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Iran: tesori di Persia ad Aquileia, da venerdì la mostra 'Leoni e Tori'

22 giugno 2016 | 17.25
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Una mostra "importante, di grande qualità" che si inserisce nel cosiddetto filone della "diplomazia culturale" e che rinsalda i rapporti tra Iran e Italia. Così il ministro dei Beni Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, ha presentato la mostra 'Leoni e Tori - Dall'antica Persia ad Aquileia', in programma dal 25 giugno al 30 settembre al Museo Nazionale Archeologico di Aquileia e sostenuta, tra gli altri, dalla Fondazione Bracco e dalla Confindustria di Udine.

La mostra, dedicata all'arte achemenide e sasanide, con pezzi importantissimi provenienti dal Museo Archeologico di Teheran e da quello di Persepoli, ha un'"importanza ulteriore", ha sottolineato Franceschini, prendendo la parola in conferenza stampa nel Salone del Ministro al Mibact.

"Stiamo assistendo al tentativo, in particolare del terrorismo, di trasformare la cultura in un fattore di divisione, di distruggere i simboli delle diverse identità culturali - ha dichiarato il ministro - La cultura è invece una cosa che unisce, che spinge al dialogo e alla conoscenza".

Anche secondo l'ambasciatore iraniano a Roma, Jahanbakhsh Mozaffari, il valore della mostra va al di là del suo straordinario significato strettamente culturale ed assume contorni anche politici. "Le relazioni culturali costituiscono le fondamenta dei rapporti tra Iran e Italia e sono il collante dei rapporti tra i nostri Paesi, specialmente nei momenti di difficoltà - ha affermato Mozaffari - Infatti è stata proprio questa base culturale a permettere di superare queste difficoltà, anche in un passato non troppo lontano".

Per l'ambasciatore della Repubblica islamica, 'Leoni e Tori' è anche "un passo nella lotta contro l'integralismo che oggi affligge la nostra regione. Qualsiasi iniziativa culturale - ha aggiunto il diplomatico - è da considerarsi un passo nel contrasto al terrorismo e all'integralismo".

Debora Serracchiani, vicesegretario Pd e presidente della regione Friuli Venezia Giulia, ha sottolineato come la mostra si inserisca nel filone della cosiddetta 'Archeologia Ferita', iniziato lo scorso anno con l'arrivo ad Aquileia di importanti reperti del Museo del Bardo di Tunisi. "Ferita dal terrorismo, dalle guerre e talvolta dall'ignoranza", ha sostenuto la Serracchiani, la quale ha auspicato che la mostra "apra le porte a un dialogo sempre più forte, sempre più costante, con l'Iran".

Durante l'incontro con la stampa ha preso la parola anche Antonio Zanardi Landi, presidente della Fondazione Aquileia, che ha realizzato la mostra in collaborazione con il Polo Museale del Friuli Venezia Giulia, il Museo Nazionale dell'Iran e l'Organizzazione iraniana per il Patrimonio culturale e il Turismo.

Secondo Zanardi Landi, la mostra segue lo storico accordo dello scorso anno sul programma nucleare iraniano e il rilancio del "dialogo politico ed economico" tra la Repubblica islamica e l'Occidente, che "non può prescindere da quello culturale". "La mostra fa un piccolo passo in questa direzione e intende far capire che la civilizzazione iraniana e persiana è qualcosa di molto importante che ha segnato anche la cultura occidentale", ha sottolineato.

Rispondendo a una domanda dei giornalisti, il presidente della Fondazione Aquileia ha quindi rivelato che la mostra è costata più di 300mila euro. "Sono costi molto alti, fuori dalle nostre previsioni" e dovuti anche all'"imponente sistema di vigilanza messo in piedi" per proteggere i reperti, ha spiegato. "Ma grazie ai nostri sponsor - ha concluso - siamo riusciti a recuperare buona parte del totale".

"I motivi che ci hanno spinto a sostenere questa importante iniziativa sono numerosi", afferma Diana Bracco, presidente di Fondazione Bracco, sottolineando "anzitutto lo straordinario valore del progetto culturale", "la valenza internazionale di questa iniziativa che non a caso è sostenuta, oltre che dalla presidente della Regione, Debora Serracchiani, e dal ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, anche dal ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni" e "il forte legame di Bracco con il Friuli Venezia Giulia. La nostra Famiglia infatti ha origini istriane, ed è anche per questo che il Gruppo Bracco decise di localizzare un suo nuovo stabilimento produttivo proprio a Torviscosa".

Tra l’agosto 1999 e il marzo 2002 Bracco realizzò un coraggioso intervento di recupero architettonico e produttivo nella storica area SNIA che ha fatto tornare Torviscosa una delle eccellenze del Friuli e della chimica italiana. Un’operazione diventata uno dei casi di archeologia industriale tra i meglio riusciti in Italia, al punto che la Biennale di Architettura di Venezia del 2012 lo scelse come un esempio emblematico di “osmosi” positiva tra industria, territorio e ambiente.

"Comunque, più di ogni altra cosa - conclude Diana Bracco - ci ha convinto il fatto che la mostra Leoni e Tori dell’antica Persia ad Aquileia riporta davvero Aquileia al centro dell’attenzione nazionale e internazionale quale luogo vivo di incontro interculturale". La Fondazione Bracco, peraltro, non è la prima volta che sostiene progetti a tema archeologico. Due i precedenti più importanti: il primo fu la mostra '313 Editto di Milano', del 2013, dedicata all’imperatore Costantino e arricchita dalla pubblicazione con Electa del volume 'Elena, all’ombra del potere' e la seconda la mostra 'Mito e Natura. Dalla Grecia a Pompei' ospitata presso il Palazzo Reale di Milano nel 2016.

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