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Prostituzione: domani sex workers a confronto a Roma, 'Parlamento ci ascolti'

29 aprile 2015 | 16.52
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Domani confronto aperto sulle proposte di legge per la regolamentazione della prostituzione. Pia Covre (Comitato diritti civili prostitute): "Ci penalizzano, siamo lavoratrici e non criminali. C'è ancora atteggiamento abolizionista, rimangono stigma e clichè". Alle 22.30, ai Fori Imperiali, sfilata di ombrelli rossi per celebrare il 1° maggio: "E' anche la nostra festa"

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(Infophoto)

"Siamo lavoratrici, non criminali. Non vedo perché dovremmo essere iscritte in dei registri speciali presso l'autorità di pubblica sicurezza. Per quale altro lavoro è previsto?". Così all'Adnkronos Pia Covre, attivista e fondatrice del Comitato per diritti civili delle prostitute, che domani parteciperà alla conferenza "Sex work is work", organizzata presso la sede romana dei Radicali italiani, per "confrontarsi sulle proposte depositate in Parlamento sul riconoscimento della professione dei lavoratori del sesso".

Alla conferenza, spiegano gli organizzatori, sono invitati anche "i rappresentanti dei sindacati, perché i l lavoro sessuale è lavoro, anche se informale e totalmente ignorato, abbandonato ai margini della società e spesso in mani criminali. Ora lo Stato lo include nel Pil e pretende anche le tasse, loro chiedono soldi, noi chiediamo diritti!". Una richiesta che arriva proprio in coincidenza della Festa dei lavoratori: "alle 22.30, in via dei Fori Imperiali -continuano- ci sarà una sfilata di ombrelli rossi con performance artistiche, perché il 1° Maggio è anche la nostra festa".

Nell'incontro di domani si partirà dal manifesto firmato nelle scorse settimane da 70 parlamentari: "Invitiamo anche loro ad ascoltarci -aggiunge Covre- perché se le proposte in campo sono quelle depositate fino ad ora, non ci stanno per niente bene. Non è questo l'approccio giusto: dal quadro complessivo emerge l 'i ntento di criminalizzare la nostra professione. Non si riesce ancora ad uscire dai cliché legati all'immagine della prostituta".

Insomma, anche se si parla tanto di regolamentazione, continua Covre, "rimane l'attegiamento abolizionista: se deve diventare un lavoro come un altro, perché si parla ancora di prevenzione? Assurdo parlare ancora di senso del pudore, sembra di essere tornati indietro di 50 anni. Ci sono le leggi che sanzionano gli atti osceni in luogo pubblico: si continui ad applicare quelle senza inventarsi cose fuori dal tempo".

Sbagliato, secondo l'attivista, anche "pensare di poter risolvere tutto in 90 giorni con una legge definitiva: piuttosto andrebbe prevista una normativa soft, elastica, da rivedere e correggere a distanza di qualche anno, in base al riscontro pratico. C'è molta differenza, soprattutto in un ambito così delicato, tra quello che si prevede sulla carta e l'applicazione che nella realtà è sempre problematica".

Insomma, bisogna lavorare piuttosto per una normalizzazione, "combattendo anche lo stigma che accompagna la figura del cliente", pensando a tutti gli aspetti del nostro lavoro che "non rientrano nel dibattito comune, pur essendo molto rilevanti, come ad esempio la sessualità garantita ai disabili". Forse, conclude Covre, "lavorando in questo modo, in futuro potremo essere una categoria simile ad altre professioni, rispettata come tutte le altre".

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