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Governo Draghi, M5S espelle 15 senatori che hanno votato no

18 febbraio 2021 | 10.36
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Il capo politico Crimi: "Sì del Movimento non a cuor leggero ma coerente con indicazione base". Espulsi valutano vie legali

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(Foto Fotogramma)

Terremoto in casa 5 Stelle "I 15 senatori che hanno votato no alla fiducia" al governo Draghi "saranno espulsi", annuncia con un post su Facebook il capo politico del M5S, Vito Crimi. Una decisione che fa scoppiare una guerra interna al Movimento.

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Crimi

"Ieri al Senato il MoVimento 5 Stelle ha votato sì. Non lo ha fatto a cuor leggero, è evidente. Ma lo ha fatto - scrive -. Lo ha fatto con coerenza, nel rispetto dell'orientamento emerso in seguito all'ultima consultazione, dove la maggioranza dei nostri iscritti si è espressa a favore. E lo ha fatto con coraggio, assumendosi la responsabilità di una scelta che non guarda all'interesse esclusivo del MoVimento o al facile consenso, bensì agli interessi di tutti i cittadini italiani e della nostra comunità nazionale. Quello di chi ha votato sì è un voto unitario, una responsabilità collettiva, non del singolo". "I compromessi con sé stessi, con i propri credo, convinzioni e valori, sono quelli più difficili. Riuscire ad affrontarli e sostenerli per il bene di un Paese che sta vivendo il momento più difficile della sua storia recente non è una sconfitta, è un valore aggiunto in termini di etica e dignità. I 15 senatori che hanno votato no sono venuti meno all'impegno del portavoce del MoVimento che deve rispettare le indicazioni di voto provenienti dagli iscritti. Tra l'altro, il voto sul nascente Governo non è un voto come un altro. È il voto dal quale prendono forma la maggioranza che sostiene l'esecutivo e l'opposizione. Ed ora i 15 senatori che hanno votato no si collocano, nei fatti, all'opposizione". "Per tale motivo - conclude Crimi durissimo - non potranno più far parte del gruppo parlamentare del MoVimento al Senato. Ho dunque invitato il capogruppo a comunicare il loro allontanamento, ai sensi dello Statuto e del regolamento del gruppo. Sono consapevole che questa decisione non piacerà a qualcuno, ma se si pretende rispetto per chi la pensa diversamente, lo stesso rispetto si deve a chi mette da parte le proprie posizioni personali e contribuisce al lavoro di un gruppo che non ha altro obiettivo che quello di servire i cittadini e il Paese".

Verso sanzioni anche per senatori M5S assenti: "Espulsi se ingiustificati"

A quanto si apprende da autorevoli fonti M5S, rischiano sanzioni anche i sei senatori ieri assenti durante il voto di fiducia al governo Draghi. Nelle prossime ore, viene spiegato, verranno verificate le ragioni dell'assenza. Se non motivate da comprovate motivazioni di salute o necessità e urgenza sarà riservato loro lo stesso trattamento dei colleghi che hanno votato no, ovvero l'espulsione dal gruppo parlamentare. Che, stando allo Statuto, comporterebbe anche l'espulsione dal M5S.

Espulsi M5S valutano di adire le vie legali

La divisione sulla nascita del governo Draghi potrebbe finire in tribunale. A quanto apprende l'Adnkronos, diversi tra coloro che hanno avuto il 'cartellino rosso' stanno valutando di adire le vie legali, ricorrere al giudice contro quella che reputano un'ingiustizia. Che potrebbe indurli, tra le altre cose, a chiedere un risarcimento per danno di immagine. "C'è il quesito 'truffaldino' che è stato sottoposto alla base -dice uno dei senatori all'Adnkronos-ma anche una serie di altre questioni. Per dirne una: il nostro Statuto mette nero su bianco che il voto di fiducia va dato a un premier espressione del Movimento, vi sembra che Draghi lo sia?".

Fonti M5S: "Se espulso da gruppo Senato fuori anche da Movimento"

"Se sei espulso dal gruppo parlamentare M5S allora sei fuori anche dal Movimento". Lo dicono all'Adnkronos i vertici del M5S, mentre si consuma una guerra interna dopo la decisione del capo politico Crimi di espellere i 15 senatori. Una precisazione che sembra diretta alla 'ribelle' Barbara Lezzi, che oggi incassando il cartellino rosso ha annunciato la sua candidatura alla governance a 5 del Movimento.

Le fonti in questione mostrano un passaggio dello Statuto in vigore. "Per gli iscritti che siano membri dei gruppi parlamentari e/o consiliari - si legge - l’espulsione dal “MoVimento 5 Stelle” disposta in conformità con le procedure del presente Statuto comporta l’espulsione dal gruppo parlamentare e/o consiliare; analogamente - ed è qui la parte che rimarcano - l’espulsione dal gruppo parlamentare e/o consiliare, disposta in conformità con le procedure dei rispettivi regolamenti, comporta l’espulsione dal 'MoVimento 5 Stelle'”. "L'espulsione - viene fatto notare - è in regime di autodichia, vale sia per la Camera che per il Senato", facoltà, di cui godono alcuni organi costituzionali, di decidere autonomamente ed in deroga al principio di separazione dei poteri i ricorsi avanzati dai propri dipendenti avverso atti di amministrazione prodotti dagli organi stessi.

D'Ambrosio lascia M5S e aderisce al Misto

Giuseppe D'Ambrosio lascia il gruppo parlamentare M5S alla Camera e aderisce al Misto. Lo ha comunicato il presidente Roberto Fico in aula.

La reazione dei pentastellati

"Non rilascio dichiarazioni, ma le dico con chiarezza che faremo ricorso". Così all'Adnkronos Elio Lannutti, tra i 15 senatori espulsi per il voto contrario al governo Draghi.

"Apprendo che è stata avviata la procedura di espulsione nei miei confronti. Sono molto scosso da questa decisione, ora voglio riflettere. Mi sento M5S nel sangue". Lo scrive su facebook Nicola Morra, anche lui tra i 15 senatori M5S che hanno votato no.

"Un nuovo soggetto politico? Stiamo valutando il da farsi. Se vogliamo rendere produttiva la scelta, mi sembra l'unica via percorribile". Lo dice, interpellata dall'Adnkronos, la senatrice Bianca Laura Granato, una dei 15 senatori del 'no'. "Chi sarà il leader? Spero non ci siano leader... ne abbiamo visti abbastanza. Ci prendiamo una pausa, che è meglio", prosegue l'ex pentastellata. A chi le chiede se Beppe Grillo abbia contattato i dissidenti nelle scorse ore per provare a convincerli, Granato risponde: "No, ma d'altronde nessuno avrebbe potuto convincerci".

"Ad oggi il Covid-19 ha prodotto qualcosa come 2,72 milioni di casi, quasi 95.000 decessi solo in Italia. Dal punto di vista economico si contano 662mila posti di lavoro persi (fonte INPS) e 4,3 miliardi di euro cassa integrazione erogati. Stime di Banca Italia parlano di redditi calati del 8,8%. Il nostro rapporto debito pil in pandemia è passato da 130% al 160%. Circa 121 miliardi di incremento del debito sono risultati necessari per affrontare le conseguenze dell’emergenza. Sono numeri da bollettino di guerra". Lo scrive Carlo Sibilia su Fb che sottolinea: "Acuire divisioni, giocare a spaccare, pensare alla politica senza tenere conto di questi numeri e di questa situazione significa aver perso un giro di giostra. Significa essere fuori dalla storia. Significa non aver capito le parole e le scelte del Presidente della Repubblica. Ovvero che il governo 'non debba identificarsi con alcuna formula politica'". "Ora la scelta sta a noi su che ruolo giocare : quello di consentire al Paese di ripartire al più presto guardando al futuro o quello di sbraitare, litigare, dividerci e spaccarci osservando gli altri, quelli dei quali ci siamo sempre detti migliori, spendere i 220 miliardi del recovery plan e smantellare quanto di buono fatto con il Presidente Giuseppe Conte. Anche i nostri iscritti hanno indicato la via e dobbiamo rispettarla", conclude..

"Stasera il mio NO a questo governo sarà netto, convinto e consapevole. Oltre ogni minaccia, oltre ogni pressione, oltre ogni possibile conseguenza personale alla quale potrei andare incontro", annuncia il deputato M5S, Francesco Forciniti che aggiunge: ""Se tre anni fa qualcuno mi avesse detto che il Movimento 5 Stelle - dopo avere vinto le elezioni e ricevuto un mandato popolare fortissimo - mi avrebbe costretto a scegliere fra il votare la fiducia a un governo del genere, oppure il dover essere espulso, gli avrei sonoramente riso in faccia". "Io voglio continuare a dare il mio contributo nel Movimento e per il Movimento, ma se il Movimento decide di regalare quindici anni di lotte, sacrifici e battaglie a coloro i quali hanno devastato questo Paese negli ultimi trent'anni, assecondando la manovra di palazzo che ha portato alla deposizione di Conte, legittimando Mario Draghi come presidente del consiglio, accettando di rimanere fuori da tutti i ministeri sensibili dal punto di vista economico e sociale (lavoro, salute, scuola, università, sviluppo economico, trasporti, finanze), accontentandosi di piazzare una simbolica bandierina politica al ministero degli Esteri, e non essendo neanche in grado di tollerare un minimo di dissenso interno rispetto a questo scempio, allora succeda quel che succeda. Sentirò comunque di avere dato tutto".

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