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Governo Draghi, cosa succede nel centrodestra

03 febbraio 2021 | 17.14
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Le ipotesi da approfondire che trapelano dal vertice. Spunta il 'lodo Meloni'. Il 'giallo' della nota finale

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Fotogramma /Ipa

Il governo Draghi ancora non è nato e la compattezza del centrodestra scricchiola sempre di più. Al vertice di oggi i leader avrebbero deciso di rinviare ogni giudizio sul premier incaricato a dopo le consultazioni. Un modo per evitare di scontrarsi sul vero nocciolo della questione: votare o meno la fiducia a 'Super Mario'. Sempre più calato nel ruolo di leader dell'opposizione, Matteo Salvini avrebbe mediato tra le varie posizioni, senza nemmeno lui scoprirsi più di tanto. L'unica a ribadire con forza la linea del voto anticipato sarebbe stata Giorgia Meloni, pronta anche a valutare l'astensione pur di salvare l'unità del centrodestra.

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LODO MELONI - Qualcuno l'ha definito il 'lodo Meloni'. Durante il vertice di oggi la leader di Fdi avrebbe dunque dato la sua disponibilità anche ad astenersi, pur di garantire l'unità della coalizione, divisa tra chi è tentato dal sostegno e chi invece, come Fdi, preferisce andare subito alle urne. Per noi la priorità resta il voto, ma l'unità del centrodestra conta altrettanto e, per spirito di coalizione, sono pronta a valutare l'astensione, purché tutti siano d'accordo, avrebbe detto Meloni, lanciando un messaggio preciso a chi, invece, vorrebbe votare la fiducia a 'Super Mario'.

Una mossa, secondo alcuni alleati, per 'stanare' e 'sminare' gli eventuali sì a Draghi, che sancirebbero la fine della coalizione. L'astensione come punto di caduta per preservare l'unità dell'opposizione, fanno notare, sarebbe poi anche l'escamotage per andare alle consultazioni con il premier incaricato con una delegazione unica. In collegamento dalla Provenza Silvio Berlusconi avrebbe consigliato di rinviare ogni commento a dopo le consultazioni. Vediamo cosa ci dirà Draghi, speriamo che non metta alla Giustizia un ministro giustizialista, avrebbe detto il Cav, esprimendo preoccupazione sul prossimo Guardasigilli.

Sulla stessa linea anche 'Cambiamo' (con Giovanni Toti in video, il senatore Paolo Romani e il deputato Giorgio Silli in presenza): di fronte all'appello del capo dello Stato e a una figura autorevole come Draghi, dobbiamo rispondere quantomeno ascoltando cosa ha da dirci... In questo momento serve molto equilibrio, dobbiamo muoverci con i flap a terra, sarebbe stata la battuta del presidente dell'Udc, Antonio De Poli. A questo punto, riferiscono, sarebbe intervenuto Salvini sempre più calato nei panni del leader di coalizione e di mediatore, che avrebbe convenuto con gli alleati sull'opportunità di ascoltare prima cosa dirà Draghi.

Solo dopo aver capito quali sono le intenzioni dell'ex presidente della Bce sull'agenda del suo governo e sul nuovo assetto della squadra di palazzo Chigi, sarebbe stato il ragionamento del 'Capitano', il centrodestra si porrà il problema di come votare la fiducia a Draghi. ''E' prematuro ora discutere e, se mai dividersi, sull'astensione o quant'altro, se prima non andiamo a vedere le carte'', dice a mezza bocca un big azzurro, che sta seguendo da vicino la 'pratica'.

''Al primo posto ci sono elezioni, ma ovviamente siamo realisti, sappiamo che il paese ha bisogno di risposte immediate e c'è Draghi che ci incontrerà, andremo a capire, proporre e valutare", ''senza pregiudizi'', dice Salvini davanti alle tv.

"Noi diamo un giudizio positivo sulla persona Mario Draghi, ricordo che fu Berlusconi a indicarlo come presidente della Bce" afferma Antonio Tajani, ospite di Porta a Porta, spiegando che Fi andrà al colloquio con il presidente del Consiglio incaricato "senza un pregiudizio negativo, poi dipende dai contenuti e dai componenti del governo. Daremo il nostro giudizio, su questioni come scuola e giustizia servono dei ministri di livello, all'altezza della situazione da affrontare", sottolinea il vicepresidente di Fi.

IL GIALLO DELLA NOTA - A conferma delle divisioni tra Lega, Fi, Fdi e i 'piccoli', apprende l'Adnkronos, ci sarebbe stato anche il giallo di una nota congiunta del centrodestra preparata e limata con fatica fino all'ultimo, ma mai diffusa alla stampa al termine del summit di oggi. Nel testo, raccontano, veniva innanzitutto espressa grande soddisfazione per aver dato un contributo decisivo, grazie anche all'unità della coalizione, per mandare a casa il governo fallimentare di Conte e si sottolineava che la crisi era il frutto di problemi interni alla sinistra e ai Cinque stelle. A creare problemi, riferiscono alcuni presenti al vertice, sarebbe stato però un passaggio del documento, quello dedicato all'ex presidente della Bce, dove veniva espresso apprezzamento per il profilo e la disponibilità del premier incaricato, appunto.

Le parole riservate all'ex presidente della Bce non avrebbero convinto tutti, in particolare da Fdi, perché considerate come un elogio pubblico di Draghi, 'firmato' da tutto il centrodestra, prima ancora di conoscere le reali intenzioni del presidente del Consiglio incaricato. La nota, raccontano, si concludeva con il ribadire che la strada maestra per avere un governo forte restava quella del voto e che il centrodestra sarebbe tornato a riunirsi per approfondire i temi che saranno posti alle consultazioni.

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