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Riforma giustizia, ok del Cdm dopo scontro su prescrizione

08 luglio 2021 | 18.21
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Forza Italia e Italia Viva avrebbero espresso forti perplessità sull'allungamento dei tempi processuali per corruzione e concussione. M5S: "Non arretriamo"

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Le tensioni interne al M5S -alle prese con un braccio di ferro tra Grillo e Conte i cui esiti restano incerti- esplodono sulla riforma del processo penale targata Cartabia, che plana in Consiglio dei ministri nonostante il tentativo dei grillini di rallentarne l'approdo. Le riunioni si rincorrono da giorni, l'ultima, tra i ministri M5S, fa slittare il Cdm di un'ora. Cdm che tarda ancora, di altri tre quarti d'ora, quando il premier Mario Draghi e la Guardasigilli vedono i ministri 5 Stelle tentando una mediazione.

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E' cosa nota che, sulla riforma del processo penale, sia la responsabile di via Arenula che il presidente del Consiglio chiedevano un voto unanime sugli emendamenti messi a punto da Cartabia. Altrettanto noto, però, è che i 5 Stelle avevano inserito proprio la riforma della prescrizione targata Bonafede nel 'tesoretto' da salvaguardare per sostenere il governo Draghi.

Tant'è che nel pomeriggio, a poco meno di un'ora dalla convocazione del Cdm, dai 5 Stelle -incerti e divisi per l'intera giornata sulla linea da tenere- trapela la volontà di astenersi, e questo nonostante rimbalzassero rumors di un Draghi molto fermo sul testo: "prendere o lasciare", la sintesi del ragionamento attributo da più fonti al presidente del Consiglio, "sulle riforme legate al Pnrr deve esserci la maggioranza", riportano dei beninformati le sue parole all'Adnkronos.

Dopo una giornata di travaglio interno, con lo stesso Bonafede in prima linea per difendere la propria riforma, arriva la proposta di mediazione: stop al decorso della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, ma il timing previsto da Cartabia per i successivi gradi di giudizio si allunga per i reati contro la Pubblica amministrazione, dunque anche corruzione e concussione, temi da sempre cari ai grillini. Per queste fattispecie di reato -la proposta- i tempi si estendono da 2 a 3 anni in appello e da 1 anno a 18 mesi in Cassazione. Ma se la mediazione, che pur non accontentava e non accontenta tutti in casa 5 Stelle, all'inizio sembra ottenere il disco verde del governo, a un certo punto del pomeriggio sembra saltare.

Quando i ministri 5 Stelle arrivano a Palazzo Chigi sono pronti alle barricate, ovvero ad astenersi. Dal confronto con il premier e la Guardasigilli tuttavia i ministri 5 Stelle ottengono l'allungamento dei tempi per i reati più sentiti in casa grillina: torna in campo la proposta che a un certo punto sembrava essere stata accantonata per volontà, raccontano, soprattutto della ministra Cartabia. Media il presidente del Consiglio in persona, che cerca una via d'uscita che accontenti tutti.

Ma permangono comunque, in casa 5 Stelle, malcontento e divisioni, con Bonafede che viene descritto deluso e amareggiato dal 'verdetto' che esce dal Cdm, ovvero ok unanime alla riforma con il disco verde dei 5 Stelle. Del resto la fotografia che emerge della giornata M5S è a tinte fosche. Con la linea che tarda ad essere definita, complice le divisioni interne. Che esplodono in una riunione che si tiene tra i big del Movimento attorno ad ora di pranzo, in cui Bonafede ma anche il capogruppo al Senato Ettore Licheri chiedono di difendere a spada tratta la riforma del governo Conte, astenendosi dal voto in Cdm e chiedendo un rinvio. Ma le parole attribuite a Draghi -"prendere o lasciare"- risuonano con forza, il ministro Luigi Di Maio richiama alla responsabilità.

Dalla Bolivia, intanto, torna a pungere Alessandro Di Battista, che in queste ore, apprende l'Adnkronos, tiene i contatti con diversi esponenti del M5S: ha lasciato il Movimento 'Dibba', ma tiene saldi i rapporti e chiede che i 5 Stelle sulla prescrizione non cedano di un millimetro. "Sul Fatto c'è un editoriale di Travaglio che, ahimè, va letto. Dico ahimè perché spiega perfettamente quel che sta tentando di fare il governo dei migliori, ovvero un maxi-regalo all'impunità. Ovvero ai ladri!", tuona su Instagram.

Eppure se il M5S appare diviso, il risultato ottenuto in Cdm fa storcere il naso a Iv e Fi. Che, nel corso della riunione, a quanto apprende l'Adnkronos da fonti di governo avrebbero espresso "forti perplessità" sull'accordo raggiunto per il pressing grillino sull'allungamento dei tempi processuali per i reati contro la PA, concussione e corruzione in primis.

Ne sarebbe nato uno scontro dai toni accesissimi. Con il ministro azzurro Renato Brunetta che avrebbe accusato i grillini di aver cambiato le carte in corsa. E Iv pronto a rilanciare le accuse. Altrettanto duri i 5 Stelle, "non arretriamo di un centimetro", la linea. La Lega sostiene di aver mediato, fatto da pacere. Ma a placare gli animi, raccontano, è stato il premier in persona, che ha richiamato tutti all''ordine', "mi appello al vostro senso di responsabilità -le parole del presidente del Consiglio riportate all'Adnkronos - sono riforme legate al Pnrr, fondamentali per il Paese, e voglio una maggioranza compatta e responsabile". Che infatti dà l'ok alla riforma, che arriva all'unanimità. Per quanto indubbiamente sofferta, soprattutto in casa 5 Stelle. (di Ileana Sciarra)


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