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I fasti dell'antica Roma sulla passerella di Roccobarocco

23 febbraio 2014 | 18.42
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Milano. 23 feb. (Adnkronos/Ign) - E' un omaggio al fascino e alla bellezza senza tempo di Pompei la collezione andata in scena sulla passerella di Roccobarocco. L'idea è nata in seguito allo shooting della campagna pubblicitaria della nuova collezione: ''mentre ero sul set, all'interno del sito di Pompei, ho visto moltissima gente, specialmente stranieri, che - spiega lo stilista - si lamentava del fatto che molte zone fossero chiuse e che ovunque ci fossero parti distrutte e cadenti. Per me è stata una sofferenza vedere tanto degrado in un luogo pazzesco che è arrivato fino a noi da tanto lontano. Noi italiani - continua - dobbiamo preservare la nostra cultura, che è conosciuta e apprezzata in tutto il mondo''.

Mosaici e fregi sono reinterpretati in chiave contemporanea dando forma alla visione onirica dello stilista che celebra la grande bellezza dei fasti pompeiani.

Le tessere dei mosaici pavimentali in bianco e nero vengono proposte sugli abiti, sotto forma di geometrie astratte. I fregi sono riprodotti con ricami artigianali e grafismi e sottolineano la silhouette dalle linee essenziali.

La palette cromatica è un richiamo agli affreschi delle ville patrizie. Il rosso, il verde e il pesca colorano gli abiti dalle linee iperfemminili arricchiti da stampe laccate fatte a mano che raffigurano rigogliose foglie di viti. Merletti laminati, oro e argento a sottolineare la dimensione lussuosa.

Con questo omaggio ai fasti di Pompei, lo stilista ribadisce l'orgoglio, come italiano, di possedere uno dei patrimoni più importanti dell’umanità, ma al contempo lancia un appello alla classe politica per lo stato di degrado e abbandono in cui si trova il sito. ''Mi faccio portavoce con il nuovo governo - dice Rocco Barocco - della necessità di preservare e custodire con cura questo tesoro del quale bisogna occuparsi seriamente, perché è un patrimonio fondamentale per l'Italia''.

LUNGHEZZE ESTREME, STAMPE E RICAMI COLORATI PER JOHN RICHMOND

Andy Warhol, Blondie e la new wave newyorkese dei primi anni 80. Uno stile decisamente rock, sulla passerella di John Richmond, che rievoca gli estremismi punk riproponendoli in chiave più soft con contaminazioni contemporanee.

Le linee tipiche dell’abbigliamento maschile hanno proporzioni femminili. I cappotti oversize e le giacche hanno spalle abbassate. Le lunghezze sono estreme. Gli abiti, mini o maxi, hanno inserti in chiffon stampato e ricami opulenti. Le scollature, specie alla sera, si fanno audaci.

Nuove texture propongono accostamenti tra mohair, neoprene e pelle plissé.

I teschi, dna della griffe, sono ricchi di colore e si presentano sotto forma di ricami, interamente fatti a mano con pietre e cristalli, o di stampe, ottenute riproducendo sul tessuto le fotografie degli stessi ricami.

La palette cromatica ha colori pop. Dall’arancio al blu, al fucsia, al giallo, fino al nero, protagonista assoluto della collezione.

Fari puntati sugli accessori, dallo stilista sempre considerati parte integrante e fondamentale del look. Scarpe e borse sono in pelle total black, con stivali over-knee o alla caviglia, che rivelano un pizzico di romantico retrò.

CIVIDINI, QUADRI E RIGHE IN ARMONICO CONTRASTO

Gioca sui contrasti Cividini che manda in scena una collezione alla ricerca dell'armonia degli opposti. I piccoli quadri multicolor del bomber con bordo di pelle si accostano alla gonna stampata a quadretti con bordo di maglia a coste mentre i pantaloni affusolati in crepe di lana stampata a micro check si indossano sia con la t-shirt di jersey a quadri sia con la giacca a doppio petto di Mouflon di lana/mohair tessuto a piccoli quadri. Un trench di Baby Alpaca a disegno tartan si appoggia su gonna di flanella con inserto geometrico e micro cardigan intarsiato di cashmere e da un gilet di cashmere con balza agugliata di pelliccia d'agnello di Xiangao spuntano maniche a grandi quadri stampati che armonicamente si sposano con la gonna a tubo con inserti geometrici.

E ancora una gonna longuette di tweed burro e nero viene abbinata con un top dipinto a mano, effetto spatolato, a motivi geometrici sui toni del grigio e del beige mentre un collo di visone a righe intarsiate completa il look e contemporaneamente il cappottino in macro check bianco/nero di baby alpaca lascia intravedere il piccolo pull effetto tweed burro /nero con frange su gonna diritta in tweed burro /nero. Il tubino diritto, senza maniche, con corpino in maglia e gonna in nappa opaca lascia spuntare le maniche in jersey stampato a grandi quadri. Il bomber in panno di baby alpaca con disegno tartan burro /nero nasconde un gilet con il davanti di pelliccia di agnello di xiangao abbinato in modo armonico ad una gonna a strati geometrici sovrapposti di tessuti a contrasto lucido/opaco e la gonna longuette con un volant che si perde sul dietro ricamato a quadri con una fettuccia di lurex bicolore, in armonia, si abbina ad un top di maglia con fenditure alla Fontana che contrappone il davanti opaco con il dietro intarsiato a quadri in lurex luminescente.

Il collo di visone intarsiato a piccoli quadri viene portato in diagonale creando così un'armonica linea di forza che muove e da energia al look. La borsa di crepe di lana stampata a piccoli quadri multicolor, con profili di serpente, si armonizza alla decollettè con sottile cinturino alla caviglia di serpente. Le sciarpe di cashmere realizzate su antichi telai a mano e disegnate con le piegature shibori a motivi grafici completano armonicamente molti look aggiungendo loro una inaspettata morbidezza. Lo zainetto metà pelle e metà panno a disegni tartan portato sul trench dello stesso tessuto quasi scompare. La borsa con tracolla in catena di metallo è decorata a mano con spatolate parallele che formano un disegno a righe irregolare ma i cui colori si fondono tra loro armoniosamente.

FERRAGAMO: NORSA, PIANO APERTURE IN CINA, GIAVA E COLOMBIA

Ferragamo è presente già in oltre cento Paesi e in questi punta a rinnovare il retail. Ma sono in programma nuove aperture di punti vendita "in città meno conosciute come Surabaia, nell'isola di Giava, la seconda città più grande dell'Indonesia con 5 milioni e mezzo di abitanti, in Cina sulla costa est a Hian Tai. Apriremo un piccolo negozio a Cartagena in Colombia e un secondo negozio a Rio nel Village Mall". Ad annunciarlo l'ad di Ferragamo Michele Norsa, in occasione delle sfilate di MIlano.

"Ci sono dunque delle aperture nelle aree Cina, Asia e America Latina, altrove si punta al rinnovamento e alla relocation dei negozi".

POLETTO (FURLA): ''LA CINA E GLI USA LE NOSTRE PROSSIME SFIDE''

Cina e Usa le prossime sfide per Furla in termini di mercato e distribuzione. Lo spiega all'Adnkronos l'amministratore delegato Eraldo Poletto, in occasione della presentazione della nuova collezione a Milano.

Poletto tiene innanzitutto a precisare che la presenza worldwide della maison è già importante e che sui mercati ove Furla è presente si tratta di consolidare: "siamo già in cento paesi e il problema non è aggiungerne ma diventare più bravi in quelli in cui siamo".

Al netto di questo, ci sono due realtà da affrontare: "abbiamo una sfida con la Cina, dove nei prossimi tre anni dobbiamo aprire un centinaio di negozi e l'altra grande sfida sta a ovest, negli Usa perché è un mercato così strategico, difficile e importante rispetto al quale è impossibile pensare di stare ai limiti". "Inoltre - fa notare - la competizione nel nostro segmento premium luxury arriva dagli Usa e gli Stati Uniti insegnano molto bene come fare competition. E io amo la competizione".

Intanto i numeri del 2013 danno conto di un'azienda in crescita (fatturato di 228 milioni di euro, +7%) che anche sul mercato interno tiene: "molto dipende da ciò che abbiamo fatto e da come ci siamo mossi in termini di prodotto e di mercato. Credo che le crisi siano sotto un certo punto di vista positive, nel senso che insegnano, a chi vuole imparare, a fare meglio il proprio lavoro e spesso offrono ad altri la scusa per non fare quello che dovrebbero fare. Uno dei risultati che mi dà più soddisfazione è che comunque in Italia riusciamo ad avere ottimi risultati perché è importante conoscere bene il marcato da cui si viene".

"Per noi l'Italia rappresenta il 24%. Siamo un'azienda internazionale ma vincere in Italia nel nostro mercato che amiamo, al quale dobbiamo molto è fondamentale. Abbandonare l'Italia sarebbe un errore strategico folle".

Nessun problema di credit crunch per Furla: "siamo in una situazione molto privilegiata - spiega Poletto - perché ci autofinanziamo. Siamo un'azienda molto sana finanziariamente e creiamo cash. Ritengo però, e questa è la nuova sfida del prossimo triennio, che sia necessario crescere a tassi impensabili nel passato, perché crescere è fondamentale, non per il proprio ego ma perché il mercato te lo richiede. E' ormai imprescindibile raggiungere certe dimensioni per competere sul mercato internazionale. O si è un settore di nicchia o si è nei grandi numeri. Ciò che è in mezzo è in grande difficoltà".

E Furla "non compete con il lusso per prezzi o branding, ma la competition con il lusso avviene nei negozi, nelle location dei negozi o nei mall". Ecco perché "bisogna diventare più grandi per poter competere".

POLETTO (FURLA): ''QUOTAZIONE? IL MIO LAVORO È PREPARARE L'AZIENDA''

Per Furla la quotazione è "una strada ipotetica", per la quale, eventualmente, l'azienda "deve essere preparata e gli azionisti messi in condizione di poter decidere". Lo spiega all'Adnkronos l'ad della maison di pelletteria Eraldo Poletto, che affronta la nuova stagione di sfilate forte dei risultati del 2013. Furla ha chiuso infatti l'esercizio con un fatturato di 228 milioni di euro, pari ad un incremento rispetto al 2012 del +7%. Un trend di crescita che nell'ultimo triennio è stato del +45%.

"La decisione di andare in Borsa è degli azionisti" tiene innanzitutto a chiarire, precisando che "il mio ruolo come manager è eventualmente fare in modo che questa decisione possa essere eventualmente presa. Per crescere serve denaro, ne serve molto, può essere chiesto alle banche che guardano ai numeri in un certo modo, al private equity che li guarda in un altro, alla Borsa che mette invece al centro la progettualità. Quello che di positivo ha la Borsa è che insegna alle aziende ad avere regole e quindi a misurarsi".

Insomma, per Poletto, "la Borsa è una strada ipotetica. Il mio lavoro è organizzare l'azienda affinché possa diventare una decisione degli azionisti. Bisogna organizzarsi per farlo. Questo richiede denaro, professionalità e competenze". La quotazione implica una "condivisione del rischio. Spesso in Italia si parla della Borsa come vincere la lotteria: 'vado in Borsa, prendo un sacco di soldi e compro la barca'. Serve invece per investire gran parte di quello che viene raccolto nell'azienda e finanziare la crescita. Certo, qualcuno va in Borsa per coprire i bond o in qualche modo trovare la strada della sopravvivenza. Non è - assicura l'ad - il nostro caso".

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