi -spiega la parlamentare- e la nuova prescrizione renderà più conveniente delinquere. Senza contare l’impatto sui procedimenti in corso istruiti dalla procura di Catanzaro. Invito tutti i miei colleghi a prendere in considerazione le sue parole e a riflettere sull’opportunità di una riforma che sembra più utile ad acconsentire alle richieste dell’Ue che a rendere la giustizia davvero efficace".

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