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Grandi dimissioni? Ecco 10 motivi per cui si lascia l'azienda

10 marzo 2022 | 17.36
LETTURA: 4 minuti

Da prospettive di carriera a worklife balance, Randstad spiega cosa spinge ad andarsene volontariamente

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Come ricordato nell'ultimo Randstad Workmonitor, i lavoratori italiani hanno condotto una profonda riflessione su priorità, carriera e obiettivi professionali riportando al centro l’interesse per la sicurezza, il benessere, il coinvolgimento e i valori fondanti della vita. E con la ripartenza del mercato del lavoro e la forte caccia al talento, molte persone oggi sono state spinte a un cambiamento, come dimostra il boom di dimissioni volontarie, le cui motivazioni profonde non sono sempre del tutto scontate. Dalle relazioni professionali con i colleghi e superiori all’aumento di stipendio, dalla ricerca di un lavoro più interessante ai valori giusti, dal tempo per sé alla possibilità di smart working, dalle opportunità di carriera a quelle di specializzazione, dal clima aziendale al desiderio personale di cambiare, Randstad ha stilato il decalogo delle 10 ragioni principali per cui i lavoratori scelgono di lasciare un’organizzazione.

“La necessità di attrarre e trattenere i talenti - dichiara Elena Parpaiola, amministratore delegato di Randstad Italia - richiama tutte le aziende alla necessità di realizzare, a fianco delle migliori strategie di acquisizione, adeguati piani di retention, partendo da un’approfondita analisi della situazione organizzativa. Purtroppo, troppo poche realtà conducono indagini di clima e misurano la soddisfazione dei dipendenti per individuare le ragioni profonde che spingono le persone a restare o abbandonare il proprio lavoro, molto più articolate della semplice offerta economica, per poi mettere in discussione processi consolidati. La forte competizione in atto impone nuove strategie a 360 gradi, con due obiettivi proprietari per ogni business: attrarre e trattenere le proprie risorse”. Ecco, quindi, i 10 motivi delle 'grandi dimissioni'.

1- Relazioni professionali con i colleghi e i responsabili. La prima ragione per cui i lavoratori lasciano un’azienda è il rapporto con i colleghi di livello pari o superiore. Soprattutto nel secondo caso, non necessariamente perché il rapporto è conflittuale ma perché non allineato ai bisogni di quel momento, tra eccessiva pressione, mancanza di riconoscimento, assenza di comunicazione trasparente e scelte non meritocratiche.

2- Il contenuto del lavoro. L’esperienza collettiva degli ultimi mesi ha indotto una riflessione sul significato più profondo della vita e del lavoro. Molte persone cambiano posto alla ricerca di un contenuto di lavoro più interessante e stimolante, di quello attuale, più in linea con le aspettative del ruolo professionale che vogliono ricoprire.

3- I valori aziendali. Ma non c’è solo il tipo di lavoro. Sempre più persone, indipendentemente dal ruolo in azienda, non si dicono più disposte a scendere a compromessi tra i valori prioritari per la loro identità personale e quelli dell’organizzazione in cui operano. Sono quindi pronte a dimettersi per scegliere un’azienda allineata al loro ideale.

4- Lo stipendio. È il motivo più scontato, ma oggi determinante in una fase di forte competizione. Se la retribuzione è percepita come insufficiente rispetto al proprio valore, è probabile che un lavoratore sia attratto da offerte migliorative. La leva economica oggi è particolarmente attrattiva per i lavoratori senior, meno per i giovani per cui sono altri i fattori cruciali.

5- Il tempo. Da sempre un fattore molto importante, l’equilibrio tra vita privata e professionale è stato messo a dura prova durante il lockdown. La sua rilevanza è aumentata esponenzialmente e oggi i lavoratori sono meno propensi a sacrificare il tempo libero. Spesso scappano da condizioni 'tossiche', in cui l’attività professionale invade totalmente quella privata.

6- Le opportunità di crescita. Soprattutto i lavoratori più giovani chiedono prospettive di crescita, step professionali, stimoli continui. L’offerta di percorsi di carriera strutturati e ambiziosi è uno degli elementi di attrazione dei candidati.

7- La specializzazione. Non sempre si cambia per aumentare di livello. A volte, specie per profili qualificati ad inizio carriera, è più interessante un’opportunità di specializzazione in un ambito di interesse, per acquisire conoscenza ed esperienza in un ruolo. La formazione stessa è un elemento di attrazione per i talenti.

8- Il clima. L’esperienza del lockdown, la perdita della relazione di molti luoghi di lavoro e il conseguente senso di smarrimento hanno messo in evidenza l’importanza di un ambiente di lavoro accogliente, positivo e stimolante per alleviare lo stress, favorire la collaborazione e la produttività.

9- Il lavoro da remoto. Grande novità ereditata dalla pandemia, dopo l’esperienza dello smart working di massa, oggi molti lavoratori ricercano espressamente offerte di lavoro che consentano di svolgere l’attività a distanza, magari da luoghi diversi dagli uffici delle grandi aree urbane, con maggiore flessibilità sugli orari e improntati al raggiungimento di obiettivi.

10- Il desiderio di cambiare. Talvolta le dimissioni sono parte di un processo che va ben oltre l’ambito professionale. Cambiare il posto di lavoro può significare dare un taglio alla quotidianità per aprirsi a nuove sfide, stravolgere completamente la propria vita per mettersi alla prova con un’avventura che dia un nuovo significato al proprio percorso.

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