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Golpe in Sudan, arrestato Al-Bashir

11 aprile 2019 | 07.39
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Mezzi militari nella residenza ufficiale del presidente , che avrebbe tentato la fuga. Migliaia in strada. Cosa sta succedendo? Chi è Alaa, 'regina' delle proteste. Sospesa la Costituzione

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(Afp)

Occhi puntati sul Sudan. Dopo mesi di proteste antigovernative contro il presidente Omar al-Bashir, diversi mezzi militari sono entrati nel complesso che ospita il quartier generale dell'esercito e la residenza ufficiale del presidente. Il ministro della Difesa sudanese, Awad Ibn Aouf, ha annunciato il suo arresto: l'annuncio è avvenuto con un comunicato letto alla tv di Stato. Aouf ha contestualmente annunciato lo scioglimento del governo, del Parlamento e tutti i governi regionali. Annunciata anche la sospensione della Costituzione che era in vigore dal 2005 e che era stata emendata nel 2016.

Sempre Aouf ha annunciato una transizione di due anni guidata da un "alto Consiglio di sicurezza", i cui membri saranno annunciati prossimamente. L'annuncio è avvenuto con un comunicato letto alla tv di Stato dal ministro, che ha confermato lo stato d'emergenza per tre mesi; stato d'emergenza che è in vigore in Sudan dal 22 febbraio. L'Associazione dei professionisti sudanesi - un organismo parallelo ai sindacati filo-regime, e quindi non riconosciuto, che ha guidato la protesta esplosa il 19 dicembre in Sudan - aveva già anticipato che l'unica via d'uscita dalla crisi era la formazione di un governo di transizione civile nazionale. L'Associazione aveva chiesto ai manifestanti di rimanere nelle strade e continuare il loro sit in davanti al quartier generale delle forze armate a Khartoum. Nel 1989 il presidente deposto Omar al-Bashir aveva preso il potere con un golpe.

Ora si apre quindi lo spazio per consultazioni per dare vita ad un organismo di transizione. Lo scorso febbraio Bashir aveva nominato Ibn Aouf, già a capo dell'intelligence e capo di Stato maggiore, vicepresidente: dal 2010 aveva lavorato nel corpo diplomatico e dal 2015 era stato ministro della Difesa. E' stato a lui, sottolinea la 'Tass', a opporsi all'uso della violenza contro i manifestanti anti-Bashir in questi mesi di proteste.

"AL-BASHIR HA TENTATO LA FUGA" - Al-Bashir, avrebbe tentato mercoledì sera la fuga in un paese arabo. Lo riferiscono alcuni siti di notizie sudanesi, spiegando che l'esercito avrebbe impedito all'aereo di Bashir di decollare dall'aeroporto di Khartoum. Il Paese in questione, sottolinea 'Alrakoba', sarebbe una monarchia del Golfo che aveva assunto "posizioni ambigue" nei confronti della rivolta contro il regime scoppiata il 19 dicembre scorso. Il Paese avrebbe offerto asilo politico al presidente deposto, ma avrebbe rapidamente ritirato l'offerta.

FOLLA IN STRADA - Migliaia le persone in strada: testimoni riferiscono di veicoli militari posizionati su snodi stradali strategici e sui ponti nella capitale. La folla celebra con canti patriottici e slogan quali "nuova era, nuova nazione" gli avvenimenti delle ultime ore. Gli abitanti di Khartoum hanno accolto in massa l'appello dell'Associazione professionale sudanese, uno dei gruppi che ha promosso le proteste, ad unirsi ai manifestanti.

- Chi è Alaa, 'regina' delle proteste

Dopo mesi di proteste - iniziate a dicembre - contro il governo del presidente salito al potere nel 1989 grazie a un colpo di Stato, una fonte militare citata dalla Dpa ha confermato che blindati hanno circondato l'ufficio di al-Bashir. Durante le manifestazioni nel fine settimana, sette persone erano state uccise e 2.496 erano state arrestate. Per due notti consecutive i manifestanti sono stati attaccati dalle forze delle milizie e dell'intelligence fedeli al presidente e per due volte l'esercito è intervenuto a difesa della folla.

L'ONU - Nei giorni scorsi il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres aveva lanciato un appello a tutti coloro che sono coinvolti nelle proteste in Sudan per evitare la violenza e invitato il governo a promuovere un dialogo inclusivo, sottolineando che l'Onu è pronto a sostenere ogni sforzo per risolvere pacificamente la crisi del Paese. "Si chiede il pieno rispetto dei diritti umani, compresa la libertà di riunione, la libertà di espressione e la liberazione dei manifestanti detenuti".

Intanto, gli Stati Uniti e cinque nazioni europee hanno chiesto una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Secondo fonti diplomatiche, citate dall'agenzia di stampa 'Dpa', sono stati Usa, Germania, Francia, Gran Bretagna, Polonia e Belgio a chiedere una riunione a porte chiuse sulla crisi che si è aperta nel Paese africano.

Il vice ambasciatore della Gran Bretagna presso l'Onu, Jonathan Allen, ha dichiarato che tra i Paesi c'è il timore per gli sviluppi in Sudan, in particolare per la chiusura degli aeroporti e dello spazio aereo e per il coprifuoco notturno imposto per un mese. Secondo Allen, è necessaria una transizione molto rapida che veda un passaggio di poteri dai militari ai civili.

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