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Libia: Guardian, 007 Londra aiutarono Gheddafi a rapire oppositori

22 gennaio 2015 | 17.59
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Documenti ufficiali scoperti a Tripoli dopo il crollo del regime svelano le operazioni congiunte dei servizi britannici e libici. La collaborazione col governo laburista di Blair si intensificò dopo l'11 settembre 2001

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Il colonnello Miammar Gheddafi

I servizi di intelligence britannici, durante il governo laburista di Tony Blair, collaborarono con il regime libico del colonnello Gheddafi in una serie di operazioni segrete che portarono anche al sequestro e alla detenzione illegale di alcuni dissidenti libici che venenro torturati per ottenere informazioni. Lo rivela il Guardian attraverso l'analisi di documenti ufficiali ritrovati a Tripoli dopo la caduta del regime del colonnello. La collaborazione tra gli 007 di Londra e quelli libici riprese dopo che i due Paesi ristabilirono le relazioni diplomatiche nel 1999 ed ebbe un'accelerazione all'indomani degli attacchi terroristici di Al Qaeda dell'11 settembre 2001.

Il materiale proveniente dagli archivi del governo libico, scrive il quotidiano britannico, mostrano che i legami tra l'MI5 e l'MI6 (i servizi di sicurezza interna ed esterna britannici) e i servizi di sicurezza di Gheddafi furono assai più estesi di quanto si sapesse finora, al punto che gli agenti libici vennero invitati ad operare sul suolo britannico per condurre insieme all'MI5 azioni di intimidazione nei confronti di dissidenti libici che avevano trovato asilo nel Regno Unito.

In precedenza, era noto che l'MI6 aveva fornito assistenza al regime di Gheddafi nel rapimento di due leader dell'opposizione libica che erano stati trasferiti a Tripoli nel 2004 con le loro famiglie, tra i cui membri figuravano anche una bambina di 6 anni ed una donna incinta.

Attraverso lo studio dei documenti recuperati in Libia, il Guardian ritiene che i risultati delle operazioni clandestine dei servizi britannici e libici furono impiegati tra il 2002 e il 2007 in alcuni procedimenti giudiziari a Londra nei quali il governo laburista dell'epoca tentò senza successo di ottenere l'espulsione di alcuni oppositori di Gheddafi in base a informazioni che erano state ottenute da persone sequestrate e rinchiuse nelle carceri libiche.

Un team di avvocati londinesi sta presentando i ricorsi a nome delle vittime

Una serie di documenti che indicavano dettagli delle operazioni di 'rendition' condotte congiuntamente dai servizi segreti di Londra e di Tripoli erano già stati rinvenuti nel settembre 2011 in un palazzo governativo nella capitale libica, in piena rivoluzione, dalla Ong Human Rights Watch. Da allora, scrive il Guardian, sono stati ritrovati centinaia di altri documenti. Un team di avvocati insediatosi a Londra ha messo ordine nel materiale, formando un archivio che costituisce la base di un procedimento di risarcimento danni presentato a nome dei 12 libici che sarebbero stati rapiti, torturati, soggetti a misure di controllo o spinti a rientrare il Libia, dove vennero poi imprigionati e abusati.

Il governo britannico, attraverso i propri avvocati, ha tentato di bloccare le richieste di risarcimento, ma l'istanza, riporta il quotidiano, è stata respinta oggi dal giudice Irwin, che ha stabilito che le accuse "sono potenzialmente di reale interesse pubblico" e devono quindi essere ascoltate e valutate in un'aula di tribunale. Il procedimento fa seguito ad altri due procedimenti analoghi avanzati a nome delle due famiglie libiche rapite dal suolo britannico e condotte in Libia.

Uno dei procedimenti si è concluso con un risarcimento di 2,23 milioni di sterline all'oppositore libico Sami al-Saadi e alla sua famiglia. Il secondo, che coinvolge l'altro leader dell'opposizione libica dell'epoca, Abdulhakim Belhaj è ancora in corso, nonostante il tentativo degli avvocati del governo di farlo rigettare dal tribunale. In questo procedimento, oltre ad accusare il governo britannico, Belhaj ha chimato in causa anche sir Mark Allen, ex direttore della sezione anti terrorismo dell'MI6 e Jack Straw, che all'epoca del rapimento ricopriva l'incarico di ministro degli Esteri.

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