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Rai: Guelfi, rafforzare Verdelli per liberare informazione dai partiti

21 aprile 2016 | 20.03
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Guelfo Guelfi

Un rafforzamento della Direzione Editoriale Rai "ha senso" perché "la Rai si propone di trasformare il sistema di informazione, liberandolo e liberandosi dal correntismo politico", perché "la Rai sta costruendo la macchina del futuro che non si può agganciare di certo alla bicicletta del passato". Il consigliere Rai, Guelfo Guelfi, racconta all'Adnkronos il significato delle scelte su cui i vertici stanno ragionando e ne indica il punto di approdo, dopo le polemiche di ieri in seno al Cda Rai scoppiate a seguito della notizia diffusa sul web circa la decisione di assumere due nuovi vice del direttore editoriale dell'offerta informativa Rai, Carlo Verdelli, in particolare Francesco Merlo e Pino Corrias, e di inserire nella task force anche quattro donne (scelte col job posting): Valentina Dello Russo (Tgr Basilicata), Cristina Bolzani (Rainews), Frediana Biasutti (Tg2) e Paola D'Angelo (esteri Tg2).

La nuova Rai, scandisce Guelfi, vuole "aggredire il rapporto fra partiti e informazione e quindi dare vita a un servizio pubblico che si fa carico dell'informazione in termini di pertinenza, congruità, capacità analitica". Questo, sottolinea Guelfi, é davvero un grande sforzo editoriale. Ed è una fuga nel futuro. A questo scopo è stato scelto un uomo che si chiama Verdelli, il quale - evidenzia il consigliere - non deve fare il controllore, né il velinista ma deve guidare una struttura capace di leggere la realtà quotidiana nazionale e internazionale per poi provvedere a trarre dalle notizie le informazioni da fornire alle direzioni delle testate che provvedono alla loro elaborazione e che continuano a lavorare in autonomia".

"Dobbiamo avere una lettura degli scenari molto più profonda, capace di vedere e intravedere perché - dice Guelfi - il futuro è già domani, non è lontano. Otto persone nella Direzione Editoriale servono perché bisogna leggere la contemporaneità, stare in mezzo alla realtà che si evolve, senza un mediatore politico che la fornisce 'premasticata', che ti porta dove vuole lui". La nuova Rai "vuole stare nei fatti, nella speranza collettiva, nel dramma collettivo e la macchina del futuro che stiamo costruendo serve per proiettare tutti nella possibilità di realizzarsi".

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