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Google: esperti, idea usare nanotecnologie su cancro è da 'Star Trek'

05 novembre 2014 | 12.38
LETTURA: 3 minuti

Dubbi dalla comunità scientifica, è più fantascienza che realtà medica e c'è pericolo di tossicità e rigetto.

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Non convince la comunità scientifica l'ambizioso piano di Google di sperimentare nuove nanoparticelle sotto forma di una 'pillola' da introdurre nel corpo umano alla ricerca di un cancro o di una patologia. Per alcuni tra i maggiori esperti in nanotecnologie il progetto del gigante di Internet è "più fantascienza che realtà medica". Anzi, "è un buon episodio di Star Trek". Il progetto, affermano alcuni scienziati in un report di Kevin Bullis oggi sul Mit Technology Review, la prestigiosa rivista del Mit, nasconde infatti "pericoli di tossicità e di rigetto". "E' molto eccitante che una società con la potenza di fuoco finanziaria di Google stia preparando questa grande sfida" ma Google ha descritto "l'intenzione di fare qualcosa, non una scoperta o un percorso per arrivarci" è il secco intervento di Chad Mirkin che dirige l'Istituto Internazionale per le Nanotecnologie presso la Northwestern University.

Dagli scienziati dubbi mirati. La tecnologia è speculativa: è praticamente "un buon episodio di Star Trek" afferma Mirkin. L'idea di base di Google "non è una novità, altri ricercatori -riferisce Bullis nel report- hanno sviluppato nanoparticelle magnetiche per la diagnostica e i trattamenti per anni". Nel bando, Andrew Conrad, capo del team Life Sciences presso il laboratorio di ricerca di Google X, dice che "in sostanza, l'idea è semplice". Ma agli esperti non sembra una strada in discesa. Le nanoparticelle che Google vuole progettare e sperimentare, su cui sono impegnati più di cento ricercatori da astrofisici a chimici a esperti di ingegneria elettrica, potrebbero entrare nel corpo umano come una 'normale pillola', ma l'idea non convince.

Tutto è possibile ma il cancro si può vedere anche in altri modi. L'impiego di nanoparticelle nel corpo umano "è molto difficile, ed è improbabile - scrive il Mit Technology Review - che la visione di Google sarà realizzata in tempi brevi". Anzi per Mirkin richiede "un grande atto di fede". E non è solo lui a sollevare dubbi. "Oltre alla sfida di rilasciare le nanoparticelle e quella della lettura di un loro segnale, un'altra domanda chiave è se il sistema sarà al sicuro" sottolinea il professore del Mit Robert Langer. In effetti, aggiunge John McDonald, professore presso la Georgia Tech, "uno dei grandi ostacoli che abbiamo avuto con le nanoparticelle magnetiche era la loro tossicità". Per McDonald quindi "anche se tutto è possibile, penso che ci possono essere modi più efficaci per rilevare il cancro e altre malattie in una fase precoce rispetto all'approccio previsto da Google".

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