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Herpes zoster, dagli esperti il punto sulla vaccinazione in Liguria

02 agosto 2021 | 16.58
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Per una delle regioni europee con il più alto numero di anziani il nuovo vaccino contro il cosiddetto “Fuoco di Sant’Antonio” potrebbe portare ad una riduzione del tasso di ospedalizzazione dovuto a questa patologia

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Il vaccino contro il Covid, sebbene ci stia consentendo di tornare a una vita normale dopo la pandemia, non esaudisce la prevenzione di tipo sanitario, motivo per cui bisogna porre l’attenzione anche alle altre vaccinazioni. Tra queste va ricordato il nuovo vaccino contro l’Herpes Zoster che, oltre ad essere particolarmente efficace nella prevenzione della patologia, permette anche di evitare le sequele dolorose dell’infezione, in particolare la nevralgia posterpetica. E soprattutto permette la protezione della popolazione immunocompromessa e della fascia di popolazione più anziana.

Se ne è parlato durante l’incontro “La vaccinazione dell’adulto in Liguria”, realizzato con il contributo non condizionante di Gsk, proprio perché la Liguria risulta essere la seconda Regione più “anziana” d’Europa, che ha quindi introdotto l’uso del nuovo vaccino per una malattia che colpisce prevalentemente gli anziani. Alla tavola rotonda sono intervenuti: Giovanni Toti, Presidente della Regione Liguria; Filippo Ansaldi, Direttore Generale di Alisa (Sistema Sanitario Regione Liguria); Angelo Schenone, Direttore UOC Clinica Neurologica IRCCS San Martino e Professore Ordinario in Neurologia Università di Genova e Andrea Stimamiglio, Segretario Regionale FIMMG.

“Come Regione Liguria siamo molto attenti alle vaccinazioni”, osserva Giovanni Toti, “l’anno scorso il numero di persone a cui è stato somministrato il vaccino anti-influenzale è quasi raddoppiato arrivando a toccare quasi quota 500mila, rispetto ai poco meno 300mila degli anni normali”. Il Presidente sottolinea come “il Covid ci ha insegnato che le vaccinazioni sono fondamentali perché tengono le persone lontane dagli ospedali e dai pronto soccorsi, così come dagli studi dei medici di medicina generale. Quello che si può prevenire è utile sia per la salute del singolo individuo, ma anche perché, liberando gli ospedali e la medicina del territorio, si fa in modo che le risorse sanitarie vengano dedicate alle malattie che non possono essere prevenute”.

Il nuovo vaccino ricombinante adiuvato contro l’Herpes Zoster da poco disponibile in Italia secondo Filippo Ansaldi “permette di migliorare molto la qualità della vita degli anziani e le prospettive di vita per i soggetti immunocompromessi. Questo vaccino oltre a garantire delle performance ottimali (abbiamo un’efficacia che perdura nel tempo maggiormente del vaccino raccomandato nel precedente PNPV), ci permette di aprire la vaccinazione ai soggetti immunocompromessi. Per questi ultimi avere a disposizione un vaccino vuol dire essere protetto da una malattia che può avere ripercussioni molto pesanti”.

L’Herpes Zoster non è altro che la riattivazione del virus della varicella (Varicella Zoster) il quale resta “nascosto” nelle cellule del sistema nervoso e può riattivarsi a causa di una diminuzione, anche transitoria, delle difese immunitarie, processo che si accentua naturalmente dopo i cinquant’anni. La malattia si manifesta come eruzione vescicolare e dolore.

“Il processo infiammatorio”, spiega Angelo Schenone. “si manifesta clinicamente con l’eruzione vescicolare ma anche con il dolore, motivo per il quale viene anche chiamato “Fuoco di Sant’Antonio”. Il neurologo è coinvolto proprio perché c’è di mezzo il dolore, ma il problema vero da questo punto di vista emerge quando l’infezione finisce e il dolore permane, cosa che succede nel 10, 15% dei pazienti. Il dolore a questo punto non è più un sintomo, ma la malattia”. Questo dolore può rendere le persone più fragili meno autonome, provocare ansia e depressione. “Ben venga quindi un vaccino che previene l’eruzione cutanea ma, ancora più importante, il vaccino previene la comparsa del dolore e la sua cronicizzazione”.

Andrea Stimamiglio ha sottolineato l’importanza dell’impegno e del ruolo che i medici di medicina generale hanno nella gestione delle vaccinazioni nell’adulto e nell’anziano. Un rapporto privilegiato che si basa sulla fiducia. “Abbiamo fatto un grande passo avanti quest’anno nell’organizzazione vaccinale perché la regione Liguria ci ha dato accesso all’anagrafe vaccinale che ci ha permesso di conoscere la situazione vaccinale dei nostri pazienti. Questo da un punto di vista organizzativo è stato un grande passo avanti. Ora c’è bisogno di andare oltre, ossia che i medici di famiglia possano condividere i dati a livello distrettuale, sempre nel rispetto della privacy. Questo consentirebbe di ottenere ulteriori benefici organizzativi e clinici”.

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