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Banche: Gros-Pietro, sforzo politico per renderle competitive

25 luglio 2015 | 16.55
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Gian Maria Gros-Pietro (Foto Infophoto) - INFOPHOTO

Riforme interne di sistema e uno sforzo politico in Europa per ridare competitività al sistema bancario italiano. Lo chiede Gian Maria Gros-Pietro, presidente del consiglio di gestione di Intesa San Paolo e membro del comitato esecutivo dell'Abi. Pur plaudendo all'azione del governo sul fronte delle riforme, ritiene necessario dare un colpo di acceleratore se si vuole far cogliere appieno agli istituti italiani la ripresa che si sta avviando.

''Il sistema bancario -spiega all'Adnkronos- si sta già giovando dei primi risultati delle riforme. Dal pil che ha iniziato a crescere all'andamento della produzione, all'occupazione che si sposta da precaria a stabile. Ma per competere realmente nello scenario europeo occorre che gli istituti siano messi tutti sullo stesso piano''. Da qui l'invito a rivedere quelle norme di settore che costringono gli istituti italiani ad avere delle zavorre rispetto ai competitor e a fare uno sforzo ulteriore per cercare di rivedere quei criteri contabili stabiliti dalle autorità europee che penalizzano le banche italiane rispetto a quelle del nord europa.

''Il premier e il ministro dell'economia -dice all'Adnkronos- si stanno già impegnando molto a livello europeo su questo fronte- ma anche nel nostro Paese si può operare per introdurre elementi in grado di incidere sul sistema bancario''. Nel mirino la diseguaglianza delle leggi italiane di settore rispetto a quelle degli altri paesi. '' tutte le banche della zona euro hanno la stessa moneta -sottolinea- la stessa autorità bancaria, ma operano in mercati che hanno normative diverse. Ad esempio una banca italiana che deve recuperare un credito ci mette il doppio del tempo rispetto a un istituto dell'Unione. Lo svantaggio è evidente''.

Ma non solo. Gros Pietro chiede di intervenire anche sulla legge legata all'anatocismo, ovvero la pratica con la quale un istituto bancario conteggia gli interessi dei trimestri successivi non soltanto sul capitale, ma anche sugli interessi dei trimestri precedenti. ''Esiste solo da noi -dice- se deve esistere, allora che esista anche negli altri paesi, per le altre banche, oppure la si cancelli. Tra l'altro la stessa Unione europea ha chiesto spiegazioni su questa legge''.

Insomma si deve puntare su tutte quelle riforme e iniziative che ''fanno bene al sistema bancario''. Cosi' sarebbe utile varare la bad bank ''vi sono realtà bancarie più piccole che possono trarre vantaggi da un'operazione come questa''. Ed effetti positivi si avrebbero anche con ''operazioni di consolidamento'' in un mondo bancario sempre più in evoluzione. ''perchè oggi la tecnica bancaria si sta evolvendo, ad esempio i costi della gestione del rischio sono molto alti. Noi impieghiamo su questo fronte oltre 3mila persone''.

Quanto alle regole europee che vigilano sullo stato di salute degli istituti di credito, Gros sottolinea le differenze esistenti nel valutare le banche: in particolare tra quelle che prestano denaro alle imprese e quelle che sfruttano gli effetti della finanza. Una differenza marcata soprattutto con gli istituti del nord Europa e del mondo anglosassone in generale. ''al momento -dice c'è un'asimmetria, perchè le banche commerciali come quelle italiane hanno attivi tutti misurabili e nel caso svalutabili. Nel caso delle banche che fanno finanza e non finanziamento alle imprese, cioè che fanno finanza strutturata, e che quindi comporta rischi più alti, per stessa ammissione del regolatori ci sono attivi che non si riescono a valutare dato che le formule per farlo sono numerosissime e ognuno si usa le proprie''.

Gros-Pietro ritiene che ''quando si vanno a valutare gli attivi delle banche ci si deve chiedere se i valori scritti nei libri potranno poi essere recuperati al momento in cui si riscuotono i crediti e allora è naturale che le banche commerciali italiane hanno dei crediti che presentano un tasso di rischiosità piu alto delle banche tedesche e questo si riflette nella percentuale delle sofferenze sugli attivi. Secondo Gros-Pietro invece ''è essenziale l'analisi degli attivi che non hanno valore di mercato e quindi e importante che i regolatori arrivino a considerarli''. Si devono dunque ''adottare altri strumenti a fianco di quelli che già esistono per valutare la solidità di una banca''.

Richieste che però si possono avanzare solo sullo scacchiere della politica europea. ''Sicuramente -dice- per cambiare in meglio queste misure e queste tecniche di valutazione ci vuole anche un intervento politico che il nostro governo sta facendo in prima persona, con il ministro dell'Economia Padoan, affiancato quando è il caso dal premier Renzi''.

Per il banchiere ci sono strumenti efficaci che potrebbero essere inclusi dalle autorità per una valutazione più equilibrata. ''Uno strumento semplice e finora non adoperato -suggerisce- è il grado di leva, cioè la percentuale di capitale proprio sul totale di attivo. Questa è una cosa facile da misurare ed è concreta. Se una banca -spiega- di fronte a possibili perdite è agevolmente in grado di coprirli con capitale proprio non c'è propagazione di sistema''.

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