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Ilva: Gnudi, interesse è forte, modello Atlante per rilancio

29 aprile 2016 | 18.30
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Piero Gnudi, commissario straordinario dell'Ilva, promuove l'idea di replicare il 'modello Atlante' anche per il salvataggio del gruppo e si dice ottimista per il futuro del colosso dell'acciaio, "cuore della siderurgia in Italia". Intervistato dall'Adnkronos, Gnudi svela gli interessi di imprenditori italiani, Cdp e fondi internazionali per l'Ilva in vista del 30 maggio, data di scadenza per presentare le proposte relative al gruppo di Taranto, in amministrazione straordinaria da oltre un anno.

"Le persone che sono interessate sono parecchie, erano 29, di quelli grossi ce ne sono sei: c'è il fondo cinese, ci sono i turchi, Marcegaglia, Arvedi, poi c'è un fondo americano e c'è anche la Cassa depositi e prestiti", spiega. "L'attività dei vari offerenti - con la richiesta di approfondimenti - mi fa ritenere che questi alla fine un'offerta la faranno". L'interesse degli imprenditori italiani non manca - "Qualcuno c'è e so che è anche impegnato a trovare la soluzione, io non sarei così pessimista" -; seppure l'idea che il gruppo possa finire in mani straniere non è remota. "Come commissario non posso dare giudizi. Mi auguro comunque una soluzione si trovi, soprattutto per salvare posti di lavoro", sottolinea Gnudi.

Il commissario straordinario apprezza le parole e l'impegno del premier Matteo Renzi per il gruppo di Taranto. "L'Ilva rappresenta il cuore del settore siderurgico in Italia. Siccome in Italia -aggiunge- la sua principale fonte di esportazione è nella metalmeccanica può capire che senza avere un fornitore di acciaio e di ferro diventa complicato". L'idea di un fondo con capitali che arriverebbero da Cdp e soci privati per salvare il gruppo piace a Gnudi. "Penso sia uno strumento certamente utile di politica economica. Se lo Stato assume piccole partecipazioni in società che operano in settori strategici come può essere l'Ilva, penso sia una cosa utile".

L'idea di un 'modello Atlante' da applicare anche all'Ilva, senza incorrere nei rilievi dell'Unione europea, è ancora in una forma embrionale, ma per Piero Gnudi, ex presidente dell'Istituto per la ricostruzione industriale, "non può essere paragonato ai tempi dell'Iri quando lo Stato interveniva al 100%". In questo senso la presenza della Cassa depositi e prestiti all'interno dell'eventuale 'super fondo' non può configurarsi come aiuto di Stato.

L'eventuale ruolo della Cdp nella cordata per l'Ilva "lo deciderà la Cassa depositi e prestiti. Se interviene, lo farà con una quota di minoranza, saremmo di fronte a un'azionista come altri, non vedo come possa essere configurato come un aiuto di Stato", sottolinea Guidi, ricordando che la Cdp "tra le altre cose non è proprio Stato, ci sono anche dei privati". Insomma, per Gnudi "Non siamo allo Stato che si compra tutto, come è successo invece in altri Paesi", ricordando che "sia in Germania che in Francia molte società sono in mano allo Stato".

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