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Gli investigatori: Amri valutò di viaggiare fino a Roma

29 dicembre 2016 | 11.38
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Arrivato il 22 dicembre sera alla stazione di Torino Porta Nuova, Anis Amri - il terrorista della strage di Berlino - valutò l'ipotesi di procedere il viaggio andando a Roma. E' quanto emerge in ambienti investigativi dove si stanno esaminando tutte le immagini delle telecamere che hanno ripreso Anis Amri nel suo viaggio.

E proprio una telecamera ha immortalato il giovane tunisino a Torino mentre, ad una biglietteria elettronica, ha digitato sia la possibilità di arrivare a Milano Centrale, cosa che poi ha fatto, sia la tratta Torino-Roma. Arrivato da Berdonecchia su di un treno locale a Torino Porta Nuova, Amri si è cambiato il giaccone: probabilmente, è l'ipotesi degli inquirenti, il giovane cercava di distogliere il più possibile l'attenzione su di sé, anche se la sera del 22 dicembre il suo nome non era ancora stato fatto, quindi era in fuga ma non si sentiva braccato. Tutti i suoi movimenti comunque, almeno da quanto emerge dalle immagini, Amri li ha fatti da solo.

A poche decine di chilometri dalla Capitale, in provincia di Latina, gli inquirenti hanno effettuato ieri delle perquisizioni presso abitazioni dove Amri ha soggiornato nel 2015. Intanto a Milano gli investigatori proseguono la loro attività per accertare se avesse contatti in Lombardia.

Intanto procedono gli accertamenti degli inquirenti su tutti i contatti avuti da Amri prima di stabilirsi in Germania dove da criminale comune il giovane ha 'sposato' la causa del jihad ed è entrato in contatto con la cellula islamista del predicatore Abu Walaa. Dall'analisi del cellulare in uso ad Amri ritrovato a Berlino sono emersi nomi e informazioni che ora gli investigatori stanno attentamente approfondendo attraverso una serie di perquisizioni e interrogatori in particolare al Nord e in centro Italia.

Le autorità tedesche hanno indagato per mesi Anis Amri, sospettando che stesse usando diverse identità. Secondo le informazioni ottenute dal settimanale 'Der Spiegel', che cita un portavoce della procura, "l'ufficio di Duisburg aveva aperto nell'aprile 2016 un procedimento penale per frode" nei confronti del tunisino che "aveva ricevuto fraudolentemente nel novembre 2015, per un breve periodo, prestazioni sociali", utilizzando due nomi diversi.

Secondo quanto rivela il giornale, "già nel 2015 alla procura di Berlino era stato aperto un fascicolo su Amri" per aver colpito con un pugno al volto un uomo della sicurezza nel piazzale dell'ufficio immigrazione , "cui si era registrato con il falso nome di Ahmad Zaghoul". Il procedimento venne poi chiuso perché "Zaghoul" non si trovava più.

Ciò che non è ancora chiaro è se la Procura sapesse in aprile che il presunto aggressore del mercatino di Natale a Berlino era stato identificato come una persona pericolosa in grado di commettere un attacco. "Essere considerato pericoloso non è un crimine, ma semplicemente un concetto che si usa nell'ambito della prevenzione. Come Procura noi perseguiamo chi è stato denunciato o criminali di cui siamo a conoscenza", ha spiegato il portavoce.

Secondo il portavoce, inoltre, il calibro 22 della pistola con cui Amri ha sparato all'agente di polizia italiano è lo stesso di quella usata nell'attacco a Berlino per uccidere l'autista polacco cui Amri ha sequestrato il camion. Si saprà se il proiettile trovato nel camion a Berlino è stato sparato dalla stessa arma al termine di un'ulteriore indagine balistica, ha aggiunto la stessa fonte.

La procura ancora non ha potuto stabilire il momento esatto della morte del camionista polacco, anche se si ritiene che l'uomo sia morto pochi attimi prima dell'attacco.

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