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Grosseto: sub sopravissuto, non era immersione estrema

11 agosto 2014 | 14.57
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''Eravamo lì per fare delle immersioni tranquille, le definirei quasi ricreative, comprese tra 30-40 metri di profondità, non erano assolutamente immersioni estreme''. A dirlo ad Adnkronos è Marco Barbacci il 35enne che ieri è scampato alla tragedia che si è consumata nelle acque al largo di Porto Santo Stefano in cui sono morti tre sub di Perugia, il 57enne Fabio Giaimo e i due ragazzi Enrico Cioli e Gianluca Trevani.

''Io ero con un ragazzo che aveva un'abilitazione inferiore - raconta ancora Barbacci - e quando sono risalito mi sono accorto dell'emergenza, ho cercato di rianimarli come potevo ma non c'è stato niente da fare, l'ho fatto in maniera forsennata e quello poi mi ha procurato uno svenimento. Io non so cosa sia accaduto sott'acqua, ma dai minuti fatti sul fondo non credo avessero tempi da scontare per risalire e poi non sono quelli i profili per vederli morti in superficie''.

Barbacci, ricoverato ieri pomeriggio e poi dimesso in serata non sa cosa sia accaduto perché non era con i tre uomini che poi sono deceduti, ma ''esclude categoricamente'' che i suoi compagni si siano spinti troppo in profondità e siano rimasti vittime della cosiddetta narcosi da azoto. Allo stesso modo Barbacci specifica che le bombole che avevano noleggiato al diving di Talamone ''non contenevano nessuna miscela particolare, ma solo aria''. "Speriamo che venga fatta presto chiarezza dalle indagini in corso" chiosa il sub che ha visto morire tre compagni con cui ha vissuto tantissime esperienze.

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