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Grasso: "Non difendo la casta, rivendico il diritto di esprimere le mie opinioni"

31 marzo 2014 | 18.55
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"Leggendo le reazioni alla mia intervista su come immagino il Senato del futuro non posso che essere rammaricato. Ho iniziato un anno fa questa avventura in politica con il preciso obiettivo di contribuire a cambiare in meglio il nostro Paese. Sono stato eletto per rappresentare il cambiamento e per contribuire a realizzarlo: dispiace essere percepito come difensore di uno status quo che ho sempre ritenuto inaccettabile". Lo scrive il presidente del Senato Pietro Grasso, in un lungo messaggio affidato a Facebook.

"Qualcuno mi accusa di 'voler restare attaccato alla poltrona': ciò non solo non corrisponde al vero - rivendica Grasso - ma è anche errato dal momento in cui le riforme che questo parlamento dovrà necessariamente approvare avranno valore dalla prossima legislatura, nella quale, certamente, non avrò lo stesso mandato di oggi. Sono mesi che ripeto sia necessaria una riforma delle istituzioni, invocando sin dall'inizio del mio mandato il superamento del bicameralismo paritario: abbiamo bisogno di rendere le istituzioni più efficaci, competenti, sobrie ed efficienti. Ho voluto quindi, in un momento così importante per il futuro del nostro Paese, dare un contributo concreto e approfondito al dibattito in corso".

"Chi mi accusa di 'difendere la Casta' probabilmente dimentica che sono stato l'unico a tagliare del 50% il mio compenso, le spese del gabinetto di presidenza e di quelle accessorie". Grasso sottolinea poi di aver "sempre servito lo Stato, con senso del dovere e rispetto delle istituzioni. Rivendico però la possibilità di poter esprimere la mia opinione sui temi della politica senza che nessuno possa temere o ipotizzare una parzialità nell'esercizio delle mie funzioni di presidente".

"Ho peraltro ribadito queste stesse opinioni molte volte nel corso dell'ultimo anno - ricorda Grasso - Per esempio nell'intervista a Repubblica del 30 giugno 2013 nella quale, dopo aver insistito sull'esigenza del taglio dei costi della politica e del numero di deputati e senatori, dicevo", a proposito di un'eventuale abolizione del Senato, che "l'idea che possa diventare un consiglio regionale allargato e addirittura integrato da sindaci non mi trova d'accordo perché svuoterebbe la funzione parlamentare affidata a rappresentanti di organismi che negli ultimi tempi peraltro, in alcuni casi, non hanno dato prova di eccelsa dirigenza nei loro ambiti territoriali".

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