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Green pass Francia, in piazza contro le misure di Macron

17 luglio 2021 | 11.23
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Sabato di manifestazioni. Nicolle (Gilet Gialli): "Rabbia sempre più profonda"

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(Afp)

Sabato di manifestazioni in Francia contro le misure annunciate lunedì scorso dal presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron che prevedono, da inizio agosto, il pass sanitario nei trasporti (aerei, pullman e treni), per entrare nei ristoranti, nei bar e l’obbligo di vaccinazione per il personale sanitario. Sono numerosi gli appelli a manifestare che sono arrivati appena tre giorni dopo i cortei che si sono svolti il 14 luglio, in occasione della festa nazionale francese. “Abbiamo fatto un appello a manifestare per dire no al pass sanitario”, spiega all’Adnkronos, Maxime Nicolle, uno dei volti storici del movimento dei Gilet Gialli che è stato lanciato in Francia nel novembre del 2018. “Sono già previste manifestazioni in 153 città”, da Parigi a Marsiglia, da Lille a Bordeaux, “e io ci sarò. E’ un movimento di cittadini stufi di essere trattati come bambini e stanchi delle troppe restrizioni alle loro libertà. Questo movimento riunisce tutte le classi popolari della società”, spiega Nicolle.

”La rabbia nel paese è sempre più profonda e sempre più forte. I gilet gialli hanno rappresentato un inizio di qualcosa che sta crescendo e che si sta espandendo. Anche delle categorie professionali che non partecipavano alle manifestazioni dei gilet gialli ora si mobilitano perché ne hanno abbastanza di essere presi per dei deficienti”, sottolinea Nicolle. “Non sono un anti vax, sarei più un vaccino scettico in questo caso. Il vaccino anti Covid è ancora in fase di test e sulla pandemia ci arrivano delle informazioni contraddittorie”, spiega. ”Sono personalmente favorevole alle vaccinazioni per le persone a rischio, per le persone più vulnerabili ma sono contrario a questo tentativo di suscitare una paura collettiva. Ho 33 anni, non ho problemi medicali. Non porto la mascherina ma rispetto il distanziamento”.

“Tra le cose che infastidiscono di più nelle misure annunciate da Macron è quel voler rendere obbligatorio i vaccini senza renderli obbligatori, a parte chiaramente per il personale sanitario che saranno obbligati a vaccinarsi. Una categoria che è già allo stremo delle forze dopo mesi e mesi di lavoro estenuante e che deve far fronte a condizioni di lavoro difficile mentre negli ultimi anni sono stati tagliati dai governi oltre 70 mila posti letto negli ospedali”, sottolinea Nicolle. “Il personale sanitario – sostiene – è molto arrabbiato e sono in tanti ad essere pronti a dare le dimissioni. Si sono mobilitati in tanti. Sono stanchi, in tanti sono prossimi al burnout”.

“Queste misure – sottolinea – sono un attacco ai nostri diritti, alla libertà di circolazione e una violazione alla nostra privacy. Ed è particolarmente stupefacente che giustifichi queste misure parlando di una questione sanitaria. Questo tipo di misura non esiste per gli altri vaccini. Sta dividendo in due la popolazione: i vaccinati da una parte e i non vaccinati d’altra”.

Ma Macron lunedì scorso non ha annunciato solo le misure per fronteggiare la pandemia. “E’ tornato a parlare della riforma delle pensioni, della riforma dell’assicurazione contro la disoccupazione mentre in Francia ci sono oltre 10 milioni di persone sotto la soglia della povertà e la disoccupazione cresce. Le persone hanno sempre meno prospettive per il futuro, sono depresse e sta salendo sempre di più la rabbia”, osserva Nicolle.

Non si muore solo di Covid, rileva Nicolle. “Ci sono persone che si sono suicidate perché hanno perso il lavoro, perché hanno subito una perdita di salario. Ci sono persone depresse e in particolare tra i giovani che hanno vissuto male i lockdown successi. Il personale sanitario sta al limite. La rabbia che era già profonda da diversi anni si sta ampliando e i politici continuano a non ascoltare. Le persone non accettano più le repressioni durante le manifestazioni e i continui controlli”. Questa situazione che si è venuta a creare per fronteggiare la pandemia, aggiunge Nicolle, “non penso che sia solo una specificità francese. Tutti i sistemi politici hanno dovuto prendere buone o cattive decisioni ma che hanno avuto un impatto sociale. E in altri paesi si potrebbe assistere a problematiche similari a quelle che stiamo vivendo in Francia”.

Anche il tasso di astensione in Francia, intorno al 66%, per le elezioni regionali di giugno scorso è un chiaro segnalo del distacco tra i cittadini e i politici. “Le persone non credono più alla politica, non credono più ai politici, a quello che dicono e a quello che fanno. Le persone non hanno più fiducia”. Per Nicolle “è la fine del sistema politico basato sulla rappresentatività. C’è corruzione, i francesi non li vogliono più. Il ministro della Giustizia è indagato per conflitto di interessi, anche il ministro dell’Interno è stato sotto accusa”. Ora, per l’esponente dei gilet gialli, “bisogna passare a un altro sistema che è quello della democrazia diretta”. E’ per questo, spiega, “che abbiamo proposto i referendum d’iniziativa cittadina (Ric) che permettono di cambiare la Costituzione, di abrogare le leggi, di revocare i rappresentanti e di redigere leggi ordinarie”.

Con l’attuale sistema, invece, rileva, “i rappresentanti non hanno l’obbligo di raggiungere dei risultati. I loro mandati non sono revocabili. La République En Marche, il partito del presidente Macron, ha registrato un risultato insignificante alle regionali. E’ un partito che non rappresenta più nessuno. Invece al Parlamento, dove ha la maggioranza, può imporre le sue leggi e il presidente può decidere della vita dei suoi concittadini e decidere come ha fatto di prolungare il regime transitorio di stato di emergenza sanitario fino al 31 dicembre 2021. Il Consiglio di difesa sanitario in questo modo può continuare a prendere delle decisioni senza per forza l’avallo del Parlamento”.

“I politici in Francia – conclude Nicolle – sono sconnessi dalla realtà, sono nella loro bolla tecnocratica. Non capiscono i problemi quotidiani delle persone. Penso che se la politica non tornerà ad ascoltare finirà male perché quando le persone non hanno più niente da perdere la rabbia rischia di essere difficile da placare. In prospettiva o la politica e il governo ammetterà i suoi errori e avvierà una transizione per cambiare il sistema oppure la rabbia esploderà. La repressione violenta porterà probabilmente a una reazione altrettanto violenta”.

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