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I ministri miliardari di Trump risparmieranno milioni di tasse

03 dicembre 2016 | 14.37
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(Afp)

I tanti ministri super ricchi scelti da Donald Trump potranno risparmiare un bel po' di milioni di tasse. Infatti la stessa legge federale che imporrà loro di vendere azioni ed investimenti, che potrebbero esporli al rischio di conflitto di interessi quando svolgeranno la loro attività di governo, permetterà loro di evitare di pagare le pesanti tasse che, in condizioni normali, avrebbero dovuto pagare sui profitti di queste vendite.

Alla fine quindi i membri della prossima amministrazione, che già si profila come la più ricca della storia americana, avranno sin da subito un vantaggio finanziario dalla loro discesa in politica. Ad onor del vero questa agevolazione fiscale viene da anni offerta agli uomini e donne d'affari che entrano nel governo, come una sorta di compensazione per la forzata vendita dei loro interessi, ma la realtà è che per l'amministrazione Trump verrà applicata in un modo senza precedenti, considerati i patrimoni e le fortune di molti dei prossimi ministri.

Come è noto il presidente degli Stati Uniti non è tenuto per legge a rispettare la severa legge sul conflitto d'interessi che si applica ai membri del governo. Ma nel caso dovesse decidere anche lui di vendere, secondo alcuni esperti della legge anche lui potenzialmente potrebbe godere degli stessi vantaggi fiscali.

L'Office of goverment ethics, che supervisiona quindi il rispetto della legge sul conflitto di interessi, ha dichiarato nei giorni scorsi che sta studiando i testi per stabilire se questa eventualità sia possibile.

Per avere un'idea di quanto potranno 'risparmiare' a miliardari della portata del nuovo ministro dell'Istruzione, Betsy DeVos (patrimonio familiare di 5 miliardi di dollari), o del 're della bancarotta' Wilbur Ross (2,9 miliardi il patrimonio) nuovo ministro del Commercio, per citarne solo alcuni, basti pensare alla vendita che fece nel 2006 Henry Paulson.

Il Ceo di Goldman Sachs, nominato da George Bush segretario al Tesoro, mise in vendita circa mezzo miliardo di dollari di azioni della banca, evitando così, secondo quanto stimava allora l'Economist, 200 milioni di dollari di tasse.

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