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'Giustizia per Marco Vannini', quasi a 190mila firme

01 febbraio 2019 | 09.08
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Sono poco meno di 189mila le firme raccolte su Change.org per la petizione in cui si chiede che il caso di Marco Vannini venga riesaminato e ai colpevoli data la giusta punizione. Il web ha reagito subito alla sentenza dei giudici della Corte d'Assise d'Appello che hanno ridotto la pena di Antonio Ciontoli a 5 anni (rispetto ai 14 decisi in Assise), riqualificando il reato a omicidio colposo.

La petizione è indirizzata al ministro della Giustizia Bonafade che, in un video su Facebook, dopo aver ricordato di non poter "entrare nelle decisioni dei magistrati", ha detto di essere "indignato che un magistrato interrompa lettura del dispositivo della sentenza per dire 'se volete andare a fare un giro a Perugia ditelo'". "Ho già attivato gli uffici perché vengano fatte tutte le verifiche e gli accertamenti necessari", ha aggiunto.

Alla lettura della sentenza in aula è esplosa la protesta dei familiari di Vannini e degli amici presenti che hanno urlato "è una vergogna, venduti, è uno schifo, strappiamo il certificato elettorale". "Non ho neanche finito di leggere il dispositivo - dice il giudice - questa è interruzione di pubblico servizio ai sensi dell'articolo 40 del codice penale. Se volete farvi una passeggiata a Perugia, ditelo".

"Ho guardato il video del momento in cui viene letto il dispositivo della sentenza, un magistrato ha tutti gli strumenti idonei a far mantenere l'ordine in un'aula giudiziaria", ha sottolineato Bonafede.

Sul caso è intervenuta anche il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, che su Facebook ha scritto: "Non posso entrare nei meriti della sentenza giudiziaria, poiché esula dalle mie competenze e prerogative, ma una cosa la posso fare: il mio impegno, il mio massimo impegno, fin quando sarò io a guidare il Ministero della Difesa, affinché al signor Ciontoli non sia concesso il reintegro in Forza Armata. Ho già in questo senso dato disposizioni alle competenti articolazioni della Difesa".

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